Il premier israeliano Benjamin Netanyahu e i suoi consiglieri sono rimasti «scioccati» dal post di Donald Trump in cui il presidente affermava che gli Stati Uniti hanno proibito a Israele di bombardare il Libano. Lo riporta Axios citando alcune fonti, secondo le quali Israele ha chiesto alla Casa Bianca chiarimenti.

Ieri Netanyahu ha cercato di raccontare il cessate il fuoco in Libano come una sua concessione, cioè una dimostrazione di buona volontà mentre sono in corso i negoziati tra Iran e Stati Uniti per la fine della guerra. Il primo ministro però è stato criticato dall’opposizione, che l’ha considerata una resa a Trump e un segno di debolezza, nonostante l’esercito israeliano abbia detto che continuerà a occupare una zona con una profondità di dieci chilometri nel Libano meridionale.

Secondo i sondaggi, la netta maggioranza della popolazione è favorevole a una prosecuzione della guerra contro Hezbollah. Sono rimasti delusi, in particolare, gli abitanti della zona settentrionale di Israele, quella più vicina al confine con il Libano e quindi più esposta agli attacchi di Hezbollah. Alcuni di loro hanno definito un tradimento il cessate il fuoco, parlando con i media internazionali. Infine, Israele non ha ottenuto nuove garanzie sul disarmo di Hezbollah. Per ora il gruppo sta rispettando il cessate il fuoco ma ha chiarito di non essere disposto a cedere le armi.

Non sono aspetti secondari, visto che in autunno sono previste le elezioni parlamentari in Israele e lo schieramento di estrema destra di Netanyahu non è certo di ottenere la maggioranza. Netanyahu ha bisogno di vincere anche perché sta sfruttando la sua carica di primo ministro per ritardare e provare a sottrarsi al processo in corso contro di lui