Secondo quanto dichiarato, il colosso dell’ultra fast fashion Shein punta ad essere quotata in Borsa. La società ha l’ambizioso obiettivo di raggiungere una valutazione fino a 50 miliardi di dollari, ma questo traguardo potrebbe essere ostacolato dalla cautela degli investitori. Intanto, in Europa i nuovi dazi sui pacchi dell’e-commerce frenano la crescita di vendite e profitti.
Shein, la quotazione in Borsa potrebbe essere più bassa del previsto

Inizialmente la società puntava ad una valutazione compresa tra 40 e 50 miliardi di dollari come prima offerta ad Hong Kong. Una cifra ben distante dai 100 miliardi di dollari che invece gli furono attribuiti dai media in un round di finanziamento del 2022. Lo scorso anno l’azienda ha registrato un fatturato globale di oltre 40 miliardi di dollari e un utile netto vicino ai 2 miliardi. Questi dati arrivano da fonti anonime, poiché l’azienda non è avvezza a pubblicare i dati del suo fatturato. Nel 2024, invece, Shein ha realizzato 37 miliardi di dollari di ricavi e 1,29 miliardi di utile, secondo gli ultimi dati depositati a Singapore.
Il calo è dovuto, almeno secondo gli analisti, all’introduzione dei nuovi dazi europei. Come ha affermato Juozas Kaziukenas, analista del settore e-commerce, “Se si è abituati ad acquistare magliette da 3 euro su Shein, ora costano il doppio, il che è piuttosto significativo, anche se restano comunque più economiche delle alternative locali. Sta facendo crollare i tassi di conversione di cui godevano in precedenza e, di conseguenza, Shein ha ridotto la spesa di marketing”. Per gli investitori la valutazione di Shein in vista dell’Ipo (Initial Public Offering, ovvero l’Offerta Pubblica Iniziale) mostra quanto sia cambiata la situazione anche da quando Pdd Holdings, proprietaria di Temu, ha fatto il suo debutto pubblico sul Nasdaq statunitense nel 2018.
L’azienda raccolse all’epoca 1,63 miliardi di dollari nella sua Ipo, con una valutazione pari a 23,8 miliardi di dollari. Questo portò una salità delle azioni del 40% nel primo giorno di contrattazioni, portando la valutazione della società a 33 miliardi di dollari, anche se in quel periodo era in perdita e i suoi ricavi erano una frazione di quelli attuali di Shein. Da allora l’e-commerce cinese ha assunto una dimensione molto più politica: aziende come Temu e Shein sono considerate responsabili di una guerra dei prezzi a danno del settore del commercio al dettaglio sia negli Stati Uniti che in Europa, entrando giustamente nel mirino di politici e autorità di regolamentazione.
Marianna Soru





