Niccolò Machiavelli è tra gli autori della letteratura italiana più noti al mondo. Le sue fortune (e sfortune) sono legate alla città che egli servì politicamente e ad un “libricino” sulla base del quale è stata spesso giudicata la sua intera produzione letteraria.

Si parla naturalmente di Firenze e de “Il Principe”. Le sue vicende personali e la sua elaborazione teorica sono molto più complesse e si cercherà in questa sede di offrire qualche elemento.

La vita e la carriera politica

Niccolò Machiavelli nasce a Firenze il 3 Maggio 1469. Le prime fasi di attività politica risalgono agli anni della Repubblica di Savonarola. Egli fece parte degli oppositori del frate nel mentre i Medici erano in fuga. Alla caduta di Savonarola, Machiavelli ottenne un incarico di rilievo nella Repubblica.

Machiavelli venne nominato responsabile di cancelleria direttamente dal gonfaloniere Pier Soderini (1498). Svolse in tredici anni numerosi missioni e attività militari e diplomatiche. Nel 1511, dopo la battaglia di Ravenna, caduta la Repubblica, fu dimesso da tutti i suoi incarichi; al ritorno dei Medici fu privato delle sue cariche pubbliche e dopo essere stato sospettato di una congiura antimedicea fu torturato e imprigionato.

Ritratto di Machiavelli - Photo Credits: wikimedia.org
Ritratto di Machiavelli – Photo Credits: wikimedia.org

Seguì un periodo di esilio nel suo podere all’Albergaccio in Val di Pesa. Sono gli anni della composizione dei Discorsi e del Principe. Gli anni in cui Machiavelli spera che i Medici lo chiamino almeno “a voltare un sasso”. Effettivamente i Medici lo richiamarono mantenendo verso l’uomo di Pier Soderini sempre una certa diffidenza. Riuscì a riscattarsi parzialmente nel 1522 scoprendo una congiura antimedicea ma la sua parabola politica era ormai in discesa. Ricoprì qualche incarico politico dopo il 1525. Muore a Firenze il 1527.

Il pensiero di Niccolò Machiavelli

C’è un piccolo libro del Machiavelli, tradotto in tutte le lingue, il Principe, che ha gittato nell’ombra le altre sue opere. L’autore è stato giudicato da questo libro, e questo libro è stato giudicato non nel suo valore logico e scientifico ma nel suo valore morale (F. De Sanctis)

Il Principe - Photo Credits: mondadoristore.it
Il Principe – Photo Credits: mondadoristore.it

Valutare il pensiero di Machiavelli solo sulla base della sua opera più famosa e letta è un atteggiamento parziale ma inevitabile. Machiavelli non è uno scienziato della politica e non stabilisce le regole del perfetto leader. Questo è bene chiarirlo subito, anche se dispiacerà a molti. Sarebbe illusorio pensare che già nel Cinquecento esistesse il concetto di “autonomia della politica” che invero non esiste neppure oggi. 

Machiavelli per di più ha scritto anche di materia comica, varie novelle e naturalmente la Mandragola. Non tutti sanno che è stato anche un poeta, anche se questa produzione artistica non ha avuto molta fortuna; ed è stato ovviamente uno storico e un diplomatico. In questa produzione così variegata la politica è sempre il campo d’azione privilegiato anche in virtù delle sue esperienze di vita.

Il suo pensiero tuttavia, nelle varie opere, mira a definire dei comportamenti umani necessari all’apparato statale nei vari momenti di crisi. È un atteggiamento che si potrebbe definire antropologico più che tecnico. Si è ancora lontani dal concetto di politica come scienza autonoma.

Statua di Niccolò Machiavelli - Photo Credits: wikipedia.org
Statua di Niccolò Machiavelli – Photo Credits: wikipedia.org

Come si può leggere oggi Niccolò Machiavelli

Su Machiavelli è stato detto e scritto tutto e il contrario di tutto. Già nel 1559 tutte le sue opere finirono nell’Indice dei Libri Proibiti, ma continuarono a circolare sottobanco. L’aggettivo “machiavellico” divenne sinonimo di ingannatore, manipolatore e senza scrupoli. Il lettore di oggi non può utilizzare le opere di Machiavelli per costruire modelli politici validi nel mondo contemporaneo o come strumento di battaglie ideologiche. 

Le particolari scelte politiche di Machiavelli sono il risultato della situazione socio-politica dell’Italia e della Firenze del Cinquecento e in questa chiave vanno lette. Sarebbe affascinate leggere inoltre nella produzione letteraria di Machiavelli un’interpretazione che vede in lui il “perfetto uomo del Rinascimento”, espressione di un armonico controllo della ragione sulla realtà. Tuttavia anche questa lettura è viziosa perché non tiene conto della natura mondana di Machiavelli e del contesto fiorentino molto vivace entro cui era inserito.

Bisogna comunque tener presente che l’attualità di questo autore risiede anche del fascino che esercita un Principe “simulatore e dissimulatore” su cui si è costruito un mito talmente forte che è difficile sradicare con la sola forza delle argomentazioni.

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