Cinema

Octavia Spencer: l’attrice che rapì la scena

Octavia Spencer, è un’attrice americana nota per la sua ascesa al successo da numerosi piccoli ruoli comici a protagonista come nel film “The Help”, del 2011. Attrice premiata ad un Academy Award, un Golden Globe Award e un BAFTA Award per la sua interpretazione di schietta domestica in “Mississippi” all’inizio degli anni ’60.

È nata il 25 maggio 1970, a Montgomery, negli Stati Uniti. Fin dall’infanzia nutriva interesse per la recitazione ma la considerava una scelta di carriera troppo ambiziosa. Octavia Spencer ha conseguito nel 1994 una laurea in inglese presso la Auburn University e poi ha lavorato in diversi casting per film girati in Alabama. Grazie a questo primo lavoro, prese coraggio e decise di fare un’audizione per il thriller “A Time to Kill” nel 1996. Un piccolo ruolo che ha lanciato la sua carriera di attrice.

Gli esordi nella recitazione

La recitazione sembrava il mondo adatto per lei. Continuò ad interpretare ruoli minori e ad apparire in commedie cinematografiche come “Big Momma’s House” nel 2000 e nel 2007 nello show televisivo “Ugly Betty”. Nei primi anni 2000, Octavia Spencer era principalmente conosciuta come un’attrice comica di talento, ma con una forte presenza sulla scena.

Il regista di “The Help”, Tate Taylor, questa sua peculiarità la notò subito e insieme a Kathryn Stockett, autrice del romanzo da cui era tratto il film, pensarono subito che Spencer fosse adatta per una parte incisiva nel film e di lasciarle il giusto spazio sulla scena. Spencer rese quel ruolo brillante e da allora in poi la sua versatilità come attrice non era più in dubbio.

Octavia Spencer e l’emancipazione femminile nei suoi ruoli

Il diritto di contare” distribuito nel 2016, racconta la storia di tre brillanti donne afroamericane, Katherine Johnson, Mary Jackson e Dorothy Vaughn interpretata da Octavia Spencer. La narrazione ricorda un passato non molto lontano dal nostro presente in cui discriminazione e diseguaglianza, erano due attitudini con cui convivere quotidianamente. La pellicola mostra come alcuni dei personaggi, non si rendano conto di situazioni di disuguaglianza e ingiustizia, convinti della propria liberalità, e incapaci di riconoscere il proprio razzismo.

Negli anni Sessanta, la legge degli Stati Uniti non permetteva alle persone di colore di vivere insieme ai bianchi. Tutti i luoghi comuni come uffici, toilette e mense, erano rigorosamente separati. La NASA non fa eccezione, “dedica” alle persone di colore i loro bagni, relegati in un’aerea dell’edificio lontano da tutto. L’attrice al termine del film, abbatte le barriere razziali con grazia e competenza, rivendicando il suo posto non solo professionalmente ma nel mondo.

La poliedricità dei suoi ruoli

Self-Made – La vita di Madam C. J. Walker”, è la miniserie Netflix con protagonista Octavia Spencer. Ambientato nella Louisiana di fine Ottocento, periodo in cui era in corso lo “schiavismo”. La protagonista, proveniente da una famiglia costretta dapprima in schiavitù, si reinventa un’imprenditrice scaltra, mettendo in vendita uno shampoo autoprodotto che limiti la perdita di capelli. Un’introduzione questa, posta ad inizio serie che sembra l’inizio dell’ambito “American Dream”. Octavia Spencer veste i panni della protagonista, un personaggio goffo ma scaltro, tanto sensibile quanto determinato se si tratta di affari.

La poliedricità dei ruoli di Spencer è notevole, ma ognuno legato da un unico filo invisibile: l’uguaglianza. L’esercitare la professione che più è in sintonia con il nostro sé, senza tener conto del genere di appartenenza. La trasposizione su schermo dell’emancipazione femminile incarnato nelle diverse “maschere” indossate da Octavia Spencer. Una lotta di parità con radici molto profonde e con cui ancora oggi bisogna fare in conti.

Silvia Colaiacomo

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