Nello spazio dedicato al mondo femminile di LetteralMente Donna non poteva certo mancare, in occasione del 25 aprile, una testimonianza di quando la Resistenza contro l’invasione nazista la facero le donne combattendo meglio degli uomini. Quella che stiamo per raccontare è una storia di coraggio e abnegazione riscoperta recentemente. Abbiamo dedicato la puntata di oggi a Nancy Wake, la donna più ricercata dalla Gestapo.

“Era una donna di coraggio e di risorse eccezionali, i cui exploit temerari hanno salvato la vita di centinaia di soldati alleati e hanno aiutato a mettere fine all’occupazione nazista della Francia”.

Così l’allora premier dell’Australia Julia Gillard, come riportato da Corriere del Ticino, ha defenito Nancy Wake in occasione della sua morte a 98 anni a causa di un’infezione toracica. Stiamo parlando infatti di una donna che ha lavorato come agente segreto inglese giocando un ruolo chiave durante l’occupazione tedesca in Francia tanto da essere considerata la più ricercata dalla Gestapo. La famigerata polizia nazista, per essere sfuggita più volte sorprendentemente alla cattura e per il suo riuscire ad operare senza apparire, le affibbiò il soprannome di “il topo bianco”. L’eroismo e la storia di Nancy Wake sono state recentemente riscoperti grazie al romanzo “Liberation” di Imogen Kealey e “Code Name Hélène” di Ariel Lawhon entrambi destinata a trasposizioni cinematografiche e televisive.

Nancy Wake, l’agente segreto inglese che divenne un’eroina della Resistenza

Nancy Wake era l'agente più ricercato dalla Gestapo, fonte istorica.it
Nancy Wake, fonte istorica.it

“Una vera bomba australiana. Vitalità prorompente, sguardo intenso. Tutto quello che ha fatto, lo ha fatto bene”.

Così, come si legge su un articolo di The Guardian scritto in occasione della sua morte, Vera Atkins, la donna che supervisionava gli agenti segreti inglesi in Francia, parlava di Nancy Wake che si era fatta notare per “mettere soggezione ai colleghi uomini con il suo carattere esuberante e con la sua forte personalità”. La Wake però aveva già cominciato la sua battaglia contro i nazisti dopo essere entrata nella rete di fuga del capitano Ian Garrow e aver lavorato come corriere della Resistenza fracese quando viveva a Marsiglia dopo essersi sposata con il ricco industriale Henri Fiocca. A causa di questo la Wake fu costretta a fuggire ed abbandonare suo marito che fu catturato e giustiziato dalla Gestapo per non aver voluto tradire la moglie. In Inghilterra la Wake divenne un agente segreto della Special Operations Executive.

Fu paracadutata in Francia divenendo una figura di spicco dei maquis. Con i partigiani francesi la Wake compì molte operazioni coraggiose. Una per la quali è ricordata è la pedalata di 72 ore per trovare un operatore radio per trasmettere un messaggio a Londra che la Wake fece da sola attraversando diversi check point tedeschi. Durante un attacco tedesco assunse inoltre da sola con due ufficiali americani il comando di una sezione di maquis rimasta senza capo.
La Wake si distinse anche per la sua spietatezza dopo aver eliminato personalmente una spia tedesca e una sentinella delle SS a mani nude.

Dopo la fine della guerra, dalla gloria delle medaglie alla povertà e la riscoperta

“Per l’eccezionalmente meritorio risultato che aiutò gli Stati Uniti nella prosecuzione della guerra contro il nemico nell’Europa Continentale, dal marzo 1944. Dopo essere stata paracadutata nel Dipartimento alleato in Francia allo scopo di coordinare le attività della Resistenza, ella assunse immediatamente i propri compiti come seconda in comando dell’organizzatore del circuito. Nonostante le numerose difficoltà e il rischio personale ella, con i suoi rimarchevoli coraggio, iniziativa e freddezza, ebbe successo nel raggiungere il proprio obiettivo. ”

È un estratto della motivazione che spiega l’assegnazione della Medal of Freedom a Nancy Wake. Uno dei tanti riconoscimenti che questa donna ebbe dopo la guerra per il suo operato. Erano anni in cui la Wake tentò senza successo dopo essere ritornata in Australia la carriera politica prima di finire in povertà ed essere costretta a vendere le sue medaglie. Fu poi lei stessa a scrivere nel 1985, trent’anni dopo il libro di Russell Braddon intitolato “Nancy Wake: The Story of a Very Brave Woman”, la sua autobiografia. Era intitolata “The autobiography of the woman the Gestapo called the White Mouse” e contribuì non poco a far conoscere la sua preziosa storia.

Stefano Delle Cave

Seguici su Google news