Par, bogey e birdie, origini tra borsa e ballate

Una buona buca ed un rammarico sono divisi da un solo colpo, par o bogey, nomi immutabili che sembrano essere tali dalla nascita del gioco. Per 400 anni così non è stato, canzoni arcaiche ma non troppo dimenticate e termini borsistici hanno mutato radicalmente lo “Sport dei signori”.

Fino alla fine del 1800 il golf venne giocato senza un numero di riferimento di colpi con cui completare una buca, basandosi quindi solo sul numero effettivo di colpi tirati dai giocatori. Ciò si tradusse in numerosi match-play e nella registrazione dello score totale a fine giornata.
Pochi anni dopo il 1890 il Great Yarmouth Golf Club in Inghilterra fu il primo club ad assegnare un punteggio base per ogni buca del percorso, dopo che questo concetto fu introdotto, ma non reso ufficiale, dal Coventry Golf Club.
Proprio nel Coventry Golf Club l’innovativa idea venne in mente a Hugh Rotherham, uno dei giocatori di cricket più famosi del tempo, il quale era solito frequentare il club di golf della sua città. Questa idea piacque e venne praticata dagli altri membri del circolo, ma non venne mai resa ufficiale. Rotherham quindi è stato un giocatore finissimo di cricket, giocando per le squadre amatoriali e università più importanti d’Inghilterra, ma probabilmente, nello sport in cui credeva di essere meno incisivo , ha lasciato il segno più indelebile.

Hugh Rotherham
(Foto dal Web)

Il primato quindi spetta al Great Yarmouth Golf Club, ma non è intuitivo pensare che la inizialmente la parola più usata per descrivere il numero standard di colpi non fu “Par”, ma bensì “Bogey”. 
Ma cosa vuol dire Bogey? All’epoca spopolava una ballata chiamata “Here comes the Boogeyman” (tradotto: Ora arriva l’uomo nero) registrata poi su disco nel 1932; usata come deterrente per i bambini meno diligenti, e quindi tecnica popolare tra tutti gli adulti dell’epoca e non solo.
Da ciò venne l’idea di giocare le partite contro un ipotetico “Bogey man” che era in grado di completare ogni buca con un determinato numero di colpi, così il punteggio prestabilito venne chiamato appunto “Bogey score”.

PAR

William Doleman, l’uomo che si presume abbia giocato per la prima volta a golf in Canada nel 1854, era solito praticare i suoi colpi insieme a suo fratello A. H. Doleman, giornalista inglese. Proprio quest’ultimo intervistò due giocatori prima dell’Open Championship vinto da Young Tom Morris nel 1870 a Prestwick, in Scozia. I due giocatori in questione diedero la loro interpretazione del numero di colpi necessari e quello divenne il punteggio di riferimento per il Prestwick Golf Club.
Il giornalista allora mutuò dall’ambito azionario il termine che stava ad indicare il valore base di certe azioni e bond, chiamato “Par value”

Caricatura di A. H. Doleman
(Foto dal Web)

Per un periodo i termini “Bogey” e “Par” furono interscambiabili, il primo fu adottato maggiormente in Inghilterra, mentre il secondo negli Stati Uniti. Nel giro di qualche anno il gergo americano prese il sopravvento e ufficializzato dalla USGA nel 1911; venne quindi attribuito al bogey il significato attuale di un colpo sopra il par, essendo comunque la sua origine legata ad un immagine negativa come il “Boogeyman”.

BIRDIE, EAGLE, DOUBLE EAGLE/ALBATROSS 

Più semplice e lineare è l’origine del termine “Birdie”, il termine “Bird” (“Uccello” in inglese) nello slang americano di fine ottocento era sinonimo di “Eccezionale”. Da ciò deriva la pronuncia di questa parola in occasione di un ottimo colpo, che con il tempo si è trasformata nel termine golfistico “Birdie”.
Una buca giocata due colpi sotto il par venne definita “Eagle” (ossia “Aquila”), per continuare sulla scia dei termini ornitologici, in onore dell’animale simbolo degli Stati Uniti.
Un colpo ancora migliore, e raramente messo a segno, finendo una buca con 3 colpi in meno del par ha ancora oggi due nomi entrambi corretti: l’americano “Double Eagle”, e, tanto per non lasciare tutti i meriti agli Stati Uniti, la versione inglese “Albatross”.

Le origini del golf sono scenografiche, quasi surreali. Oltre ad un tempo in cui tutto sembra compassato solo per il fatto di esserci lontano, si aggiunge l’eleganza di una mazza che fende un’erba grigia, con coppole nere sui capi di chi fa scivolare una sfera compatta su uno spago invisibile, sperando che scenda e scompaia dalla vista; un Boogeyman che scompare.

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