Che Ermal Meta fosse sempre stato in prima linea contro conflitti e soprusi già si sapeva. Il cantautore di origini albanesi, ben cosciente di quanto sta accadendo nel mondo. E questo vale anche per il genocidio palestinese: la suaStella Stellina“, in gara al Festival di Sanremo 2026, è dedicata ai più piccoli, ai più fragili. Come lui stesso ha detto sul palco dell’Ariston, “I bambini devono fare rumore, non silenzio”.

Perché Stella Stellina di Ermal Meta non è la solita canzoncina (ma parla di genocidio palestinese)

Il cantante ha più volte sottolineato, già all’uscita del testo del brano, come volesse portare un messaggio ben preciso sul palco dell’Ariston. La melodia è poi un connubio tra una ninna nanna e una musica più profonda, che riesce a dare l’input giusto su una vicenda di cui si parla ancora troppo poco. Il cantante, durante tutto il Festival, è salito sul palco indossando un look di Trussardi, sul quale ha cucito personalmente alcuni -perché sono migliaia e migliaia- nomi di bambine e bambini uccisi durante il genocidio palestinese.

Come ha già detto ai microfoni di Skytg24, “Non penso che stia passando sotto silenzio, che è il grande tema attuale, questa canzone porta con se un paradosso ed è quello del mondo in cui viviamo oggi: se non ascolti il testo balleresti è la dicotomia non è casuale perché il testo frena e poi balli di nuovi con la musica. Viviamo di micro pause tra un sentimento e un ricordo… andiamo in palestra e i bambini muoiono, per citare un esempio, la canzone è uno specchio del mondo in cui viviamo”.

L’impegno concreto con Save The Children Italia

Per questo il suo impegno non si ferma all’uscita di un brano (e dell’album, Funzioni Vitali). Ha deciso di fare qualcosa in più. Infatti, “Scritta la canzone e saputo che sarei stato alla settimana santa della musica, al Giubileo di Sanremo, ho pensato di fare qualcosa di più. Ho descritto una bambina palestinese vista dagli occhi di un connazionale che tornando a casa cerca di non dirle cosa ha fatto. I proventi andranno a Save The Children Italia. Avevo già fatto una cosa simile nel 2018 perché ho toccato con mano quanto è importante, una goccia fa, nel 2018 con Non Mi Avete Fatto Niente che avevo dato i proventi a Emergency e tre anni dopo è arrivata una mail che avevano costruito un ospedale e curato 12 mila persone: ti assicuro che è stata una vittoria più bella di quella del Festival e sapevo che quest’anno volevo fare una cosa simile”. Un gesto di cuore che, purtroppo, con quanto continua ad accadere, è una goccia in mezzo al mare -necessaria-.

Marianna Soru