Immagina di varcare le porte di una palestra a Roma e trovare non solo attrezzi e pesi, ma una vera e propria testimonianza di forza e passione. Lei è una giovane atleta con paraparesi, protagonista di varie competizioni internazionali di nuoto, triathlon e open water e che ha deciso di trasformare la sua sfida personale in un progetto di vita: aprire uno spazio dedicato allo sport inclusivo specializzato in powerlifting e parapowerlifting con attrezzature da gara e coach qualificati alla Powerlifting United, situata all’interno di Wellness Town in zona Ardeatino a Roma. Lei è Chiara Vellucci e oggi raccontiamo la sua storia.
La sua missione non è soltanto allenarsi o vincere medaglie, ma creare un punto d’incontro in cui lo sport diventa accessibile, motivante e trasformativo per tutti. La sua storia è un esempio di come la forza di volontà possa sollevare più di qualsiasi peso.
L’intervista a Chiara Vellucci
• Ci racconti com’è iniziato il tuo percorso nello sport e cosa ti ha avvicinata al powerlifting?
Io ho iniziato da piccolissima con il nuoto perché, come a tanti ragazzi con disabilità, veniva consigliato. Da lì ho conosciuto la realtà del Santa Lucia, noto ospedale romano, che aveva la possibilità di fare vari sport come step ultimo di riabilitazione.. a 12 anni entro nella squadra agonistica di nuoto paralimpico del Santa Lucia, campione d’Italia in carica. Insieme a loro vinco tutto.. e si sa.. vincere piace a molti. Vittoria dopo vittoria, diventiamo la squadra più titolata di Italia.. I tagli alla sanità però interrompono questo bellissimo percorso fatto di Scudetti,Coppe Italia, record italiani giovani e molto altro.. Conosco i miei migliori amici e diventiamo una famiglia. Ripartiamo. Ripartiamo dalla Lazio Nuoto Paralimpico tutti insieme.. e parallelamente io inizio il mio percorso nel triathlon perchè dopo questo incredibile smantellamento avevo bisogno di nuovi stimoli ero orimai 18enne.
Incontro la Minerva Roma Triathlon e provo l’handbike e la carrozzina da corsa.. Gare su gare ancora Campionati italiani vinti, le prime partecipazioni internazionali Europeo e Coppe del mondo ma soprattutto la libertà di stare in mezzo alla natura e non solo in vasca ma in acque libere. Divento la prima donna della mia categoria (S5) a gareggiare in open water.
Lo sport mi stava dando tanto e io stavo ricambiando con tutto quello che avevo.
Negli anni del triathlon inizio la mia carriera universitaria e mentre spingevo allenamento su allenamento davo esami e concludevo il mio percorso di studi in Economia Aziendale.
Avevo già capito che lo sport era parte di me e durante i miei 20 anni divento Istruttrice di nuoto paralimpico, nella speranza di passare tutto quello che il nuoto mi aveva dato. Poi il covid, l’interruzione e le certezze che si sgretolano.. la Laurea e la necessità di andare a lavorare per implementare la mia autonomia, anche economica. La volontà di andare a vivere da sola e tutti quegli step che a un certo punto bussano alla porta.
Dunque un periodo di stop, dovevo ricalibrare le priorità.
Riparto dal lavoro, vedevo tutti fare così. Era finito il tempo del gioco, era finito il tempo dello sport, che non mi avrebbe permesso un’indipendenza economica quanto il lavoro “tradizionale”. Inizio a lavorare e poco dopo, tempo di ambientarmi, capisco che non potevo fare a meno di muovermi e fare sport. Dopo un anno di stop e lunghe passeggiate romane riparto.
Nel silenzio di una palestra qualunque, con una piscina per il nuoto libero. Ritorno al mio primo amore.. Vedo che il mio corpo ne ha bisogno. Ci sono alcune cose nel quotidiano che non mi riescono più tanto facile come i passaggi tra carrozzina e le altre possibilità di stare seduta (divano, macchina..)
Mi dico che devo andare in palestra.. riprendo i miei programmi di allenamento vecchi e poco dopo tutti i Trainer mi chiedono quando torno a gareggiare e io “ho smesso.. ho smesso”
Dopo un anno avevo nelle braccia il record italiano di panca piana paralimpica..
Torno a Gareggiare? Chiaro. L’ho sempre fatto, ho vissuto per questo, sono abituata così.
Ho conosciuto Leandro, ci siamo capiti subito. Parlavamo la stessa lingua. Per ricominciare davvero solo una persona come lui mi avrebbe potuto far tornare quella voglia. Ci siamo guardati, non abbiamo avuto bisogno di dirci molto, ci eravamo già capiti.
Insomma e’ stato facile cadere nuovamente nell’agonismo.. il resto è una storia ancora da scrivere
• Qual è stato l’ostacolo più grande che hai dovuto affrontare e come lo hai superato?
Posso dirti la verità? Nessun ostacolo è stato davvero grande perchè io avevo davvero voglia di farlo.. mille difficoltà quotidiane, nell’organizzazione.. I mezzi per il triathlon sono costosi e i soldi e il tempo che non bastano mai..
la verità è che non posso parlare di ostacoli..
Io ho fatto e sto facendo la vita che voglio, con qualche rinuncia che chiameremo scelta perchè oggi fa figo così, ma la vita dello sportivo si sa semplice non è..
Però sono stata fortunata, impossibile negarlo, ho fatto sport tutta la vita e ancora lo sto facendo..
• C’è stato un momento preciso in cui hai capito che il powerlifting non sarebbe stato solo una passione, ma una vera e propria strada di vita?
Con Leandro e il team di Powerlifting United eravamo allineati.. io da tempo volevo ridare ai ragazzi quanto di buono avevo preso dallo sport. Molti ragazzi con disabilità sono arrivati solo perchè il posto è accessibile e abbiamo capito che potevamo fare la differenza. Non per la questione “agonistica” ma proprio per rendere migliore la vita delle persone con disabilità.
Molto spesso nel mondo paralimpico ti “instradano” quasi costringendoti a fare le gare.. per noi è diverso. Scegli tu che cosa fare.. io ti dimostro solo quanto per me è stato fondamentale. Passare la passione e i miglioramenti della mia vita grazie allo sport è qualcosa che ci fa pensare davvero di dare un senso a questa vita.
Senza passione siamo finiti..
• Quali emozioni hai provato la prima volta che hai partecipato a una gara internazionale?
Ansia infinita, paura.. però indossare la maglia dell’Italia non ha eguali.
Il progetto e la palestra Powerlifting United, situata all’interno di Wellness Town a Roma

• Cosa ti ha spinto a voler aprire Powerlifting United a Roma dedicata allo sport inclusivo?
Rispetto allo scorso anno ci siamo allargati, avevamo bisogno di più spazio perchè fortunatamente il progetto sta piacendo e le persone arrivano..
Vogliamo fare la differenza, c’è bisogno di progetti di questo tipo per evolvere e far evolvere la visione della disabilità in Italia
• Qual è la visione dietro questo spazio? Che cosa rappresenta per te e per chi vi entra?
L’idea è di avere spazio per tutti, nessuno escluso.
Per me è agonismo, il sogno di concludere il mio percorso sportivo creando una realtà che attinga alla mia esperienza, fare qualcosa concretamente per il mondo dello sport paralimpico, per la realtà romana pensando solo al bene dei ragazzi.
La voglia di renderli più autonomi con la speranza che lo sport li renda persone migliori, come successo a me.
Per qualcuno sarà ripresa di attività, per qualcuno è un semplice star bene, per qualcuno è famiglia.. lascio agli altri la curiosità di scoprirlo.
• Ci puoi raccontare come hai strutturato la palestra, Powerlifting United, per renderla accessibile a tutti?
La struttura è priva di barriere archittetoniche, partendo da fuori è dotata di parcheggio.
Entrando abbiamo l’ascensore che ci porta nella sala. Abbiamo studiato gli spazi per far si che tutti siano comodi e si muovano in autonomia. Le attrezzature e i programmi sono calibrati per rendere l’esperienza alla portata di tutti.. e poi concedetemi un pò di mistero.. Vi aspetto tutti per provare dal vivo!
• Quali attività o corsi proponete, e in cosa si differenziano rispetto a una palestra tradizionale?
Abbiamo powerlifting, parapowerlifting, powerbuilding, e atletismo in carrozza.
La differenza secondo noi risiede nella qualità degli allenamenti, i coach altamente qualificati siamo per atleti normodotati che paralimpici. Attrezzatura di qualità, in un ambiente creato appositamente per mettere nelle migliori condizioni le persone, indipendentemente dal livello età o condizione.
Sport, inclusione e impatto sociale
• Pensi che in Italia lo sport paralimpico sia ancora troppo poco conosciuto? Cosa servirebbe per valorizzarlo di più?
Abbiamo fatto grandi passi avanti devo dirlo, io sono nel mondo paralimpico da 20 anni e mi rendo conto che se ne parla sempre di più. Entrare nelle forze armate e permettere ai professionisti di essere retribuiti è stato un grande passo avanti per il Paese.
Avremmo necessità di strutture più accessibili per tutti in termini di barriere architettoniche ma anche economici. Senza dimenticarci che i coach e gli allenatori devono essere formati e competenti per dare le corrette indicazioni ai ragazzi e per sfruttarne le loro capacità residue.
• Che ruolo ha secondo te lo sport nel migliorare non solo il corpo, ma anche la fiducia e la vita sociale delle persone con disabilità?
Lo sport a parer mio è fondamentale, mi permette di dimostrare e non semplicemente raccontare, che ho una vita “normale” qualunque cosa voglia dire questa parola.
Sono diventata grande con e grazie allo sport, sono diventata autonoma grazie allo sport (e anche allo studio!). Avere amici con la mia stessa disabilità o con altre disabilità mi ha fatto capire che non ero sola e ho avuto anche il privilegio di vedere il mondo sotto tanti punti di vista.
• Hai una testimonianza o una storia particolare di un ragazzo/a che si è avvicinato allo sport grazie a te e che ti ha colpito?
Quando ho lasciato il nuoto mi ricordo tanti abbracci e sorrisi.
Parole bellissime da parte dei genitori, qualcuno che è tornato ad allenarsi perchè io ho mostrato scene quotidiane e divertenti dei miei allenamenti.
Ne aiutassimo anche solo 1, io penso che avremmo vinto.
• Perché una persona dovrebbe iscriversi a un corso di powerlifting inclusivo come il tuo?
Perchè migliora la qualità di vita, per entrare a far parte di un gruppo che è una famiglia e perchè gareggiare e mettersi alla prova ci fa provare quella sensazione che ci fa sentire pieni di vita. E soprattutto.. ma che fai a casa tutto il giorno?
Dopo che hai finito di lavorare? Concediti un pò di tempo per te!
• Che cosa si porta a casa chi entra nella tua palestra, oltre all’allenamento fisico?
Benessere fisico e mentale, soddisfazione nella fatica e tanto ma tanto divertimento.
Se cercate una palestra Seriosa non è il posto giusto, siamo seri solo il tempo necessario per fare le serie pesanti.. tutto il resto del tempo il divertimento lo fa da padrone!
Troverai un ambiente in grado di supportarti nelle tue necessità quotidiane.. abbiamo già passato tutto quello che stanno passando i ragazzi, dall’ansia pre gara alla necessità di prendere la patente con i comandi al volante e tanto altro.
Troverai un alleato dentro e fuori dal campo gara.
• Qual è il tuo sogno più grande per il futuro, come atleta e come fondatrice di questo progetto?
Ogni atleta che si rispetti ha sognato i 5 cerchi.. io ci penso e lavoro tutti i giorni, consapevole che il bello sta nel viaggio e che non godersi il viaggio non darebbe valore alla meta. “I desideri non invecchiano quasi mai con l’età” consapevole che non sono più una ragazzina e che sto costruendo tanto altro.
Mi piacerebbe diventare il punto di riferimento per i ragazzi con disabilità in termini di palestra accessibile ma anche nel powerlifting “normo”.
Il vero goal è far coesistere la realtà paralimpica con quella normodotata.
• Se potessi lanciare un messaggio a chi pensa che lo sport “non faccia per lui/lei”, cosa diresti?
Intanto vieni.. parliamone, secondo me cambi idea!
Lo sport è di tutti e per tutti.. bisogna solo trovare quello che fa per te, io ne ho provati tanti e mi sono piaciuti tutti. Con l’età si cambia se prima giocavi a tennis forse ora fai padel ma l’importante è sempre fare.
La sua storia ci insegna che la forza non si misura solo in chili sollevati, ma nella capacità di rialzarsi e di creare nuove possibilità, per sé e per gli altri. La palestra non è soltanto un luogo dove allenarsi: è un simbolo di inclusione e comunità. Entrare lì significa far parte di un progetto che abbatte barriere, fisiche e mentali, e che invita ognuno di noi a scoprire il proprio potenziale.
Alla scoperta di Powerlifting United a Roma
Sul sito parlate di ricomposizione corporea e benefici per la salute generale: quanto pensi che il powerlifting possa essere uno strumento non solo sportivo, ma anche di benessere quotidiano per chi si allena con voi?
Penso che fortunatamente siamo in un periodo storico dove si da finalmente importanza anche ai pesi, avere un corpo forte è di estremo supporto nel quotidiano. Dal fare la spesa a sollevare tuo nipote per mettere il puntale sull’albero di natale. Passa tutto dallo stare bene.
Alzare la qualità di vita può e deve essere un obiettivo per tutti.
Il vostro progetto di Attività Motoria Adattata e Atletismo in Carrozza è unico: puoi raccontarci meglio come nasce e quale impatto ha avuto finora sulle persone che vi partecipano?
Il progetto nasce dopo aver capito che non è solo agonismo ma anche diventare più autonomi e indipendenti nella vita quotidiana. La volontà è quella di fare da raccordo con l’ospedale e la figura del terapista occupazionale. Non tutti vogliono stare in ospedale e imparare come muoversi meglio in carrozzina. Lì arriviamo noi, con coach formati per potenziare tutte le tue capacità residue, rafforzarsi muscolarmente per supportare al meglio i passaggi di vita quotidiana (spostamenti bagno-divano-letto). Creiamo ostacoli per riprodurre la vita reale e attraverso giochi e allenamenti superiamo tutte le barriere. Ovviamente questo lo facciamo quando è possibile farlo, se riteniamo necessario indirizziamo ai percorsi, in alcuni casi anche gratuiti, che lo stato mette a disposizione dei ragazzi con disabilità con dei terapisti occupazionali all’interno degli ospedali. Oppure ancora abbiamo contatti con un’ortopedia affinchè il mezzo e gli ausili che i ragazzi utilizzano nella loro quotidianità siano più performanti possibili.
C’è grande attenzione anche al Para Powerlifting: secondo te, quali sono i principali pregiudizi da sfatare su questa disciplina, e cosa diresti a chi pensa che sia “troppo difficile” per iniziare?
Bisogna fare il primo passo, da fermi tutto è difficile. I pregiudizi sono gli stessi per che hanno anche i normo “sport da maschi” “troppo pesante”… per me vige la voce del verbo FARE e non parlare…
Oltre agli atleti agonisti, il vostro sito parla di chi cerca semplicemente benessere e fiducia in sé stesso: che tipo di accoglienza trova una persona comune, magari al primo approccio con i pesi, entrando nella vostra palestra Powerlifting United?
Verrà fornito un programma completamente personalizzato che tiene conto di un’anamnesi e un breve colloquio iniziale per capire quali sono gli obiettivi della persona che si approccia in sala pesi, il livello e le possibilità di tempo. Inoltre, se sono persone con disabilità analizzeremo attentamente anche le capacità residue per sfruttarle al meglio.
Che dire, consigliamo vivamente di andare a scoprire questa bellissima realtà, per info qui il sito https://www.plunitedroma.it/ e qui il rpfilo Instagram https://www.instagram.com/plunitedroma/
Powerlifting United si trova in via Francesco Giangiacomo 55 a Roma
contatti:+393275803252
+393391812524
info@plunitedroma.it
Alessia Spensierato





