Le opening degli anime non sono solo musichette per bambini, tanto meno semplici accompagnamenti dell’opera. Esse sono l’opera stessa. Cosa lo prova? I diversi adattamenti italiani degli anime provenienti dalla terra del Sol Levante hanno dimostrato proprio questo. Le voci di Giorgio Vanni e Cristina D’Avena sono riuscite a trasformare sigle di apertura in brani noti a un pubblico misto di tutte le età. E le loro canzoni si sono amalgamate così bene con i diversi cartoni da diventarne una perfetta copertina. Ma non solo. Le iconiche sigle degli anime in italiano, andando in onda su Italia 1 ogni pomeriggio dal lunedì al venerdì, hanno lasciato una traccia indelebile nelle menti dei bambini italiani. Quei bambini poi sono cresciuti e ancora oggi ricordano ogni parola dei testi delle sigle che ne hanno scolpito l’infanzia.
Sigle che non hanno bisogno di presentazioni
Una sigla di un anime, come detto poc’anzi, non è solo un contenitore o un accompagnamento musicale, ma deve essere in grado di centrare, in un minuto e mezzo, l’anima dell’opera a cui si ispira. E per il pubblico italiano non esiste un risultato migliore di quello ottenuto dalla sigla di Dragon Ball Z. La opening, scritta da Alessandra Valeri Manera, cantata dalla incredibile voce di Giorgio Vanni e curata nelle melodie da Max Longhi e dallo stesso Giorgio Vanni, è tutto quello che una opening dovrebbe essere. Perché? Perché è riuscita a diventare un inno. Il ritornello della sigla che intona What’s my destiny Dragon Ball! Io so che tu lo sai Dragon Ball! Perché non c’è un drago che sia grande come te! è ormai scolpito nella mente di tutti.
La grande capacità di questa canzone è quella di travolgere il pubblico come un uragano. Le melodie rock-pop, il testo che inneggia alla forza, la dicotomia tra il bene e il male sono tutti elementi vincenti dell’opera di Akira Toriyama che però nella sigla italiana non si perdono, anzi, diventano i protagonisti assoluti. E per questo, cantare di Goku e del suo destino glorioso da supereroe protettore della Terra non è una semplice scelta, ma un obbligo. Il brano cantato da Giorgio Vanni, infatti, arriva dritto al cuore e ti prende per mano in un’avventura magnifica.
Forza ciurma, all’arrembaggio!
Per il pubblico maschile, ma non solo, più legato ai cartoni che parlassero di avventure, lotte e battaglie, un’altra sigla in italiano scolpita nella mente di tutti è quella di All’arrembaggio!. L’adattamento italiano di One Piece, noto lavoro del mangaka Eiichiro Oda, scritto nel 2001, ripropone il sodalizio musicale Valeri Manera, Longhi e Vanni, ma con una nuova aggiunta: Cristina D’Avena. La voce femminile della cantante, infatti, introduce i telespettatori al brano con: Salpiamo insieme per le rotte del grande blu! Poi nel ritornello le voci di Giorgio Vanni e di Cristina D’Avena si uniscono, accompagnate da un beat pop-funk davvero accattivante.
Come scordare le note che fanno compagnia a queste parole? Capitano tutti all’arrembaggio, questo grido è come un tatuaggio, che si incide dentro i nostri cuori di caparbi e furbi predatori. Capitano tutti all’arrembaggio, il tesoro non è più un miraggio, ma soltanto quando lo ritroverai allora lo vedrai! Ciurma forza all’arrembaggio, vincerà chi ha più coraggio! Forza tutti all’arrembaggio! Anche qui, la sigla non apre solo l’anime, ma fa capire al pubblico che andrà a immergersi in un viaggio fatto di scontri e di difficoltà, dove il Capitano, con la sua Ciurma, è un personaggio coraggioso capace di raggiungere i suoi scopi – il leggendario tesoro del One Piece, in questo caso. E il tifo per Rubber e i suoi compagni si canta con uno spirito quasi patriottico, di chi si fida ed empatizza con un intero gruppo di personaggi.

Dagli anni ‘80 ai primi anni 2000, la formula del successo
Alessandra Valeri Manera inizia a lavorare per Fininvest/Mediaset negli anni Ottanta. E da sempre i suoi lavori si riconoscono. Nel corso degli anni, però, anche le sigle da lei curate hanno visto un’importante evoluzione. Nel 1985, ad esempio, cura la stesura del testo della sigla di apertura dell’anime Occhi di gatto. Lo swing iniziale non si scorda, così come non si dimentica il ritornello che si sviluppa in armonia maggiore: O o o Occhi di gatto, o o o Occhi di gatto, un altro colpo è stato fatto! In questo caso l’impronta del compositore Ninni Carucci si sente eccome: il brano è un synth-pop tipico degli anni ‘80, caratterizzato da batteria elettronica, arpeggiatori e un basso sintetico rotante tipici del sound di quel decennio. L’evoluzione pop successiva, invece, è riflessa nei caratteri di altre due sigle tanto amate dagli italiani: sto parlando di Yu-Gi-Oh! e di Detective Conan.
Per entrambe, infatti, Max Longhi e Giorgio Vanni scelgono di proporre brani eurodance e pop. Lo si nota chiaramente nelle intro delle sigle, che sono molto simili: dopo la parte strumentale, parte un ritornello ricco di sintetizzatori e della novità dei cori, registrati a Cologno Monzese:Yu-Gi-Oh! Yu-Gi-Oh! Yu-Gi-Oh! Yu-Gi-Oh! That’s your name! Yu-Gi-Oh! Yu-Gi-Oh! Play the game! Yu-Gi-Oh! Yu-Gi-Oh! Keep going! In Detective Conan, mentre la sonorità resta simile, ciò che colpisce è il testo che, in questo caso, sintetizza alla perfezione la trama stessa: Conan, super detective con gli occhiali che dà la caccia ai criminali, ogni segreto svelerà, indagando ancora. Conan, che non commette mai uno sbaglio e centra sempre il suo bersaglio, ma la sua vera identità, non si sa tuttora. Il testo e la melodia chiariscono subito chi sia il protagonista e il suo ruolo nella storia, ed è proprio per questo motivo che il tutto funziona alla perfezione.
Falling in love
L’amore è ciò che ispira l’arte. Punto. Sia nei suoi aspetti positivi che in quelli negativi. Nel caso delle sigle dei cartoni animati, è il fulcro di tante opere, soprattutto di quelle rivolte a un pubblico prevalentemente femminile. E la grande intuizione di Mediaset, in questo caso, di affidare ancora una volta il compito a Cristina D’Avena e a Giorgio Vanni, la dice lunga. I due cantanti, infatti, mettono a segno due brani capaci di far ancora sospirare tutti. Entrambe composte da Franco Fasano, uno dei più grandi melodisti della musica leggera italiana, le due opening sono romantiche e struggenti allo stesso tempo. Piccoli problemi di cuore è l’adattamento italiano del manga Marmalade Boy ed è una sigla figlia degli anni Novanta. Inizia con un cantato quasi sussurrato che recita: Che cosa c’è? Che cosa c’è? Chiudo gli occhi e penso a te. Chissà se tu mi stai pensando ancora di più?, quasi ad indicare la delicatezza della prima esperienza amorosa e la sua totale novità. Il pubblico dell’anime all’epoca andava dai più piccoli fino agli adolescenti, che potevano rispecchiarsi in quelle emozioni e in una melodia così delicata.
Rossana, infine, è il canto d’amore per eccellenza. L’opening dell’adattamento italiano è affidata ancora una volta a Cristina D’Avena e Giorgio Vanni, che si uniscono in un duetto magistrale. Anche qui il testo sintetizza la trama incentrata sulla protagonista ma, soprattutto, è nel duetto dopo il secondo ritornello che rivive l’anima di una generazione. Le due voci dei cantanti, maschile e femminile, dialogano e si dichiarano i propri sentimenti, ricorrendo nuovamente a quel sussurrato intimo a cui fa seguito l’esplosione del ritornello. Rossana dai pensaci un po’ tu!, non è solo una richiesta di aiuto alla piccola Sana, ma è anche una preghiera che il pubblico le rimanda durante la visione: “Sana aiutami a dichiararmi, a farmi capire, a mostrare la mia vulnerabilità in maniera così chiara”.
Il mondo ha bisogno degli anime
Tanti associano la visione degli anime a una fase infantile o superata. In realtà, essi rappresentano, insieme alle loro sigle, una vera e propria capsula del tempo della realtà, perché sono frutti di un’epoca culturale ben precisa e, allo stesso tempo, parlano a un pubblico che ha bisogno di evadere, di sognare, di credere in un supereroe o in un gruppo di persone capaci di migliorare il mondo. In più, i numerosi temi che risiedono in essi e nelle loro opening – come l’amicizia, il viaggio interiore e l’amore – sono universali nel tempo e nello spazio. Ed è per questo che ancora oggi tutti le cantiamo non appena sentiamo il primo beat.
Layla Perroni
Seguici su Google News





