Cultura

Orchestra del XVIII secolo – Cappella Amsterdam: Le Stagioni di Haydn

L’ultimo capolavoro del compositore austriaco Franz Joseph Haydn, scelto per inaugurare la stagione concertistica Calliope all’Università degli Studi di Roma La Sapienza. 

L’ultimo lavoro del compositore austriaco F. J. Haydn, Die Jahreszeiten (Le Stagioni), vede luce nel 1801, in preciso bilico tra classicismo e romanticismo. Le due correnti artistiche sono fortemente presenti nella genesi de Le Stagioni, Oratorio in quattro parti per soli, coro e orchestra.

L’oratorio ha infatti predominanti elementi classicisti su una base strutturata sulla soggettiva dell’uomo, il cui punto di vista differenzia notevolmente la stesura di Haydn da Le Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi, opera incentrata invece sul mutare della natura, elemento predominante nella visione del compositore veneziano.

(F. J. Haydn, fonte: immagine web)

Haydn, insieme ai compositori Mozart e Beethoven, viene considerato parte della prima scuola di Vienna, ed è rispetto ai due colleghi che trova posto nell’esatta via di mezzo tra l’impeccabile classicismo di Mozart e lo struggente ed impetuoso romanticismo di Beethoven.

Questa netta posizione di Haydn trova decisa espressione nel suo ultimo, maturo capolavoro, con il quale passa simbolicamente il testimone a Beethoven, che non tentennerà ad esprimerne influenza e gratitudine nella sua Sesta Sinfonia, La Pastorale.

(Orchestra del XVIII secolo, fonte: immagine web)

Sul palco si dispone umilmente l’Orchestra del XVIII Secolo, fondata nel 1981 e pronta a regalarci ancora una volta un’impeccabile interpretazione, accompagnata dal coro Cappella Amsterdam, fondato nel 1990. Il fecondo sodalizio viene condito per l’occasione dalle voci soliste di Ilse Eerens (soprano), Marcel Beekman (tenore) e André Morsch (baritono) che con interpretazione ed empatia, accompagnano il pubblico durante tutta la rappresentazione musicale diretta da Marcus Creed

La circolarità dell’oratorio prevede un inizio primaverile, durante il quale gli assordanti tuoni dei timpani lasciano spazio alle melodie dal sapore bucolico descritte dagli archi. Un trionfante inizio, che vede il coro dei contadini osservare l’ultima neve sciolta dal tiepido sole primaverile, invocato a gran voce (“Dall’Ariete scende adesso su noi il raggio del chiaro sole“).

La primavera, timida, vede alternarsi recitativi, arie, cori ed un canto di gioia pervaso dalla tuonante ed imponente presenza dell’ingraziato Dio. La stagione che segna l’inizio di tutto, che avvicina i futuri innamorati Hanne (soprano) e Lukas (tenore) osservata dal più maturo Simon (baritono), la primavera che aleggia da foglia in campo, da aria in inno alla gioia, arriva alla lenta e calda estate.

I solisti, sicuri della complicità ormai costruita col pubblico, danno prova delle loro capacità vocali, a partire da una notevole pulizia e chiarezza, passando per una spiccata abilità per i cambi di registro, sino ad arrivare in alcuni momenti a confermare l’estensione vocale, in particolare per il tenore Marcel Beekman che dimostra l’agilità di riuscire a toccare, con grande padronanza, note appartenenti al repertorio dei castrati handeliani.

(Marcel Beekman, fonte: immagine web)

La peculiarità dell’Orchestra del XVIII secolo è quella di portare sul palco strumenti del 1700, rispettando così le partiture originali. 

Nell’oratorio di Haydn che ci viene proposto, ha sicuramente avuto la sua parte la fondamentale presenza del Fortepiano, che ha in parte contribuito a restituirci quell’atmosfera settecentesca prevista dal compositore austriaco. Simpatica ed acusticamente impeccabile anche la disposizione dei corni posizionati lateralmente quando richiesto, a dispetto dell’affiancamento frontale che non avrebbe reso possibile l’effetto immersivo di cui siamo stati invece deliziati.

(Fortepiano, fonte: immagine web)

Il dolce autunno ed il gelido e triste inverno seguono subito dopo l’intervallo. È ormai chiaro come Haydn abbia inteso evocare ogni momento fisico delle stagioni, fornendo ad ogni strumento sembianza di particella molecolare che solo nell’unione ci dona l’immensa immagine del tutto. Vediamo così alternarsi i tuoni dei timpani alla frizzante pioggerella espressa nel pizzicato degli archi, arcate lunghe ed estenuanti nei dilatati tempi estivi sino a tornare agli staccati dell’autunno e nuovamente ai tuonanti timpani invernali. Le tonalità ancora festose dell’autunno lasciano quindi spazio ad un registro minore, con varie dissonanze degne del più rigido inverno.

Concluso il cerchio si arriva nuovamente alla spinta dell’Ariete, all’inizio della primavera. Questa primavera è però diversa da quella che ha aperto il concerto: è una primavera più matura, ricca dell’esperienza acquisita durante l’anno, una nuova stagione che non ha dimenticato i sussulti dei mesi trascorsi e, pregna dei suoi ricordi, incede passo per passo verso un nuovo tiepido primo sole.

Haydn dimostra, in questa chiusura, di aver dentro di sè parte della corrente romantica, che sebbene non sia in lui mai esplosa, ha lasciato nette impronte nelle ultime sue opere.

A ringraziare dell’ascolto del capolavoro del compositore austriaco, esplode tutto il calore del pubblico italiano: gli applausi che già si erano presentati interminabili durante l’intervallo, dimostrano a conclusione del concerto un sentito spirito di gratitudine e complicità che lascia increduli e commossi i protagonisti sul palco. 

 

Eleonora Giulia Meloni

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