L’OMS ha approvato la mozione presentata dall’Australia per l’istituzione di un’indagine indipendente sull’origine del coronavirus e sulla risposta globale alla pandemia.

OMS: la risoluzione per un’indagine indipendente sul coronavirus

La risoluzione dell’OMS per un’indagine indipendente sul coronavirus chiede “un processo graduale di valutazione imparziale, indipendente e completa” al “primo momento appropriato“, con lo scopo “di rivedere l’esperienza acquisita e gli insegnamenti tratti dalla sanità internazionale coordinata dall’OMS in risposta al COVID-19“.

Gli stati membri dell’OMS hanno adottato la proposta senza obiezioni durante la riunione dell’Assemblea mondiale della sanità. Sorprendentemente, anche la Cina ha accettato la proposta australiana, confermando però la propria posizione: l’inchiesta ci sarà solo quando la diffusione del virus sarà sotto controllo.

D’altra parte, già nella giornata di lunedì il presidente cinese Xi Jinping ha dichiarato di sostenere le richieste giunte all’OMS per un’indagine indipendente sul coronavirus, ma ha insistito sul fatto che qualsiasi inchiesta dovrebbe attendere fino a quando il virus non sarà contenuto.

Il presidente cinese, ad ogni, modo, ha difeso le azioni del suo paese: “abbiamo agito con apertura, trasparenza e responsabilità, abbiamo fornito informazioni all’OMS e ai paesi interessati nel modo più tempestivo, abbiamo rilasciato la sequenza del genoma il prima possibile, abbiamo condiviso esperienze di controllo e trattamento con mondo senza riserve, abbiamo fatto tutto il possibile per sostenere e assistere i paesi bisognosi“.

La risoluzione non menziona esplicitamente la Cina o Wuhan, ma è chiaro che l’indagine si concentrerà soprattutto sulla la risposta cinese nelle prime fasi dello scoppio del virus dal momento che diverse nazioni, Stati Uniti in testa, hanno accusato Pechino di non avere condiviso tempestivamente ed in maniera completa le informazioni sul virus.

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Il Direttore Generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus. Fonte: Twitter

L’Australia esprime soddisfazione per l’ampia adesione alla proposta

Soddisfazione per l’Australia, che è stata la prima nazione ad aver chiesto a gran voce e proposto l’indagine indipendente sul coronavirus, rischiando una frattura con la Cina, primo partner commerciale australiano. La Cina, nei giorni scorsi, ha bloccato l’importazione di carne bovina prodotta da quattro grandi distributori australiani ed ha dichiarato di voler imporre dazi per l’80% sull’importazione di orzo australiano.

Il Ministro degli Esteri australiano, Marise Payne, ha affermato che l’Australia ha accolto con favore la notizia dell’ampia adesione alla proposta.

La risoluzione si impegna a una valutazione imparziale, indipendente e completa in COVID-19, il più presto possibile, per rivedere gli insegnamenti tratti dalla risposta sanitaria internazionale coordinata dall’Organizzazione mondiale della sanità “, ha affermato il ministro.

Vi è anche un chiaro mandato per identificare la fonte del virus COVID-19 e come è stato trasmesso all’uomo, che sarà necessario per prevenire e ridurre i rischi dell’emergere di nuove malattie che passano dagli animali agli esseri umani. […] L’Australia continuerà ad essere una voce coerente e costruttiva nella comunità internazionale per far avanzare e proteggere il nostro interesse nazionale e l’interesse globale“.

La minaccia di Trump all’OMS

Il passaggio della risoluzione è un risultato importante, ma adombrato dalle manifestazioni di scontento provenienti dal fronte americano.

Nonostante il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, abbia affermato il suo impegno per la “trasparenza, responsabilità e miglioramento continuo“, la due giorni dell’Assemblea mondiale della sanità ha registrato momenti critici, in particolare con il presidente USA, Donald Trump, che ha minacciato di sospendere l’adesione degli Stati Uniti all’agenzia dell’ONU se l’OMS non si dovesse impegnarsi in importanti miglioramenti sostanziali nei prossimi 30 giorni.

La principale accusa di Trump è la deferenza dell’OMS nei confronti della Cina nel corso dell’epidemia di coronavirus. In una lettera indirizzata al Direttore Generale e pubblicata sul suo profilo Twitter, Trump ha scritto:

È chiaro che i ripetuti passi falsi da parte sua e della sua organizzazione nel rispondere alla pandemia sono stati estremamente costosi per il mondo. L’unica via da seguire per l’Organizzazione mondiale della sanità è se può effettivamente dimostrare l’indipendenza dalla Cina. La mia amministrazione ha già avviato discussioni con Lei sul come riformare l’organizzazione. Ma è necessario agire rapidamente. Non abbiamo tempo da perdere“.

La lettera del Presidente Trump al Direttore Generale, Tedros Adhanom Ghebreyesus. Fonte: Twitter

In risposta a tale minaccia, altri leader mondiali hanno ripetutamente sottolineato l’importanza del lavoro dell’OMS nella lotta contro la pandemia. Martedì l’Unione Europea ha affermato che “questo è il momento della solidarietà, non è il momento di puntare il dito o minare la cooperazione multilaterale“.

Il caso Taiwan

Le critiche di Trump hanno messo in evidenza le accuse avanzate da alcuni critici secondo cui l’OMS è stata troppo deferente nei confronti della Cina. A sostegno di questa tesi, gli osservatori sottolineano l’esclusione dall’OMS di Taiwan, esempio massimo di virtuosismo nella lotta al coronavirus. Questo in particolare perché la Cina ha affermato che il continuo sostegno al coinvolgimento di Taiwan da parte di alcuni paesi mina gli sforzi dell’epidemia globale.

L’ambasciatore cinese presso le Nazioni Unite a Ginevra, Chen Xu ha affermato che chi sostiene la partecipazione di Taiwan all’OMS viola le risoluzioni delle Nazioni Unite e dell’OMS. (NDR: Ricordiamo che Taiwan è uno stato indipendente, anche se non riconosciuto da quasi nessun paese, e che non è mai stata governato della Repubblica Popolare Cinese, che ne rivendica la sovranità e la considera come parte del suo territorio).

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