Paul Brown è sicuramente una delle figure più importanti quando si parla di football americano. È anche grazie alla sua influenza che questo sport è diventato il più seguito negli Stati Uniti d’America.

L’allenatore, e anche proprietario, è stato votato come il più grande innovatore della storia del football da una giuria, su scala nazionale, composta da esponenti dei vari media.

Paul Brown si è piazzato al primo posto con 2.359 punti, davanti a Pete Rozelle, il quale ha totalizzato 2.227 punti.
Proprio quest’ultimo è considerato il miglior commissario NFL della storia.

Brown riuscì a mettere in pratica alcune modifiche che tuttora sono utilizzate nel football professionistico, come: l’uso dei filmati per studiare le tattiche avversarie, la protezione facciale da indossare insieme al casco ed un collegamento radio diretto tra quarterback e staff in panchina.

Vincente fin dalle sue prime esperienze a livelli giovanili, nei college e nelle unità militari, è stato il primo a capire l’importanza dell’istituzione di uno staff tecnico a tempo pieno e di un sistema di scouting all’avanguardia per la ricerca di nuovi talenti.
Ben presto, molti proprietari decisero di investire in questo senso per cercare di aumentare il livello di competitività.

Jim Brown, leggenda dell’NFL ed ex giocatore di Paul, ha sempre avuto profonda stima e ammirazione per quello che fu l’head coach in grado di farlo diventare un campione.

“Nelle squadre allenate da Paul Brown c’era ogni volta qualcosa di nuovo”.

Vincere era l’unica cosa che gli riusciva meglio, non a caso è riuscito a totalizzare una serie incredibile di successi.
Mickey McBride, proprietario del team di Cleveland, scelse di denominarli Browns proprio in suo onore.

Prima di approdare in NFL, i Cleveland Browns facevano parte dell’AAFC, nella quale riuscirono a vincere tutte e quattro le stagioni disputate, totalizzando 47 vittorie e 4 sconfitte.
Paul Brown, in questi anni, riuscì nell’impresa di far brillare stelle come Marion Motley e Bill Willis, giocatori afroamericani che a causa del razzismo non erano mai riusciti ad affermarsi in questo sport.

Nel 1950, in seguito alla dissoluzione della AAFC, l’NFL decise di ammettere all’interno della competizione i Browns, i 49ers ed i Colts.
Il coach si dimostrò fin da subito più avanti rispetto ai suoi colleghi, riuscendo non solo a battere gli Eagles, campioni in carica, alla prima giornata, ma vincendo anche il titolo contro i Rams alla loro prima stagione in NFL.

Nelle successive 5 stagioni (dal 1951 al 1955), i Browns riuscirono ad arrivare sempre a giocarsi l’NFL Championship, riuscendolo a vincere però solo in 2 occasioni (nel 1954 e nel 1955).
La stagione più fallimentare di Paul Brown fu quella del 1962, dove totalizzò 7 vittorie, 6 sconfitte ed 1 pareggio. Fu proprio durante questa stagione che l’head coach venne licenziato dal nuovo proprietario del team, Arthur Modell.
In totale, durante gli anni di Brown, il team di Cleveland totalizzò 111 vittorie, 44 sconfitte e 5 pareggi.

Nel 1967, venne inserito nella Pro Football Hall of Fame.

Successivamente, fondò i Cincinnati Bengals, team nel quale continuò ad allenare dal 1968 al 1975. Con il team di Cincinnati, vinse 2 titoli divisionali e riuscì a raggiungere i playoff per 3 stagioni, totalizzando 48 vittorie e 36 sconfitte.

Lo stesso Pete Rozelle, secondo in questa speciale “classifica”, aveva profonda ammirazione nei confronti di Paul Brown.

“Tutti nel mondo del football sono stati condizionati da Paul Brown, chi consapevolmente e chi no. Le sue idee innovative hanno cambiato questo gioco”.

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Foto in copertina: AP

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