Dopo aver rivoluzionato, di nuovo, il roster, l’Olimpia Milano sembra essersi avvicinata particolarmente alle big d’Europa, ma manca ancora qualcosa?

Olimpia Milano, campioni si diventa

Il percorso che caratterizza tutti i top team, prima di raggiungere le Final 4 o addirittura il trofeo direttamente, segue delle tappe dalle quali difficilmente ci scappa. L’Olimpia, bilanci degli ultimi anni alla mano, risulta ancora abbastanza lontana dallo status dei vari Cska, Fenerbache e via dicendo. Tutte le squadre che hanno raggiunto la vetta hanno prima imparato a perdere, ma non nel modo in cui ha perso Milano ultimamente, ma arrivando a giocarsela nei palcoscenici più prestigiosi. Milano non raggiunge i playoff dal lontano e sciagurato (parlando di Eurolega) 2014, quando uscì in maniera assurda con il Maccabi, poi vincitore.
Ad oggi, il mercato dei biancorossi è il più importante d’Europa, sicuramente nel rapporto quantità/qualità, perché si può dire tutto, ma non che la squadra di coach Messina abbia aggiunto alle rotazioni giocatori mediocri. Dal Chacho l’anno scorso, fino a Shields quest’anno, passando per Datome e Hines, Milano ha firmato giocatori esperti, funzionali e pronti a vincere da subito. Il discorso della mancanza di un pensiero progettuale è trito e ritrito nei dubbi dei tifosi, ma solo il tempo sarà in grado di spiegarci.
Certo è che le altre favorite alla vittoria finale non sono rimaste a guardare. Il Barcellona dopo la sconfitta in finale di Liga ACB contro il Baskonia di Shields, ha salutato Pesic e accolto Saras Jasikevicius, che dopo tante imprese allo Zalgiris ha tramutato in realtà una promessa di tanti anni fa. Uno dei più forti play di sempre alla guida in panchina e uno non molto da meno alla guida in campo: il Barcellona ha firmato per tre anni Nick Calathes.
Un altro colpo di altissimo livello l’ha portato a termine il Cska, assicurandosi Shengelia, che, infortuni permettendo, è uno dei migliori interpreti della competizione.
Insomma, Milano è lì, ma nel basket 1+1 non fa sempre 2 e, spesso, firmare 7 top player non significa per forza un’annata vincente. Parlerà il campo.

Olimpia Milano
Ettore Messina
(photo credits: Ciamillo)

Olimpia Milano-Gudaitis, un cordiale addio

Arturas Gudaitis ha parlato dell’addio a Milano, dopo aver firmato allo Zenit. Un addio che ha lasciato perplessi i tifosi Olimpia, soprattutto per le potenzialità espresse dal centro lituano due anni fa. E’ emerso, però, che la volontà del giocatore di avere la certezza di giocare tanto ha prevalso sul progetto di Milano e di Messina di ruotare tre centri.

“Sapevo che Messina puntava molto su Kyle Hines. Sono riusciti a firmarlo e non ci vedo nulla di sbagliato. Hanno entrambi vinto in EuroLeague, Hines ha molta esperienza… Tenendo conto dell’arrivo di LeDay e del triennale di Tarczewski ho capito che se volevo giocare molto dovevo cambiare club.
La prima e la seconda stagione sono state molto buone, ma nella terza tutto si è complicato. Gli infortuni fanno parte di questo sport, e io sono stato un po’ sfortunato. Una porta si chiude e un’altra si apre. Non mi affliggo questo e continuerò a dimostrare di essere un buon giocatore. Guardo la situazione in un’altra ottica. Capisco che siamo professionisti, e pagati per questo. Ognuno deve pensare ai suoi interessi, non ho rabbia, perché se fossi il presidente farei le stesse cose. Negli sport professionistici non c’è tempo per sentirsi dispiaciuti. Il club ha scelto così, non provo alcuna rabbia.
Sarebbe interessante capire come avremo chiuso la stagione. Eravamo esperti, forse mancava un po’ di gioventù. Avevamo giocatori di grande lettura, ma mancavamo in atletismo. Giocare due gare la settimana, a volte tre, non è semplice. Per questo abbiamo avuto vari passaggi a vuoto in Italia.”