Novità dall’ex Ilva di Taranto, chiude l’Altoforno 2 e si rigetta il ritorno dell’immunità penale

Di Maio si esprime a proposito dell’immunità penale per l’ArcelorMittal: “non c’è possibilità che torni” e sottolinea che l’azienda è libera di abbandonare gli impianti qualora cambi il quadro normativo impostato dal governo Renzi 

Il “no” di Di Maio al ritorno dell’immunità penale e la chiusura dell’Altoforno 2 dell’ex Ilva– Si è svolto lunedì 8 luglio presso il ministero dello Sviluppo Economico l’incontro per discutere della cassa integrazione di 13 settimane per 1.395 dipendenti dell’ex Ilva di Taranto. I punti all’ordine del giorno, tuttavia, si sono naturalmente moltiplicati, portando così la commissione a parlare anche di altro: il rigetto dell’istanza di dissequestro dell’Altoforno 2 e la tanto contestata immunità penale. 

Fonte: La Ringhiera

Attualmente l’ArcelorMittal, l’azienda che occupa lo stabilimento dell’ex Ilva, tiene in funzione tre Altoforni (l’1, il 2 e il 4), ma è da tempo ormai che si discute della possibile chiusura del 2. A seguito del tragico incidente avvenuto il 12 giugno di quattro anni fa, che ha portato alla morte l’operaio 35enne Alessandro Morricella a causa dello sversamento di una colata incandescente di ghisa, era stato disposto che l’Altoforno potesse essere ulteriormente utilizzato, a patto che venissero effettuati degli oculati interventi di messa a norma.

Dal 2015 ad oggi, però, alcune delle opere previste dal piano non sono state portate a termine, lasciando dei seri dubbi sull’effettiva sicurezza dell’impianto. Da qui, l’inevitabile conseguenza: l’istanza di dissequestro presentata dai commissari straordinari Ilva e notificata altresì alla società subentrata al suo posto è stata rigettata e l’Altoforno sarà spento. Tuttavia quest’ultima operazione prevede molto tempo e diverse e complicate operazioni, perciò i commissari avranno la possibilità di reinventare un nuovo piano di messa in sicurezza e di ripresentarlo, nella speranza che venga approvato. 

Ulteriore tentativo respinto, stavolta mosso dall’ArcelorMittal, è stato quello di proporre il ritorno dell’immunità penale. L’azienda aveva dichiarato, infatti, che senza la reintroduzione dell’immunità lo stabilimento tarantino avrebbe chiuso entro il prossimo 6 settembre. Tuttavia il vicepremier Luigi Di Maio si dimostra irremovibile:“In questi mesi di interlocuzione ho sempre detto ad ArcelorMittal che la dirigenza dell’azienda non ha nulla da temere dal punto di vista legale se dimostra buona fede continuando nell’attuazione del piano ambientale”- e aggiunge: “se si chiede di precisare questo concetto attraverso interpretazioni autentiche anche per norma, siamo assolutamente disponibili. Ma nessuna persona in questo paese potrà mai godere di una immunità per responsabilità di morti sul lavoro o disastri ambientali”.

 Si possono riprendere le parole di Di Maio anche per quanto riguarda la questione della cassa integrazione degli operai: “non era nei patti sottoscritti da ArcelorMittal che non rispetta l’accordo anche per quel che riguarda il piano di assunzione dei lavoratori”. La situazione dello stabilimento preoccupava da tempo i sindacati: ci sono state perdite di 150 milioni nel secondo trimestre 2019, vale a dire 50 milioni al mese che, come ha evidenziato Rocco Palombella (Uilm), sono davvero tanti soprattutto a fronte del guadagno che si vuole ricavare da circa 8 milioni di euro di cassa integrazione. Tuttavia, anche questa decisione pare essere irremovibile e le proteste dei lavoratori sotto il Mise non si sono fatte attendere. 

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