Pallavolo

Pallavolo, gli scudetti si potranno assegnare? E le retrocessioni?

Lo stop forzato per l’emergenza coronavirus ha messo in difficoltà tutti i campionati italiani, inclusi quelli di pallavolo. In questo momento non è facile prevedere una data in cui sarà possibile tornare sui campi da gioco. Impossibile dunque agire sui calendari per incastrare le partite di campionato e quelle delle Coppe Europee. Le ipotesi si rivolgono quindi ad un cambio di formula o, peggio, all’annullamento della stagione. Scopriamo insieme cosa potrebbe succedere.

Pallavolo, le ipotesi per la Superlega

Dopo la consulta della Serie A3 maschile, si pensa al futuro di A2 e Superlega. Secondo quanto riportato nell’approfondimento del Giornale di Brescia, lunedì 6 aprile 2020 si discuterà e voterà per un eventuale ritorno in campo della Superlega (sempre che le condizioni lo permetteranno), fermando invece i campionati di A2 e A3. Infatti, il Consiglio di Amministrazione della Lega Pallavolo Serie A ha convocato per lunedì le tre consulte. Pare inoltre che per il massimo campionato italiano la direzione sia quella di un play off aperto alle squadre che vorranno giocare una seconda fase della stagione tra fine maggio e giugno.

Facendo tutte queste ipotesi però, sorge un quesito spontaneo: la Federazione omologherà il risultato di una stagione così disputata? Se non si chiuderà la regular e si opterà per un play off a quattro o otto squadre (ma con defezioni), lo Scudetto verrà assegnato regolarmente? A queste domande si aggiunge la questione di retrocessioni e promozioni. Nell’ipotesi dei play off, non vi sarebbero promozioni in Superlega e anziché due retrocessioni ve ne sarebbe solo una, con il ripescaggio della penultima in classifica, arrivando così alla prossima stagione con 12 squadre.

La complicata situazione dell’A2

Annullando le promozioni in Superlega, le squadre di A2 potrebbero disputare, al termine di ogni stagione per tre anni, play off che assegneranno punteggi-promozione. Dopo il triennio, i punti collezionati si trasformerebbero in contributi economici provenienti dalla massima serie. Inoltre, la squadra con più punti si candiderà alla promozione in Superlega. Dalla Serie A3 alla A2 ci sarà invece sono una promozione in tre anni, riducendo a 14 le squadre di A2.

Aldilà della questione logistica, il vero problema sarà a livello economico. L’emergenza sanitaria riduce gli introiti delle aziende che supportano le società di A2, con una conseguente diminuzione degli stipendi dei giocatori. Fra le garanzie da presentare per iscriversi al campionato di A2, verrà richiesta la certificazione del pagamento del 70% degli stipendi e non più del 100% come nelle stagioni precedenti. Altro capitolo spinoso sono le fideiussioni. Ora si attestano intorno ai 75.000 euro, ma i club di A2 auspicano si possano abbassare a quota 50.000. Inoltre, circa la questione del taglio degli stipendi ai giocatori, si parla di una decurtazione del 30% ma decisioni ufficiali non sono ancora arrivate. Viste tutte queste complicazioni, si potrebbe assistere ad un post-campionato ricco di ripescaggi, decisi purtroppo più dalla solidità economica che di gioco.

Pallavolo, contrasto a muro
Contrasto a muro nel match Firenze-Scandicci – Photo Credit: Innocenti / LVF

Serie A1 Femminile all’insegna dell’ordine sparso

Per quanto riguarda invece la Serie A1 femminile, i club non sarebbero d’accordo sulla direzione da prendere. Intanto, il Consiglio di Amministrazione della Lega Pallavolo Serie A Femminile ha rinviato a lunedì 6 aprile l’Assemblea del Consorzio, in attesa di conoscere le decisioni di Governo, CONI, FIPAV a livello italiano e di FIVB e CEV a livello internazionale. Infatti, lunedì dovrebbe svolgersi anche l’incontro del Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora con le più importanti Federazioni sportive italiane, tra cui quella di pallavolo. “Siamo all’insegna dell’ordine sparso” ha dichiarato ai microfoni di Bustoweb TV Piero Garbellotto, presidente dell’Imoco Volley Conegliano. “Da un lato c’è chi vuole chiudere tutto per chiudere appartamenti e farla finita qui con la stagione e forse sono la maggioranza delle società della Lega” ha rivelato il patron gialloblù, “e c’è una parte minore che invece vorrebbe dare una chiusura dignitosa a questo movimento“.

Garbellotto ha infatti sottolineato come ci siano tanti aspetti da valutare, perché “chiudere un campionato non è come spegnere la luce“. Lo stesso Garbellotto illustra le difficoltà: “Ci sono da valutare contratti di sponsorizzazione in corso, contratti televisivi e poi credo che vada data dignità al lavoro delle atlete“.

Capitolo Champions League

Il presidente del club veneto ha parlato anche della Champions League: in situazioni normali l’uscita dal torneo costa parecchio (multa di 100.000 euro a società e l’Italia precipiterebbe nel ranking). Ma in una condizione d’emergenza come quella attuale probabilmente la CEV non sarebbe così severa, anche perché tutti i campionati europei hanno lo stesso problema. “La Champions va chiusa in qualche modo. Se si tengono aperti i club per la Champions allora si possono tenere in piedi per una sorta di Final Four. Faccio un esempio: come si stabilisce la griglia per le Coppe europee? Se annulliamo il campionato, annulliamo anche retrocessioni e titolo. Sulle retrocessioni bisogna vedere anche cosa decide la federazione della Serie B“, perché sono “tante le cose che vanno incastrate” ha detto Garbellotto.

Nelle parole del presidente gialloblù ci sono tutte le perplessità legate al prosieguo della stagione, che ora più che mai è avvolto dall’incertezza. Nessuno conosce con esattezza la data in cui terminerà la quarantena e quindi non si possono fare programmi certi ma solo ipotesi. Bisogna monitorare costantemente la situazione e in base alla sua evoluzione si deciderà il da farsi, nella speranza che si possano presto riprendere le attività.

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