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Nadia Comăneci, una vita tra perfezione e dolore

La dolorosa vita di Nadia Comăneci, probabilmente la miglior ginnasta di tutti i tempi, che incantò il mondo intero alle Olimpiadi del 1976.

Alla fine degli anni ‘70 tutte le ragazzine avrebbero voluto essere come lei, mentre lei avrebbe probabilmente voluto essere come tutte le altre ragazzine. La storia di Nadia Comăneci, una delle più grandi (se non la migliore) ginnaste del XX secolo, è una storia di perfezione quasi divina, di tecnica eccezionale, di tenacia, spirito di sacrificio e determinazione, ma allo stesso tempo, purtroppo, anche di tanto, tanto dolore.

Nadia Comăneci
Nadia Comăneci (fonte:sportsmall.it)

Quel trionfo alle Olimpiadi del 1976, tra perfezione e sofferenza…

Nadia Comăneci è stata la prima ginnasta in assoluto ad aver ottenuto il “10 perfetto”, durante le Olimpiadi di Montreal del 1976. Una prestazione, la sua, sublime, fuori dal normale. Addirittura l’assegnazione di quel voto fu ritardata, dal momento che i computer non erano nemmeno stati programmati per registrare un simile punteggio, essendo il ‘10’ una votazione impossibile da raggiungere. Quando stupì il mondo intero, era soltanto una mucchietto d’ossa di 14 anni. Ma che cosa gioca un ruolo fondamentale in un atleta per la conquista della gloria? La costanza? La forza? Oppure la dedizione? Nel caso di Nadia, purtroppo, è stata soprattutto la sofferenza. Un percorso tormentato e crudele, caratterizzato da diete ferree e allenamenti durissimi, in base ai precetti di quello che era l’imperativo del vietato crescere! Pancia piatta, niente fianchi e niente seno, per evitare di compromettere qualsiasi performance. Il corpo asessuato di una eterna bambina, che, costretto in ogni modo a non sbocciare, imprigionava lo spirito di una adolescente che non sorrideva mai.

Nadia Comăneci
Nadia Comăneci alle Olimpiadi del 1976 (fonte: Mondiali.it)

“Ero una bambina povera. La figlia di un meccanico e di una casalinga. Non avevo mai visto i Giochi Olimpici, nemmeno in TV. Ricordo la sorpresa quando al villaggio mi accorsi che tutto, dico tutto, era gratis. Persino il cibo: la pizza, i cereali, la ricotta, il burro di arachidi. Chi li aveva mai visti prima? Dico visti, perché il dottore della mia squadra ci teneva molto alla dieta. Addirittura, quando andavamo in bagno, dovevamo fare pipì con la porta aperta, perché era preoccupato che noi bevessimo dell’acqua. Ignoravo anche esistesse l’anoressia. Io la chiamavo fame”. Le erano infatti consentiti pochi grammi di carne e verdure per ogni pasto, tre vasetti di yogurt e tre frutti al giorno. Pane, patate, zucchero, olio erano severamente vietati.

L’incontro con Nicu Ceaușescu

Dopo un bottino di tre medaglie d’oro (concorso generale individuale, trave e parallele asimmetriche), una d’argento (concorso generale a squadre) e una di bronzo (corpo libero), vinte ai Giochi Olimpici canadesi, tornò quindi in patria, in Romania, dove divenne, a tutti gli effetti, una vera e propria eroina nazionale. Ma nemmeno questo le permise di trascorrere una parvenza di vita normale e tranquilla, anzi. Da quel momento in avanti, infatti, iniziò la sua infelice “condanna”. Inevitabilmente sfruttata fino al midollo come strumento propagandistico del regime comunista rumeno, venne poi spinta tra le braccia di Nicu Ceaușescu, terzogenito del dittatore Nicolae Ceaușescu, considerato da tutti il vero erede al potere del padre. Donnaiolo, alcolista e giocatore d’azzardo, Nicu era un uomo estremamente potente, pericoloso e senza scrupoli. Una volta, dopo essere entrato ubriaco fradicio in un locale, cominciò ad insultare pesantemente Maria Ciobanu, una cantante folk molto famosa a Bucarest in quell’epoca, la quale, anziché restare in silenzio, gli rispose per le rime. Fu così che la sua carriera musicale si interruppe improvvisamente, proprio a partire da quella notte.

Nicu Ceaușescu
Nicu Ceaușescu (fonte: evzmonden.ro)

La fuga verso una nuova vita

Furono anni difficilissimi per la povera Nadia, soprannominata “La Fata dei Carpazi”, nonostante continuasse a collezionare importanti successi nella sua disciplina per il suo Paese. Quella maledetta relazione forzata con il giovane Ceaușescu, fatta esclusivamente di tradimenti, umiliazioni e violenza, fisica e psicologica, la portò anche a tentare il suicidio (bevendo un bicchiere di candeggina). Così alla fine, era la notte del 27 novembre 1989, decise di fuggire. Dopo aver camminato a piedi per sei ore, riuscì ad attraversare il confine con l’Ungheria, arrivando infine in Austria. Chiese poi asilo politico per trasferirsi negli Stati Uniti, dove venne accolta come rifugiata politica.

Oggi Nadia Comăneci, dopo anni di spietati sadismi e supplizi di ogni genere ricevuti, si è ricostruita una nuova, bellissima vita, proprio negli Stati Uniti. Si è sposata con il ginnasta americano Bart Conner, dal quale ha avuto un figlio, Dylan Paul Conner. Insieme al marito gestisce una catena di palestre e negozi di articoli sportivi, oltre a ricoprire una serie di altisonanti cariche sempre nell’ambito della ginnastica.

Nadia Comăneci e Bart Conner
Nadia Comăneci insieme al marito Bart Conner (fonte: liveabout.com)

Di quel terribile periodo presso la corte dei Ceaușescu non ne ha mai più voluto parlare, mettendo definitivamente la parole ‘fine’ a un capitolo atroce della sua esistenza. E come biasimarla. Un’esistenza dolorosa, ma anche incredibile. Un cammino travagliato, disseminato di sudore, sangue, rinunce, privazioni, che sì, le hanno garantito una grandezza immortale… ma a quale terribile prezzo?

Tartaglione Marco

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