Ieri, domenica 12 ottobre, è andata in scena al Teatro Brancaccio di Roma la terza tappa di C’è da Ridere, il primo tour teatrale italiano interamente dedicato alla salute mentale. Paolo Kessisoglu è l’ideatore del progetto, promosso dall’associazione non profit C’è Da Fare (cedafare.org), da lui fondata insieme alla compagna, l’architetto milanese Silvia Rocchi, per integrare il sistema sanitario nazionale con iniziative di sostegno psicologico e neuropsichiatrico rivolte ai più giovani.
Ad affiancare il padrone di casa è stato il presentatore, autore e speaker radiofonico Marco Maccarini, che ha introdotto gli ospiti della serata, le comiche Alice Mangione e Marta Filippi, l’attore e conduttore Andrea Perroni, il cantautore Daniele Silvestri e la musicista IamOllie, al secolo Lunita Kessisoglu. È intervenuto sul palco anche il neuropsichiatra infantile Prof. Stefano Vicari – Responsabile dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza presso IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, nonché referente del progetto CDF Safe Teen di recente lanciato nella Capitale.
“C’è da ridere”, l’iniziativa benefica di Paolo Kessisoglu arriva al Teatro Brancaccio

Kessisoglu entra in scena accompagnato dalle note di (I Can’t Get No) Satisfaction dei Rolling Stones, che utilizza come spunto di riflessione per un confronto tra la musica ascoltata dai ragazzi di oggi e quella apprezzata dai genitori. Nonostante i linguaggi e le modalità diverse, a legare brani apparentemente agli antipodi tra loro è un sentimento comune: l’amore. Bisogno primario dell’essere umano, viene ricercato sin dall’infanzia all’interno della famiglia.
Famiglia che, talvolta, fatica a comprendere le esigenze di un bambino e, più in là, di un teenager. Entrare in sintonia con le canzoni che gli adolescenti amano può essere complicato, andare oltre e captare le eventuali richieste di affetto o di aiuto che possono celarsi dietro un verso strafottente o una porta sbattuta lo è ancora di più. Quella capacità di comprendere al volo le esigenze di un figlio -anche quando non sa ancora parlare- raccontata da Alice Mangione tende a scemare con la sua pubertà. Le parole diminuiscono, i silenzi si allungano, il divario generazionale aumenta e, proprio lì, si annidano i pericoli.
Gli interventi degli ospiti
Daniele Silvestri offre alla platea un assaggio di alcuni tra i suoi singoli più noti, Le cose che abbiamo in comune, Il mio nemico e A bocca chiusa. Parla (e canta) di una realtà complessa, quella odierna, e di come anche i più giovani stiano tentando di trovare il proprio posto nel mondo, esponendosi in prima linea su tematiche sociali. Il cantante romano ha, nel suo sconfinato arsenale, anche un pezzo chiamato Argentovivo. Presentato a Sanremo nel 2019, racconta la storia di tutti quei ragazzi che si sentono inadatti e “ingabbiati” dalla famiglia e da un sistema scolastico che mortifica e imprigiona, anziché aiutarli a spiccare il volo; così aderente alla narrazione della serata, peccato non averlo ascoltato anche in quest’occasione.
Marta Filippi va e viene dal palcoscenico nelle vesti di una tipica, seppur stereotipata, madre della Roma bene, più interessata a trattamenti estetici e all’apparenza che a un dialogo costruttivo con sua figlia; solo verso la fine dello show, dopo l’ennesimo no di “Clarissa”, la donna sembra prendere coscienza di un reale problema, e quel «Io per te ci sono» sussurrato con timidezza vale più di mille cene stellate e vacanze esotiche.
Le difficoltà nella comunicazione tra generazioni
Il Professor Stefano Vicari, con il supporto di Silvia Rocchi e a Marco Maccarini, prova a rispondere ad alcune domande del pubblico. Nelle sue risposte vengono toccati temi come la depressione, il suicidio e l’autolesionismo. Argomenti spinosi, terreni sconnessi sui quali un genitore -ma anche un esperto- può scivolare facilmente. Riconoscere i campanelli d’allarme è fondamentale; porsi in una condizione di ascolto verso gli adolescenti lo è ancora di più.
Kessisoglu torna protagonista per duettare con sua figlia, l’emergente IamOllie. I due eseguono il singolo Paura di me, presentato sul palco dell’Ariston qualche mese fa. La ventunenne Lunita è la più giovane in scena, e si nota. Forse, sarebbe stato interessante integrare lo show con la partecipazione di artisti o content creator in età adolescenziale, per “sentire anche l’altra campana” e creare un’occasione di confronto a tutto tondo tra generazioni.
Capirsi è complesso, comunicare -talvolta- quasi impossibile. Si tenta, però, ognuno con i mezzi che ha a disposizione, e C’è da ridere è uno spettacolo creato da un genitore, una mano tesa verso i propri figli e tutti i figli del mondo. D’altronde, come scrive Andrea Perroni nella sua lettera, destinata a un adolescente immaginario, a parlare è «un adulto che non ha capito niente della vita ma che, almeno, ci prova».
Federica Checchia





