Cultura

Niccolò Machiavelli: anniversario della scomparsa di un “uomo universale”

Niccolò Machiavelli nasce il 3 maggio 1469 a Firenze. Il vivace clima culturale della città toscana fa sì che il giovane frequenti personalità eminenti del tempo, come la stessa famiglia de’ Medici. Considerato, come Leonardo da Vinci, “uomo universale”, è stato uno storico, filosofo, scrittore, politico e drammaturgo italiano.

Niccolò Machiavelli: la carriera politica

Appassionato di letteratura latina, Machiavelli inizia a leggerne gli autori principali: Cicerone, Macrobio, Tito Livio e, in età più adulta, anche Lucrezio. Approfondisce anche alcuni storiografi della letteratura greca, come Tucidide e Polibio, attraverso le traduzioni disponibili dal greco.

Niccolò Machiavelli. PhotoCredit: dal web.
Niccolò Machiavelli. PhotoCredit: dal web.

Per lo studioso, storia e politica contemporanea sono strettamente connesse. Si interessa, infatti, di tematiche politiche ancora prima di ricoprire cariche istituzionali, come dimostrano le lettere del 1497 al cardinale Giovanni Lopez. Subito un anno dopo, però, fino al 1512, Niccolò occupa il ruolo di secondo cancelliere per la Repubblica fiorentina. In questa fase, durata una ventina d’anni, lo studioso affronta problematiche inerenti alla politica estera, interagendo con le realtà che in quel tempo si relazionavano con la Repubblica.

Niccolò Machiavelli: l’impegno letterario

Dopo la caduta della Repubblica di Firenze, appunto, Machiavelli viene esonerato da tutti i suoi incarichi presso la corte. Decide, dunque, di ritirarsi a vita privata, nei pressi di San Casciano, per poter comporre le sue prime riflessioni politiche.

Il Principe: nascita della scienza politica moderna

Proprio nel 1513, Niccolò porta a conclusione la sua opera più famosa: Il Principe, che compone di getto, nel giro di pochi mesi. Definito trattato di dottrina politica, in realtà non coincide con precisione con nessun genere letterario. Sebbene infatti potrebbe rientrare, in un primo momento, all’interno di quella cerchia di opere che si occupano di definire il sovrano ideale (che erano tipiche del Cinquecento), l’opera di Machiavelli si pone più apertamente in contrasto con esse. Nello specifico, il componimento giunge a rivoluzionare la concezione della politica e del buon governo per un principe, ricevendo così accese critiche dai contemporanei.

Il Principe, Niccolò Machiavelli. PhotoCredit: dal web.
Il Principe, Niccolò Machiavelli. PhotoCredit: dal web.

Struttura e contenuti dell’opera

Composto di una dedica e di ventisei capitoli di varia lunghezza, Il Principe si conclude con un capitolo che prende la forma di un appello ai de’ Medici, per far in modo che questi adottino le tesi di cui si discute nel testo. Non utilizzando la forma dialogica dei trattati rinascimentali, l’opera viene definita dallo stesso autore come un “opuscolo” breve e conciso, che dedica a Lorenzo de’ Medici. L’obiettivo delle sue riflessioni era quello di definire, nel dettaglio, come un sovrano dovesse comportarsi per riuscire a governare in modo efficiente il proprio Stato.

Naturalmente, leggendo il testo, non emerge l’ideale democratico. E’ ovvio che Machiavelli fosse “figlio del suo tempo” e che necessaria fosse l’idea di dominio delle masse. Nasce, dunque, il concetto de il fine giustifica i mezzi. All’interno, infatti, di una realtà politica, fondamentale è il mantenimento dello Stato. Di certo non il bene comune o la giustizia.

Il Principe, Niccolò Machiavelli. PhotoCredit: dal web.
Il Principe, Niccolò Machiavelli. PhotoCredit: dal web.

Religione e violenza come instrumentum regni

Presa, quindi, consapevolezza della visione sulla realtà che ha lo scrittore, è possibile individuare alcune modalità attraverso cui un sovrano dovesse riuscire a mantenere uno stato d’equilibrio con il suo potere. Benché non fossero giustificate a priori, violenza e tirannia avrebbero potuto essere sfruttare per porre fine a tentativi di ribellione del popolo. Lo stesso valeva per la religione. Questa diveniva mezzo con cui il Principe si assicurava l’obbedienza delle masse. Infine, per consentire al lettore di comprendere i concetti espressi, Machiavelli utilizza molto frequentemente esempi, legati alla storia contemporanea: è questo il caso di Cesare Borgia.

Niccolò Machiavelli e i totalitarismi del Novecento

Nonostante per tutto il XVI-XVII secolo le teorie di Machiavelli fossero state condannate perché accusato di essere un “maestro di tiranni”, è innegabile che lo stesso autore (e soprattutto la sua opera) abbiano esercitato un certo fascino nei confronti delle sinistre figure di dittatori del Novecento. Tra queste, naturalmente, Hitler, Mussolini e Stalin, contribuendo ad alimentare il dibattito politico intorno a questo trattato e allo stesso autore.

Da ciò che si è detto fin qui, sembrerebbe che Machiavelli abbia dipinto, oltre che un ruolo del tutto egemonico del Principe, anche una visione completamente passiva del popolo. Ma la grandezza dell’autore sta nell’aver riconosciuto una più alta forma di egemonia. Questa trapela dai Discorsi, in cui tutti i cittadini sono chiamati a divenire principi anch’essi. Tutti i membri di una comunità devono, quindi, svolgere un ruolo primario nella definizione della sua stabilità politica.

Martina Pipitone

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