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Oltre 40 morti e 130 feriti nell’ultimo raid aereo in Libia, le forze politiche invitano all’accordo

Continuano i bombardamenti nei centri di detenzione dei rifugiati in Libia: le conseguenze di quella che la Caritas ha definito “una tragedia annunciata”

Bombardamento nel centro di detenzione migranti in Libia del 3 luglio– E’ attualmente in corso la riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sulla Libia. Gli attacchi ai centri di detenzione e di accoglienza dei migranti stanno aumentando esponenzialmente e l’Agenzia per i rifugiati si è detta molto preoccupata. L’ultimo è accaduto proprio questa notte: un raid aereo ha colpito il centro di detenzione per migranti a Tajoura, nei pressi di Tripoli. Le vittime finora contate sono almeno 44, da aggiungere ai circa 130 feriti

Il conflitto in Libia si sta verificando in termini terribili oltre ogni immaginazione, gli attacchi stanno diventando insostenibili e continuare a mietere morti non è accettabile. All’interno del centro si rifugiavano diverse centinaia di migranti provenienti da Sudan, Eritrea e Somalia. La Missione delle Nazioni Unite aggiunge, però, che siano in totale almeno 3500 i migranti e i rifugiati detenuti nei centri in zone che li espongono ad elevatissimi rischi. Il costo delle vite umane sta esprimendo nella sua atroce completezza quello che la guerra in Libia vuole significare: un accordo politico mancato che non sta portando ad altro se non ad un incommensurabile sacrificio degli abitanti. 

Il contrasto si palesa essenzialmente tra due governi: da una parte (principalmente all’est e al sud del paese) le forze del generale Khalifa Haftar– accusati di aver organizzato il raid- dall’altra, soprattutto a est di Tripoli dove la tragedia ha avuto luogo, si trovano diversi campi militari di forze alleate al governo di Fayez al-Sarraj, presidente del Consiglio presidenziale della Libia.

Nonostante Haftar abbia negato di aver effettuato l’attacco, puntando il dito contro le milizie che sostengono Sarraj,  il corrispondente di al-Jazeera ha dichiarato ”Non è la prima volta che le forze di Haftar hanno preso di mira il centro. È finito sotto attacco ad aprile, quando le forze di Haftar hanno iniziato la loro campagna per catturare Tripoli’‘. 

Fonte: Rai News

Dall’Italia non sono mancati i commenti. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha dichiarato in un tweet in inglese che il governo condanna l’attacco “tragico e scioccante” e individua un’unica soluzione per il conflitto: “una soluzione politica”. L’Italia invita quindi alla soluzione pacifica e diplomatica, con il principale ed urgentissimo motivo di fermare quanto prima le ostilità per assicurare ai cittadini la sicurezza che deve essere loro garantita. 

Non troppo diverso il commento del ministro dell’Interno Matteo Salvini, che promuove un intervento immediato e significativo da parte dell’Unione Europea. “Se l’Ue esiste deve dimostralo oggi”-“ Che ci sia una condanna comune e un intervento diplomatico comune e unitario a sostegno dell’ultimo governo legittimo”. “La responsabilità è di Haftar”- continua- “ È un atto criminale, come sono criminali gli attacchi agli obiettivi civili, aeroporti e ospedali civili.” 

Oltre all’invito alla cessazione della guerra da parte delle autorità politiche nazionali ed europee e dell’Onu, c’è stato anche quello della Caritas italiana, che opera nell’area da molti anni. “Caritas italiana si unisce alla preghiera”-“e rilancia l’invito all’Italia e agli altri paesi europei, in accordo con l’Onu, di dare corpo e forza a un’iniziativa per la pace in Libia, la protezione dei civili, l’assistenza umanitaria e l’evacuazione dei profughi detenuti nei centri di detenzione, a partire dai più vulnerabili“. 

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