Nello sconfinato catalogo musicale dei Beatles, Let it Be è senza dubbio una delle canzoni più amate dal pubblico, nonché una delle più pregne di significato e simbolismo. Con la sua inconfondibile melodia e il confortante ritornello, il brano, registrato nel 1969 è diventato nel tempo un vero e proprio inno universale di speranza. Il singolo venne pubblicato nel 1970, come parte dell’omonimo album in studio, l’ultimo dei Fab Four. Le cose, per la band, non andavano particolarmente bene: George Harrison e Ringo Starr erano spazientiti dalle continue liti, John Lennon era già mentalmente altrove e solo Paul McCartney, che oggi spegne ottantaquattro candeline, stava tentando di ricucire un legame ormai strappato. In quest’ottica, dunque, il pezzo potrebbe essere interpretato anche come un canto d’addio, rassegnato e malinconico, ma non necessariamente triste, per un periodo d’oro ormai giunto al termine.
Il pezzo raggiunse la prima posizione in classifica negli Stati Uniti, in Australia, Italia, Norvegia e Svizzera, e la seconda posizione nel Regno Unito. Fu, di fatto, l’ultimo singolo pubblicato prima dello scioglimento del gruppo; sia il disco che il singolo The Long and Winding Road uscirono infatti quando i Beatles non erano più in attività. Fin dal suo debutto, nonostante le tensioni che hanno accompagnato la sua realizzazione, Let it Be ha ispirato artisti di ogni genere, da Aretha Franklin a Joan Baez, a Mina, che ne hanno realizzato delle cover, ed è diventato la colonna sonora di grandi e piccoli eventi in giro per il mondo: un filo sonoro invisibile che, anche a distanza di decenni, unisce storie e generazioni diverse.
Il sogno che ispirò “Let it Be” a Paul McCartney
Tutto ebbe inizio con un sogno. Nel 1968, McCartney stava attraversando un periodo decisamente turbolento: i Beatles erano spaccati da tensioni interne, e il rapporto personale e lavorativo tra i membri andava velocemente sgretolandosi. In questo tumulto di pensieri, una notte a Paul apparve in sogno sua madre Mary, venuta a mancare per un tumore quando lui era appena quattordicenne. La donna, rassicurandolo, pronunciò poche parole, ma decisive per la carriera e la vita di suo figlio: «Let it Be». Al suo risveglio, il musicista aveva avvertito una sensazione di pace interiore che sentiva da molto, molto tempo. D’istinto, si mise a scrivere, e il resto è storia.
Parlando con James Corden durante la sua puntata di Carpool Karaoke, nel 2018, Macca ha confermato la storia: «Negli anni Sessanta feci un sogno in cui mia madre, che era morta, mi apparve in sogno e mi rassicurava, dicendomi: “Andrà tutto bene. Lascia che le cose vadano come devono andare”…».
Per anni, i fan hanno pensato che il verso «When I find myself in times of trouble, Mother Mary comes to me. Speaking words of wisdom, let it be…» si riferisse alla Vergine Maria, ma McCartney ha sempre confermato che si trattasse in realtà di sua madre, Mary. Non ha mai escluso, però, che il brano possa avere anche una lettura spirituale, per chiunque desideri interpretarla in questo modo. Il bello della musica, dopotutto, è proprio il fatto che ognuno possa “sentirla” in base ai propri bisogni, e il significato intrinseco di Let it Be risiede tutto in questo: anche nei momenti più oscuri, anche nella solitudine e nello strazio, qualcuno, o qualcosa -anche una canzone- verranno a offrirci conforto. Solo così, alla fine, impareremo a lasciar andare.
Federica Checchia





