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Aprile 19, 2021, lunedì

Netflix annuncia la serie sulla rapina più misteriosa della storia dell’arte

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Netflix annuncia la produzione di “This Is a Robbery: The World’s Biggest Art Heist”. La nuova serie sarà ispirata al furto di 30 anni fa, di opere d’arte per un valore di circa 500 milioni di dollari al museo Isabella Stewart Gardner di Boston. Tra le scompare anche opere di Degas, Rembrandt, Vermeer e Manet, ma la cosa che rende più avvincente il tutto è che non se ne è saputo più nulla. Centinaia di ipotesi, si è cercato ovunque, ma nulla. Il più grande furto d’arte della storia dell’arte è ancora un incredibile mistero.  

Netflix “This Is a Robbery: The World’s Biggest Art Heist”

“This Is a Robbery: The World’s Biggest Art Heist” sarà una serie in quattro parti. La direzione sarà affidata a Colin Barnicle, e la difficoltà sarà arrivare a conclusioni plausibili ma non certe. Il regista e suo fratello Nick hanno iniziato le indagini nel 2014. Ma anche loro come la polizia, l’FBI oltre che gli investigatori privati, si sono dovuti arrendere al fatto che questa vicenda non spossa essere ancora smascherata.  

Un palazzo in stile veneziano fatto costruire nel 1899 ospitava il museo Gardner. Il 18 marzo del 1990 due uomini vestiti da agenti di polizia sono entrati nell’edificio senza problemi, non che fosse invalicabile. Hanno poi legato e bendato il custode e hanno rubato: tre Rembrandt, tra cui “La tempesta sul mare di Galilea”, unico paesaggio marino del maestro olandese; “Il Concerto”, di Vermeer; alcuni schizzi di Degas; qualche opera di Flinck e di Manet, un vaso di poco valore e l’aquila di una bandiera napoleonica. Hanno invece lasciato appesi ai muri un Beato Angelico, un Michelangelo, un Botticelli e un’opera di Giotto.  

Solo una serie di ipotesi sulla rapina più misteriosa della storia dell’arte

Non si è potutoti dimostrate un coinvolgimento del custode, sospettato perchè faceva uso di droghe leggere. L’FBI ha provato ad incastrare il mafioso locale Carmelo Merlino, che secondo gli inquirenti si avrebbe usato due scagnozzi: George Reissfelder e Leonard DiMuzio, morti nel 1991, uno per overdose e l’altro in una sparatoria. Secondo i federali, i quadri sono finiti a Robert Guarente, un rapinatore di banche morto nel 2004. La tesi di Barnicle è che si sia trattato di un furto su commissione.

Guarente dovrebbe essere il mandante insieme con Bobby Donati, un altro mafioso, ucciso nel 1991. In un giro di picciotti probabilmente poco esperti di arte, tesi che sembra accettabile visto il potenziale bottino mancato (Michelangelo, Botticelli ecc..), i quadri potrebbero essere finiti a qualcuno che non ne conoscesse il valore e che li tenesse appesi in casa come nulla fosse.  

L’FBI ha cercato di ricostruire i viaggi delle opere, pensa che la criminalità organizzata li abbia spostati in Connecticut e a Philadelphia, dove nel 2003 sarebbe stato visto il paesaggio marino di Rembrandt. Da allora le opere non si sono più viste. I testimoni e i sospettati sono quasi tutti morti, nessun arresto è mai stato compiuto, nonostante una taglia di cinque milioni di dollari nessuno ha parlato. L’ultima speranza per i fratelli Barnicle è che qualcuno accoccolato al proprio partner sul divano, vedendo la serie su Netflix non possa dire: “Ma quel quadro sembra uguale a quello che appeso a casa di nonna?”

Giacomo Cattani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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