Benedetto Croce, se lo avesse conosciuto, probabilmente lo avrebbe descritto in una delle sue storie o leggende napoletane. Oppure, restando in ambito folcloristico, lo avremmo trovato protagonista tra le maschere carnevalesche. Quello di ieri, in alto sopra il Belvedere San Martino e la sua Certosa a Napoli, è stato un Morgan inedito. In occasione della seconda serata de “Musica Identità Rivoluzione“, festival della musica etnica e di autore ideato da Eugenio Bennato, il pubblico di Napoli ha assistito al ritorno sul palco di uno dei musicisti più importanti del panorama nazionale.

Discusso, chiacchierato, forse anche troppo per le sue rocambolesche malefatte, il pubblico napoletano ha goduto del musicista. Quello vero, intenso nelle sue rivisitazioni graffianti e azzardate dei grandi classici della musica italiana. Quello plateale per le “brutte intenzioni” che, proprio nel quartiere del Vomero, ha regalato il continuo inedito sorprendendo e tirando a sè, inevitabilmente, altri sicuri strascischi della lite più famosa della storia del Festival di Sanremo. Quello intimo, fragile, in lotta contro i suoi demoni che sembrano non lasciarlo mai.

Morgan ieri a Napoli per "Musica Identità Rivoluzione" - foto di Gianrenzo Orbassano
Morgan ieri a Napoli per “Musica Identità Rivoluzione” – foto di Gianrenzo Orbassano

Il repertorio della serata

Morgan esprime la sua energia cambiando di continuo strumento sotto braccio, si siede di fretta al piano e accenna i compositori che lo hanno ispirato. Modella canzoni altrui come pongo, trasformandole in una canzone a la Morgan. Spiega che la canzone napoletana è il top, ma che quella milanese vorrebbe avere pure lei qualcosa da dire. Allora canta Luigi Tenco, interpreta The Power of Love con il compagno di palco Megahertz.

Offre il meglio di sè quando suona Wish you were here dei Pink Floyd. Il pubblico lo guarda come se guardasse un pionere del glam rock venuto dall’Inghilterra, uno straniero in terra partenopea. Ma lo abbraccia quando riesce a coinvolgerlo, a trovare una comunicazione con loro. E si diverte tanto. E poi, a fine concerto, rendendo l’evento più unico che raro, ritorna alla bagarre sanremese, regalando la sua versione intera ed inedita di quelle brutte intenzioni vomitate al compare Bugo in occasione della scorsa kermesse sanremese.

Questo l’epilogo dolceamaro della serata a lui dedicata. Una serata che ai più attenti è stata motivo di riflessione riguardo le doti e la spiritualità del Marco Castoldi brianzolo. Invece, agli ultimi arrivati, di spettacolarizzazione della macchietta, del personaggio filo napoletano dentro la filosofia crociana. Morgan accontenta tutti, si propone per quello che è, incessantemente senza filtri, dà le spalle per ammirare la vista notturna dietro di lui, suona e saluta tutti.

Noi artigiani dell’arte abbiamo gli strumenti per fare concretamente delle proposte. Conosciamo il modo di generare le canzoni, perchè abbiamo acquisito esperienza soprattutto grazie all’ascolto delle altre canzoni. Se tutti riuscissero a fare canzoni, migliorerebbe la qualità della vita. Se nella canzone del talent show regna soltanto il mercato, non nascerà più Battiato, Pino Daniele, Bennato… Non si dovrebbe lasciare alla freddezza del mercato il linguaggio universale della canzone. Nella canzone c’è tutto: dalla politica, alla filosofia a Dio. C’è l’amore. La canzone è l’ultimo baluardo di etica in questa società, non è internet, non è la camera dei deputati, non è un social.”

Morgan al Teatro Golden nel 2019 Ph © Giusy Chiumenti
Morgan al Teatro Golden nel 2019 Ph © Giusy Chiumenti

Morgan incanta al Belvedere di San Martino a Napoli

Questo il Morgan pensiero, in uno scritto recitato ad inizio concerto con al suo fianco il direttore artistico del festival, Eugenio Bennato. Morgan o Marco, dipende dai punti di vista, è l’immagine di un uomo problematico, affranto anche dai suoi stessi colpi di testa, grida la sua richiesta d’aiuto ma sembra compiacersi del suo destino. Si fa trascinare alla deriva masochisticamente, eppure è talmente consapevole di questo che gli basterebbe suonare la chitarra da indiavolato per portarlo alla pace dei sensi.

Eppure c’è l’uomo dietro la maschera di Arlecchino che indossa quando sale sul palco e fa Morgan. Quell’uomo affogato in mare aperto che cerca disperatamente un’ancora di salvezza. Jim Morrison sosteneva che un giorno, anche la guerra si fermerà al suono di una chitarra. Intanto, nella magia della location del Largo di San Martino, si gioca a parafrasare Goethe: “Vedi Napoli e poi… Morgan!

Live Report: Gianrenzo Orbassano

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