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Per la prima volta, in India le persone transgender si arruolano in Polizia

L’India è come un mosaico. “Un mosaico sociale, complesso ma non caotico“. Un assunto audace che connota la travagliata storia del Paese in maniera accettabile, se si pensa a quanto sia eterogeneo il subcontinente. Una diversità che si riscontra nella popolazione, composta dalle centinaia di tribù ed etnie diverse, mescolate con la popolazione residente, fino a generare un melting-pot simile a quello degli Usa; nella lingua, considerato che sono 22 quelle riconosciute, e nella società, radicata nel passato ma contemporaneamente volenterosa di conquistarsi un futuro progressista. L’India è quel Paese in cui ogni 15 minuti una donna subisce violenza sessuale, ma anche quello in cui si concentra uno dei movimenti femministi più forti e determinati nell’adoperarsi per aiutare le donne, soprattutto nelle zone rurali, ad emanciparsi sotto tanti punti di vista, dal lavoro alla famiglia. Nonché il Paese in cui il sistema delle caste determina in modo assoluto il grado di importanza di un essere umano rispetto all’altro, e contemporaneamente quello in cui arriva una notizia che va ad abbattere proprio il pregiudizio, parlando di conquista di diritti civili per la comunità transgender. La stessa che, questo mese, per la prima volta in India, è stata accolta nel corso che le rende agenti di polizia. I nuovi allievi transgender sono 13, e “hanno tratti di grande umanità e una notevole capacità emotiva, conoscono la vita dall’altra parte della legge”, ha detto orgoglioso Durgesh Awasthi, capo della polizia nello stato indiano del Chhattisgarh, sottolineando che “alcuni di loro si dimostreranno i migliori poliziotti che abbiamo mai arruolato”.

Come per tutte le cose, il traguardo è stato raggiunto dopo un percorso duro e faticoso, parte di quel lavoro fatto nel dipartimento insieme a Vidya Rajput, 43enne leader della comunità transessuale della città di Raipur, che al Guardian ha spiegato quanto per lei “i poliziotti sono sempre state figure rassicuranti che aiutavano i cittadini. A lungo mi sono chiesta perché non potevamo farne parte e mostrare il nostro valore e la nostra utilità alla società”. Un appello cui, in 27 Paesi, studiando per la parte teorica e fisica, hanno risposto tutte quelle persone che, nella maggior parte dei casi, non avevano neanche l’abbigliamento e le scarpe adatte. “Tutti devono rendersi conto che le loro esistenze sono state finora piene di negatività, isolamento e solitudine” – ha aggiunto Rajput – e improvvisamente sono stati chiamati a raccogliere le loro riserve emotive per farcela. E l’hanno fatto”. Partecipare non è stato semplice. Le reclute hanno dovuto affrontare povertà, pestaggi dei genitori, sfratti dei proprietari e molestie: lo racconta l’Hindustantimes, citando quella volta di 2 anni fa, quando la 23enne Tanushree Sahu compilò il modulo per candidarsi come agente di polizia a Chattisgarh, e a casa scoppiò l’inferno. Colpa di quell’ ‘errore’ nel selezionare la categoria transgender al suo interno: il fratello la aggredì, ferendola prima alla testa, e poi cacciandola di casa nel cuore della notte. Ripudiata anche dai genitori, Sahu si trasferì da un amico, senza abbandonare il suo sogno: ora è tra le 13persone transgender che la polizia di Chhatisgarh ha reclutato. Una vittoria che se da un lato la definisce “chhakka” – come i genitori l’hanno chiamata, accompagnando al termine dispregiativo, frasi come “vorremmo che fossi morta” – dall’altro le ha restituito il merito del coraggio e della determinazione dimostrata anche quando era più facile mollare. Al magazine indiano, ha riferito che sta solo “aspettando con impazienza il giorno in cui uscirò con l’uniforme della polizia. So che la mia famiglia si vergognerà di me, ma non mi importa più. Mi importa solo del giorno in cui potrò difendere coloro che hanno subito un torto, allora sarò davvero orgogliosa di me stessa”. E ha aggiunto: “Gli attacchi ai transgender sono un evento frequente ed impunito. Perché le persone trans hanno paura di andare alla stazione di polizia, temono di essere scherniti. Voglio contribuire a cambiare questa situazione per sempre”.

Dal 2014 la comunità Lgbt+ non è più discriminata dalla legge, ma l’integrazione è ancora molto lenta e difficile nel paese: la comunità transgender è stata spesso colpita, anche dalla polizia stessa. In pochi hanno un lavoro considerato accettabile dal resto della società, mentre in altri paesi molti si vedono ancora esclusi da un sistema di caste che esiste e si fa sentire. Non nello stato del Chhattisgargh però, dove hanno avuto un sindaco eletto a Raigarh e un ospedale che accoglie transgender. Tutto in modo assolutamente coerente per un Paese come l’India, con le sue rette parallele che non si incontrano mai.

Francesca Perrotta

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