E’ tra una decorazione natalizia, un ridicolo quanto evocativo plaid di ciniglia e un piede sulla bilancia che, noi di InfoNerd, siamo entrati nel mood festivo più atteso dell’anno. Con una tendenza spiccata al masochismo andante, è con debordante malinconia che inauguriamo la nostra bella rubrica: “Nostalgia mia portami via – Christmas Edition”. Obiettivo? Una carrellata di esempi, tra film e balocchi, in perfetto stile armacord; l’unico effetto collaterale è l’improvvisa presa di coscienza di quanto possiate essere, effettivamente, datati. Un fardello da condividere insieme. Enjoy!

 

Giunti al secondo appuntamento del nostro suggestivo tuffo nel passato, è con singolare determinazione che, nel ricordo di quello che era il caos primordiale che alimentava gli spot pubblicitari degli anni ’90 nel periodo natalizio,la scelta ricade sull’oggetto del desiderio di gran parte dei miei agognanti coetanei. Il Meglio. Emiglio il Meglio.

 

Sfido ogni singolo figlio di quella annata a non conoscerne almeno il nome e l’aura di potenza che lo avvolgeva. In un’epoca forgiata dal fuoco di innumerevoli pomeriggi trascorsi a rimpinzare la sconfinata fantasia che cresceva, tra un episodio nel nome della luna e uno alla ricerca delle sfere del drago, l’avvento di un “robot tutto fare”che potesse ottemperare alle più banali occasioni che richiedevano lo sforzo di alzare il giovane culo (grande o piccolo che fosse, a seconda della stazza)dalla postazione privilegiata, era una nuova tutta da celebrare.

 

Le prime bambole parlanti dallo sguardo spiritato, dirette eredi di quel bontempone di Chucky, i vari Ciccio Bello in tutte le sue (s)piacevoli riproduzioni e le piste elettriche riservate alle corse pazze delle micro machines, erano pressappoco nulla al cospetto di Emiglio e al desiderio incalzante di possederlo.

 

E allora ecco che, in aggiunta alle bollette del mese di Dicembre, i genitori dei pargoli pensavano alla nuova cambiale da accollarsi sul groppone. Alcuni. La maggioranza, più incline alla pragmaticità, risolveva la questione con un invito delicato e formativo: “un ci pinsà propriu!”. Conseguenza ineluttabile? Una generazione contenitrice di rimpianti. “Eh ma io Emiglio non ce l’ho mai avuto, ancora oggi ci penso”. Piergiorgio, disturbo post-traumatico,32 anni. 

 

E tra i pochi e fortunatissimi elementi, invece, che si sono evitati il rammarico per eccellenza, ci sono io. Sì, io ho ricevuto il mio Emiglio è Meglio. E’ ancora accanto alla mia scrivania, spento come R2- D2, probabilmente per protesta. Ma allora, davvero, che aveva di speciale ‘sto robot? Beccatevi la mia preziosa testimonianza.

 

Io, la viglia di ventordici anni fa, quando mi è arrivato Emiglio, me la ricordo bene. Lo avevo chiesto con tranquilla nonchalance da quando aveva fatto timidamente capolino in televisione, mandato a ripetizione a qualsiasi ora con lo stesso ritmo delle bestemmie dei genitori di tutta Italia. Sbarcato a casa mia, incartato in uno scatolone di una certa imponenza per un tappo della mia età, rammento le faccette degli amichetti che vivevano nel mio condominio. Estasiati, avevano annusato il contenuto del pacco. Penso di essermi assicurata la loro stima alla stregua dei tifosi di Benji Price all’ennesima parata di un tiro di Mark Lenders.

 

Emiglio, per noi, rappresentava il futuro. Un mezzo potentissimo tramite il quale potevi ovviare all’arsura data da intense ore di gioco a Street Fighter, con un bel succo di frutta, senza deambulare per andare ad abbeverarti! Il progresso. Emiglio lo faceva per te! Era questa la reale motivazione che ci conduceva all’idolatria per questo carinissimo coso di plastica ambulante. Dettaglio irrilevante era che, per ovvi motivi, dovevi seguire il tuo Alfred meccanico per accertarti che non sbattesse faccia al muro durante il percorso. Una pigrizia illusoria quella a cui ispiravi. 

 

Sì, funzionalmente parlando non serviva quasi ad una ceppa, ma quanto erano psichedeliche le luci sul suo capoccione e i fari rossi alla Terminator come occhi? Troppo. E la possibilità di potergli regalare tre tipi di voci a scelta tra: la tua, il canarino Titti e Bud Spencer? Questo bastava a sentirti il detentore di un pezzo unico che tutti bramavano. 

 

Grazie Emiglio. Meglio di che, non si sa, ma guai a chi te tocca!

 

ALESSIA LIO