Una Battaglia dopo l’altra, il film anarchico e spericolato diretto da Paul Thomas Anderson fa il pieno di premi. 13 candidature e 6 statuette portate a casa, tra cui quelle per le più importanti categorie della cerimonia, come Miglior Film e Miglio regia. Il film con protagonista Leonardo Di Caprio, Benicio Del Toro e Sean Penn trionfa, un premio dopo l’altro, con un messaggio, anzi un grido, di speranza.
PTA: Un maestro del cinema
Paul Thomas Anderson trionfa finalmente agli Oscar 2026 con Una battaglia dopo l’altra, vincendo i premi per Miglior Film e Regia dopo 14 nomination in carriera. Nel suo discorso, il regista ha dedicato la statuetta ai figli, definendo il film una riflessione sulle colpe della sua generazione verso il futuro. Un appello accorato alla “decenza e al senso comune” che ha consacrato il suo cinema come il testamento artistico della serata. PTA è un maestro del cinema moderno, ha diretto film come Magnolia, nel 1999, The Master, con Jhoaquin Phoenix, e Il Filo Nascosto, con Daniel Day Lewis. Sperimentando, adattando, disfacendo e riavvolgendo, PTA maneggia sempre con occhio curioso e sperimentale le storie che ha difronte.

Il questo caso parliamo di una sceneggiatura non originale, tratta dal libro Vineland, di Thomas Pynchon. Il film, tanto quanto il romanzo, esplora il fallimento delle utopie degli anni Sessanta/Ottanta, la repressione politica, il suprematismo americano e il rapporto tra genitori rivoluzionari e figli. Gli Oscar premiano il genio, il pianoforte nevrotico che accompagna l’impresa, ma soprattutto la foga rivoluzionaria di chi cerca di cambiare il mondo, o almeno prova ad abitarlo. Di Una Battaglia dopo l’altra vince il messaggio politico antitrumpiano, anti ICE.
Sbaragliati i Vampiri di Sinners
“E ora andiamo a prenderci un Martini”. Dopo la rivoluzione per i migranti una sosta al bar degli Oscar è d’obbligo. Una battaglia dopo l’altra sopravanza Sinners di un paio di Oscar – 6 a 4 alla fine – e P.T. Anderson si concede la pausa relax da semi trionfatore.
La grottesca farsa anti Trump porta a casa l’Oscar per il miglior film, regia e sceneggiatura non originale (P. T. Anderson), montaggio, casting e miglior attore non protagonista per Sean Penn (assente in sala, novello Marlon Brando). Ryan Coogler e l’epopea vampiresca blues afroamericana di Sinners si “fermano” invece a quattro: sceneggiatura, colonna sonora, fotografia e miglior attore per Michael B. Jordan. Un manuale Cencelli venuto un po’ storto, insomma. Tanto a goderne è sempre la Warner che produce entrambi i film e che è stata acquisita dalla Paramount vicina a Trump (godeteveli perché, dicono, che film così non li produrrà più).
In Una Battaglia dopo l’altra c’è tutta la speranza di cambiare le cose, ma anche la disillusione di chi è troppo piccolo per farcela da solo. In quei meravigliosi 90 minuti in macchina del film, Anderson riduce la scena all’essenziale hitchcockiano e bolla a fuoco il cinema contemporaneo. A colpi di frenetici montaggi incrociati e lunghi piani sequenza in stile Cuarón il film entra nell’immaginario collettivo come una grandissima lezione sul cinema, sull’uomo e sul presente: sempre di corsa, disperato, irrimediabilmente ottimista.
Doriana Gatta





