Cronaca

Ci sono anche italiani tra i coinvolti nello scandalo “Panama Papers”

Non solo celebri personaggi stranieri (tra cui anche la Regina d’Inghilterra) ma anche soggetti e realtà imprenditoriali italiane: i “Panama Papers” feriscono anche il Bel Paese.

Già si sapeva, da quando nel 2015 il Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi entrò in possesso del voluminoso fascicolo digitale contenente 11,5 milioni di file riguardanti personaggi e società che da tutto il mondo investivano i loro patrimoni in fondi offshore, per nasconderli al fisco nazionale. Anche molti italiani vi figurano.

Degli italiani coinvolti nei “Panama Papers” se ne è occupato l’Espresso di questa settimana, membro del Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi.
Anche “Report”, la trasmissione televisiva d’inchiesta ne ha realizzato un apposito servizio.

Chi sono alcuni degli italiani iscritti nei “Panama Papers”

Gli “inverstitori” italiani figuranti nei “Panama Papers” sono innumerevoli, da volti più noti, a persone non conosciute al grande pubblico.

  • Indigna la presenza di Vitrociset, un’azienda italiana che si occupa di difesa e sistemi elettronici nel settore civile e militare. Vetrociset fornisce servizi ad imprese e pubbliche amministrazioni. Per il governo italiano gestisce la sicurezza del traffico aereo, ma collabora anche con la Polizia di Stato,la Banca d’Italia, il Viminale e l’Agenzia delle Entrate. Un’azienda, quindi, che per i clienti con cui lavora e l’oggetto dei suoi incarichi dovrebbe differenziarsi per rispettabilità e trasparenza. Dai “Panama Papers”, invece «si arriva a stimare quasi un miliardo di dollari occultati in isola esotiche» (i Caraibi), scrive l’Espresso nella sua inchiesta.
  • Dai “Panama Papers” risulta che anche la famiglia Bonomi avrebbe attuato meccanismi per evadere le tasse. Con la società BI Invest Holding, la famiglia Bonomi avrebbe tre trust, “The George Trust”, “The Budda Trust” e “The 1987 Settlement Trust” tutti e tre conclusi nel 1987 da Carlo Bonomi a beneficio dei propri nipoti presso l‘isola di Jersey.
  • Incriminati dai “Panama Papers” sono anche i “Legionari di Cristo”. Si tratta di una congregazione religiosa maschile fondata nel 1941 e riconosciuta dallo Stato Pontificio.
    Il Legionari di Cristo erano titolari di una società offshore presso le Isole Bermuda che nascondeva i proventi delle attività, lecite, svolte dalla congregazione. La società è stata sciolta nel 2008, dopo che il “Legionari di Cristo” sono stati commissariati a seguito delle accuse di abusi sessuali a carico del fondatore Marcial Maciel Degollado.
  • Anche la famiglia Rovelli, fondatrice del gruppo petrolchimico “Sir”, fallito negli anni ’80, ricorre nei “Panama Papers”. Più precisamente, la famiglia Rovelli godrebbe di un trust istituito presso le Isole Cook, nel quale compare la grande villa in stile coloniale della famiglia.

Quali nomi l’Espresso rivelerà nei prossimi numeri?

Probabilmente questi sono solo alcuni delle più celebri realtà italiane rimaste incastrate dai “Panama Papers”. Tante altre potrebbero essere rivelate nelle prossime inchieste di l’Espresso, in possesso dei documenti. vedremo chi altro, anche fuori dal mondo dell’imprenditoria, rimarrà con i piedi nel fango.

Chi sarà il prossimo?

Di Lorenzo Maria Lucarelli

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