Nicoletta Manni | Classe 1991, Prima Ballerina del Teatro alla Scala di Milano, inizia a studiare danza da piccolissima nella scuola della mamma a Galatina, in provincia di Lecce. A 13 anni viene ammessa alla Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala di Milano, nella quale si diploma nel 2009. Inizia quindi da qui la sua carriera di danzatrice professionista, entrando a 17 anni nello Staatsballet di Berlino diretto da Vladimir Malakhov. Torna poi in Italia nel 2013, proprio alla Scala, su invito dell’allora Direttore Makhar Vaziev, debuttando in ruoli importanti del balletto classico. All’età di soli 22 anni viene nominata Prima Ballerina del Teatro alla Scala di Milano.

La danzatrice Nicoletta Manni - Photo Credit: Brescia e Amisano
Nicoletta Manni in “Giselle” – Photo Credit: Brescia e Amisano

L’intervista a Nicoletta Manni

Qui di seguito l’intervista a Nicoletta Manni realizzata dalla giornalista e critica di danza Silvia Poletti per Danzainfiera 2020.

D: Nicoletta, tu hai iniziato gli studi nella scuola di danza di tua mamma e poi sei approdata alla Scala. Quanto è stato importante l’incontro con i maestri e quali sono stati quelli che ti hanno aiutato di più durante il tuo percorso di artista?

N.M: Credo che l’incontro con i maestri che ti guidano durante il percorso di ballerino sia fondamentale. Il primo incontro basilare è stato per me quello con il maestro Vaziev, direttore del Teatro alla Scala, e con sua moglie Olga Chenchikova. Entrambi mi hanno insegnato l’approccio al lavoro vero e come affrontare un primo ruolo in scena. É solo grazie a loro se sono riuscita a debuttare, a 21 anni, come protagonista del “Lago dei cigni” di Nureyev. Un altro incontro fondamentale è stato quello con il maestro Massimo Murru, di cui inizialmente avevo molto timore. In realtà sono rimasta sorpresa da lui perché è riuscito a scavare a fondo nella mia personalità e a tirare fuori la mia sensibilità artistica.

D: Nicoletta, il tuo carattere in scena sembra molto forte e determinato, ma hai anche tu delle paure quando affronti un ruolo?

N.M: Solitamente sono molto forte e determinata, riesco a mantenere la calma. Le difficoltà arrivano però quando devo affrontare ruoli in cui bisogna essere più fragili e ingenue, come “Giselle”. Per interpretare alcuni personaggi ho dovuto lavorare molto e trovare il mio modo di affrontarli, ma dopo è stato bello scoprire anche questo lato del mio carattere.

D: Nel corso di questi anni hai interpretato, oltre ai ruoli di repertorio, anche ruoli più recenti come Manon (In “L’histoire de Manon”), Tatiana (in “Onegin”) e Margherita (in “La signora delle camelie”). Cosa significa per te arrivare a lavorare in questi ruoli e soprattutto lavorare con il creatore della coreografia?

N.M: Lavorare con John Neumeier (coreografo di “La Dame aux camélias“, n.d.r.) è stato sicuramente magico, oltre che una grande fortuna. É riuscito subito a conoscerci tutti, ha saputo modificare delle piccole cose su ognuno di noi per metterci a nostro agio, senza però cambiare la coreografia. Quello che facevamo in prova e poi sul palco non era meccanico, in quel momento lo stavamo vivendo veramente.

D: Parlando di partner, tu sei una partner prediletta di Roberto Bolle, ma hai danzato anche con artisti quali Ivan Vasiliev e David Hallberg. Cosa significa danzare con artisti di così grande personalità e caratteristiche fisiche diverse?

N.M: Un aneddoto da raccontare è sicuramente il mio primo incontro con Ivan Vasiliev, quando dovevamo danzare insieme “Le jeune homme et la mort”. Per me era un debutto in quel balletto mentre per lui no. Ivan è arrivato quattro giorni prima dello spettacolo, io avevo 22 anni e non mi sentivo per niente adatta per interpretare quel ruolo. La protagonista del balletto è infatti un personaggio molto forte e fisico che si avvicina all’uomo in maniera molto intensa. Le prime prove sono state molto travagliate, avevo timore ad avvicinarmi a lui e a toccarlo, ma poi in scena è andato tutto per il meglio. Alla fine proprio per questo ruolo mi hanno assegnato il Premio Benois della Danza.

D: Per quanto riguarda David Hallberg invece?

N.M: Con lui è stato un incontro casuale. Hallberg era alla Scala per ballare il “Lago dei Cigni” con Svetlana Zacharova, poi però due ore prima dello spettacolo lei stava male e mi hanno chiesto di sostituirla. Io inizialmente ero molto preoccupata perchè non avevo mai ballato con lui ma poi, nonostante tutto, questa recita inaspettata è andata benissimo.

D: E con Roberto (Bolle, n.d.r.) che tipo di rapporto hai instaurato?

N.M: Con Roberto ho iniziato a danzare quando sei anni fa, inaspettatamente, mi ha chiesto di interpretare con lui il passo a due di “Excelsior” per “Roberto Bolle and Friends”. Mai avrei pensato di poter lavorare con lui vista la differenza di età e lo ringrazio per aver saputo riconoscere in me qualcosa di speciale. Ormai per me è un amico, una persona deliziosa e molto sensibile, oltre che un grande esempio di vita. Roberto ha saputo insegnarmi la determinazione, la forza di volontà e la voglia di non fermarsi. Penso di non averlo mai sentito pronunciare le parole “sono stanco”.

I danzatori Nicoletta Manni e Roberto Bolle - Photo Credit: Brescia e Amisano
Nicoletta Manni e Roberto Bolle in “Le jeune homme et la mort” – Photo Credit: Brescia e Amisano

D: Nicoletta, tu hai ballato praticamente sempre alla Scala, tranne da giovanissima quando sei stata allo Staatsballet di Berlino. Non ti è mai venuta voglia di fare un’altra esperienza internazionale?

N.M: In questi anni la Scala mi ha dato tanto, soprattutto molte cose inaspettate. Il pensiero di tornare all’estero c’è, diciamo “mai dire mai”. In questi anni ho ricevuto diversi inviti, in particolare quello del Bolshoi dove sono stata una settimana. Lavorando lì all’inizio ho ritrovato Olga Cenchikova, la mia vecchia insegnante alla Scala, anche se la compagnia mi è sembrata poco accogliente, un po’ fredda. In realtà avevano solo bisogno di conoscermi perchè già dopo la prima prova i ballerini si sono sciolti e mi sono trovata benissimo con loro. Dal canto suo Vaziev, il mio ex direttore, era più agitato di me per lo spettacolo ma cercava di mantenere la calma e di farla mantenere anche a me.

I ballerini Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko - Photo Credit: Brescia e Amisano
Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko – Photo Credit: Brescia e Amisano

D: Invece con Timofej (Andrijashenko, n.d.r.) sei coppia sia nella vita che nella danza. Quando vi capita di danzare con partner diversi siete in ansia l’uno per l’altra?

N.M: In realtà il nostro rapporto è iniziato come partner quindi siamo abbastanza bravi a gestire il tutto nonostante la confidenza che ormai ci lega. Per quanto riguarda l’ansia, quando lo vedo ballare un po’ la sento, ma passa subito perché lo conosco e so che non ce n’è motivo. L’unica volta in cui sono stata davvero in ansia è stata la volta in cui ha danzato “Romeo e Giulietta” al Royal Ballet. Io ero in platea con sua mamma, che non aveva mai visto quel balletto, e con il direttore. In quel momento non sapevo proprio come comportarmi, se spiegarle la storia, i passi, se dirle quanto era difficile quello che Tima stava facendo. Alla fine per fortuna è andata benissimo, poche volte l’ho visto danzare così bene.

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