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Navigator, il concorso è falsato?

Navigator, dubbi sulla legittimità del concorso: l’algoritmo di valutazione è diverso da quello del bando. Esclusi in rivolta.

Dopo un lungo travaglio, l’Italia ha finalmente trovato i suoi 3000 Navigator, ma è già polemica sui criteri di valutazione.

Nel bando del concorso, all’articolo 8, si legge: “Il punteggio totale di ciascun candidato viene ottenuto valutando le risposte fornite come segue: 
1 punto per ogni risposta esatta;
0 punti per ogni risposta non data;
– 0,4 punti per ogni risposta errata e per ogni multi‐risposta. Superano la prova i candidati che abbiano ottenuto il punteggio minimo di 60/100.

Il punteggio finale, dunque, doveva oscillare da un minimo di -40 (tutte risposte errate) a un massimo di 100 (tutte risposte esatte).

L’algoritmo ufficiale

In un comunicato, riportato di seguito, l’ANPAL ha chiarito che i punteggi sono stati normalizzati in modo tale da variare da un minimo di 0 ad un massimo di 100.

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Algoritmo di valutazione – Photo Credit: anpal.gov.it

Ovvero:
1 punto per ogni risposta esatta;
Circa 0,3 punti (e non 0) per ogni risposta non data;
0 punti (e non -0,4) per ogni risposta errata e per ogni multi‐risposta.

Protesta social sui gruppi dei Navigator

La divergenza tra il bando e i criteri effettivamente utilizzati ha scatenato la rabbia dei candidati esclusi.

In molti denunciano la poca trasparenza dell’ANPAL, soprattutto nei gruppi Facebook degli aspiranti Navigator. Gruppi che ora sono spaccati in due: da una parte i vincitori e gli idonei, che sul tema non si esprimono, dall’altra gli esclusi, che si sentono presi in giro.

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Il concorso si è tenuto alla Fiera di Roma – Photo Credit: dire.it

La principale protesta degli indignati è che bastavano 45 risposte esatte per superare il test. Lasciando in bianco le restanti 55, infatti, l’algoritmo avrebbe assegnato sufficienti punti per raggiungere l’agognato 60.

Basandosi solamente sui criteri del bando, probabilmente, i candidati con meno di 60 risposte esatte hanno provato a indovinare le altre, aumentando il numero degli errori.
Lo avrebbero fatto lo stesso, sapendo che ogni risposta omessa valeva circa 0,3 punti? Difficile dirlo, ma la propensione al rischio di ciascun candidato è stata certamente alterata.

Alcuni obiettano che, in ogni caso, i criteri di valutazione sono stati uguali per tutti. La verità, come sempre, sta nel mezzo: se è vero che sono stati usati gli stessi criteri per tutti, è altrettanto vero che ognuno ha costruito la propria strategia sulla base delle informazioni contenute nel bando.

La difesa dell’ANPAL

L’ANPAL ha dichiarato che i criteri di valutazione sono assolutamente legittimi. In un comunicato, l’agenzia si difende: “Con riferimento a quanto scritto da alcuni giornali, si precisa che le graduatorie dei vincitori della selezione Navigator sono state fatte secondo quanto previsto dal relativo Avviso pubblico.

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L’ANPAL si è difesa con un comunicato – Photo Credit: tpi.it

Secondo l’ANPAL, quindi, quando il bando parla di “punteggio minimo di 60/100“, non intende 60 su 100, ma 60 centesimi: un punteggio da 0 a 100.
La normalizzazione dei punteggi, però, non è stata correttamente pubblicizzata.

Il sospetto è che i criteri di valutazione siano stati volutamente alterati per avere un numero maggiore di idonei. L’algoritmo ufficiale ha permesso di avere esattamente 5960 idonei per 2978 posti: con i criteri del bando sarebbero stati molti di meno.

I criteri sono legittimi?

Secondo la giurisprudenza, la regolarità del concorso è comunque assicurata dalle norme del d.P.R. n.487/1994.
In base all’articolo 12, infatti, “Le commissioni esaminatrici, alla prima riunione, stabiliscono i criteri e le modalità di valutazione delle prove concorsuali“. Per le commissioni, dunque, non esiste alcun obbligo di pubblicazione antecedente allo svolgimento delle prove.

Facebook
Proteste sui social – Photo Credit: lastampa.it

Così posta, i criteri nel bando non hanno valore giuridico.
Le polemiche, però, sono destinate a continuare: molti annunciano ricorso e qualcuno ha già contattato il proprio avvocato.
Su Facebook sono nati gruppi di protesta.

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