Ieri, venerdì 23 maggio, un tribunale di Parigi ha condannato otto dei dieci imputati nel processo per la rapina ai danni di Kim Kardashian. I fatti risalgono alla notte tra il 2 e il 3 ottobre del 2016, quando i rapinatori avevano sequestrato l’imprenditrice e socialite statunitense, che si trovava nella capitale francese per la settimana della moda, nella sua camera dell’Hotel de Pourtalès.
I malviventi, travestiti da poliziotti, si erano introdotti nella stanza dell’influencer, portando via l’anello di fidanzamento dal valore di 3,5 milioni di euro che il rapper Kanye West le aveva donato. I criminali, non particolarmente esperti, si erano mossi in modo piuttosto maldestro ed erano stati individuati senza troppi problemi. Nonostante questo, la polizia non ha mai ritrovato la refurtiva, che ammontava a circa otto milioni di euro.
Rapina a Kim Kardashian: la banda dei «nonni rapinatori»

Alcuni imputati sono stati condannati a pene detentive e a un risarcimento pecuniario. Il presunto capo della banda, il sessantanovenne Aomar Aït Khedache, dovrà trascorrere otto anni in carcere, di cui cinque sospesi. Altre tre persone, invece, sconteranno in cella sette anni e, anche in questo caso, cinque anni saranno sospesi. Gli incriminati per la rapina erano nove uomini e una donna, di età compresa tra i trentacinque e i settantotto anni. Proprio per questo motivo, la stampa francese li aveva ironicamente ribattezzati «i nonni rapinatori».
Altri due uomini, che erano stati arrestati, non sono stati presenti al processo. Uno di loro è morto pochi mesi fa, mentre l’altro, di ottantuno anni, è gravemente malato di Alzheimer. Quasi tutti i membri del gruppo hanno un passato nella piccola criminalità locale e vantano soprannomi degni del miglior Diabolik, da “Omar il Vecchio” a “Occhi blu”.
Federica Checchia
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