Cultura

Oro, incenso e mirra: il significato dei Doni dell’Epifania

Il 6 gennaio si celebra la festività dell’Epifania, durante la quale si rievoca il viaggio dei Re Magi che portano con se i Doni per il bambino Gesù appena nato: oro, incenso e mirra.

Il significato dei doni dei Re Magi

Doni dei re magi photo credits wikipedia
Doni dei Re magi

La tradizione cristiana vuole che durante la notte dell’Epifania i Re Magi abbiano seguano la stella cometa per giungere alla grotta del Bambino Gesù, il nuovo messia. I tre Magi portano con se alcuni doni preziosi per il nascituro, che celano ciascuno un particolare significato simbolico.
L’incenso, offerto da Gaspare, il più giovane dei Re Magi, è una resina ricavata dalla corteccia delle piante Burseraceae. Si tratta della resina il cui nome originario è franchincenso, proveniente dalla penisola iberica e dall’Africa nord orientale. L’incenso è stato utilizzato sin dai primordi dell’umanità durante le cerimonie religiose e i rituali. Infatti il fumo dell’incenso bruciato rappresentava un’offerta gradita agli dei.
La mirra viene donata al bambino Gesù da Baldassarre, il Maggio dalla pelle scura. Anche questa è una resina estratta dal tronco della Commiphora myrrha. Il termine mirra significa letteralmente “amaro”. Questa pianta è originaria della Somalia e dell’Etopia, ed è proprio questo il motivo per cui viene offerta dal Magio con la pelle più scura dei tre, proveniente da quelle zone. La mirra viene usata sin dall’Antichita per il culto dei morti. Quindi mentre L’incenso serve a simboleggiare la natura divina di Gesù, la mirra indica invece la sua Umanità.
Infine l’oro viene donato da Melchiorre, il più anziano dei tre Magi. Il suo nome significa re, e infatti il dono che porta con sè serve a ribadire il riconoscimento della regalità di Gesù. Da tempo immemore questo metallo, il più prezioso dei tre doni, viene associato alla luce, al sole e alla capacità di diffondere forza ed energia. Ogni civiltà della storia umana ha usato l’oro per glorificare i propri sovrani e dei.

Sonia Faseli

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