Cultura

Nico Vascellari, l’arte che crede in te

Ce la farà Nico Vascellari ad arrivare a ventiquattr’ore di performance ininterrotta? La sua “Do you trust me?” lo vede impegnato in diretta su YouTube, sul canale Codalunga, a ripetere la stessa frase all’infinito, su una base musicale in loop. Ma è veramente questo il senso di questa iniziativa?

Paradossalmente, tra tante apparentemente interminabili dirette di questi giorni, l’idea più intelligente e originale che si potesse avere in questo momento è proprio quella di Nico Vascellari. Una sfida ai luoghi comuni che porta a rifugiarsi nell’arte o nella performance. La definizione non è importante.

Quello che conta è fare della propria vita un’opera d’arte, quello che diceva Gabriele D’Annunzio, puntando l’attenzione sul valore estetico. Un principio che richiama Oscar Wilde come Nietzsche. Ai giorni nostri è quello che ha fatto Marina Abramovic, regina della performance, che ha però abbandonato ogni genere di estetismo e trasformato il concetto facendo del proprio corpo un’opera d’arte. Non è più in gioco il valore filosofico ma il valore concreto e tangibile. Il corpo, la voce, diventano strumenti che influiscono sulla mente dell’artista e dello spettatore e agiscono per generare una performance unica ed irripetibile, imprevedibile ed in divenire. La Abramovic lo ha fatto per tutta la sua vita con esibizioni spesso estreme. Nico Vascellari interpreta al meglio gli insegnamenti della grande artista serba.

Codalunga, il progetto di Nico Vascellari
Codalunga, il progetto di Nico Vascellari – Photo Credits: Artslife

Nico Vascellari, l’arte della fiducia

Da questa apparente follia sgorga un mare di idee e di sensazioni. I mezzi digitali consentono di partecipare attivamente. Nell’arte di Vascellari il pubblico non è mai solo spettatore. L’opera è quella che ogni singolo fruitore fa di essa. “Un messaggio di speranza, una chiamata a risvegliarsi”. La possibilità di commentare l’evento consente di aggiungere sensi e significati. Lo spettatore diventa attivo nell’inventare e nel comprendere. Siamo noi a fare l’opera dandole un senso con un viaggio attraverso noi stessi, scrivendo i nostri commenti, come una performance nella performance. Dal momento in cui ci chiediamo se è matto, a quando lo deridiamo, a quando cerchiamo di comprendere il senso per lui, che non è il senso che ha per noi.

Non a caso l’evento si intitola “Do you trust me?” giocando sul senso della fiducia in un tempo in cui la fiducia è il fulcro intorno al quale gira il senso della società e dei rapporti tra le persone. Traspare il disagio, il flow, la voglia di esistere e comunicare, di mettere alla prova il proprio corpo, portarlo ai limiti fisici e mentali.

Un lungo elenco di vip ha sostenuto l’iniziativa nei giorni precedenti all’evento. Dalla stessa Marina Abramovic a Emma, Isabella Ferrari, Levante, Gaia, Coma_cose, Victoria Cabello, Costantino Della Gherardesca e molti altri. All’evento è collegato un temporary shop, ogni articolo acquistato contribuisce alla realizzazione delle prossime performance, come una catena alimentata da coloro che seguono l’artista. Un modo nuovo per dare vita all’arte, in crisi come altri molti settori, che ha insita la risorsa per rigenerarsi e rinascere trovando senso nel vuoto e riempiendolo di significati.

“Tutti i profitti provenienti dal negozio in questi giorni verranno interamente utilizzati per finanziare e produrreil secondo evento, che sarà commissionato a un artista ancora da svelare. Il terzo evento sarà a sua volta finanziato con i profitti del secondo, e così via: poiché è necessario un nuovo modo, è possibile un nuovo modo.”

Seguici su Metropolitan Magazine

Back to top button