A una settimana dall’inizio delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina, la Lombardia sceglie di sfruttare le stesse limitazioni utilizzate durante il periodo del Covid-19. Le autorità, per gestire al meglio l’impatto dei Giochi sulla comunità, hanno pianificato smart working, didattica a distanza e “zone rosse”.

Il piano sicurezza, tra zone rosse e trasporti

Come dichiarato dal Comitato, le zone rosse interessate riguardano prevalentemente il fulcro di Milano, tra cui: l’area Sempione, il Villaggio Olimpico e l’arena di Santa Giulia. Altre due zone coinvolte, invece, sono i poli di Rho e Assago. Nelle aree sopraindicate, i funzionari saranno impegnati a limitare l’accesso e lo stazionamento dei cittadini, impedendo inoltre il sorvolo di droni e velivoli privati. Simultaneamente, anche la chiusura delle scuole e lo smart working sono volti ad alleggerire il carico sul sistema dei trasporti pubblici, facilitando così anche il passaggio della torcia olimpica. La situazione, tuttavia, appare abbastanza tesa. Per favorire i flussi turistici, diverse corse del trasporto pubblico saranno sospese, impedendo così a molti studenti di poter raggiungere gli istituti.

Attualmente, le scuole primarie a Sondrio garantiranno le lezioni in presenza, mentre gli istituti superiori situati vicino Livigno e Bormio si trovano costretti a reintrodurre la didattica a distanza. Nonostante l’intento delle limitazioni fosse quello di agevolare il flusso, numerosi genitori e comitati locali si sono mostrati contrari, tanto da avviare una raccolta firme. Secondo i contestatori, l’uso della DAD per rimediare ai problemi logistici non può essere una risposta valida che andrebbe a giustificare la limitazione del diritto allo studio, specie per un evento sportivo programmato con anticipo. Difatti, le autorità scolastiche definiscono la didattica a distanza come l’ultima risorsa da applicare solo in caso di estrema necessità. Per molti studenti la DAD rappresenta un ritorno indesiderato agli anni della pandemia, quando per il Paese l’istruzione a distanza era l’unica soluzione.

Una “sospensione della normalità” per i Giochi 2026

L’adozione dei provvedimenti introdotti durante il Covid-19, pur essendo motivata dalla tutela dell’ordine pubblico, riattiva l’immaginario del lockdown. L’uso di un modello che va a interferire sulla quotidianità, anche in un contesto non emergenziale, fa apparire come “ordinaria” la restrizione di consuetudini civiche. In questo modo, anche un evento di apertura e condivisione, come le Olimpiadi, sembra tramutarsi in una “sospensione della normalità”. Pare che le autorità stiano incentivando i cittadini ad abituarsi a una quotidianità regolata da decreti emergenziali.

Stefania Cirillo