L’odore della notte è stato e continuerà ad essere un unicum nel panorama del cinema italiano. Così come lo è stato Claudio Calligari. Un regista che, con il suo talento e la sua visione artistica, ha dato vita a solo tre lungometraggi in 40 anni di carriera. Tre capolavori, ma solo tre. E l’odore della notte riassume la capacità innata di Calligari di saper raccontare la sua città, i suoi anni e la sua esistenza. Un neorealismo post-classico potremmo definirlo. Il regista che, più di tutti, è riuscito ad avvicinarsi all’immensità di Pasolini ma con una differenza evidente. Se la borgata proletaria pasoliniana di fine anni Sessanta era sognante, dove tra prostituzione e giornate passate al bar come in Accattone si guardava anche in modo positivo al futuro, il proletariato messo in campo da Calligari è sporco, rivoluzionario e anarchico. Non c’è via d’uscita, si mangia o si viene mangiati. Ma soprattutto, lì, non c’è differenza tra bene e male. Diventano concetti personali e relativi che proliferano tra il sovversivismo di una Roma in cui aleggia forte l’impronta criminale. E lo fa attraverso il grottesco, un registro che diventa ironico che prende in giro e si fa gioco dell’alta borghesia romana e dei paradossi di un impossibile riscatto sociale della borgata proletaria. Restaurato in 4K da CSC – Cineteca Nazionale in occasione dei suoi venticinque anni, è l’occasione perfetta per recuperare un capolavoro del nostro cinema di genere.
L’odore della notte: La banda delle ville

Liberamente ispirato a Le notti di Arancia Meccanica di Dido Sacchetti, L’odore della notte racconta la storia di Remo Guerra (Valerio Mastandrea), un poliziotto che, tra il ’79 e l’83, passa le sue notti a rapinare le facoltose famiglie dell’alta borghesia romana di ritorno da serate mondane. Fanno parte della sua banda anche Maurizio (Marco Giallini) e Roberto (Giorgio Tirabassi). I colpi messi a segno porteranno alla banda una certa fama, fino ad essere rinominata dalla stampa “la banda delle ville”. Tra una rapina all’altra, tra cui quella iconica ad un Little Tony che interpreta sé stesso, Remo si rende conto che la fine è sempre più vicina. Ma non riesce a sottrarsi al suo destino, la tentazione del brivido è troppo forte. È inutile girarci intorno. Quelli di Calligari sono tre film capolavori, tre capisaldi fin troppo ignorati del nostro cinema e L’odore della notte non è da meno. Risulta difficile anche la sua collocazione in questo o quel filone cinematografico. Come detto, è un unicum nel cinema di genere e, forse, risulta più semplice individuare le sue ispirazioni e i richiami. A partire, in modo più ovvio, al cinema di Scorsese e alle citazioni sparse nel film stesso che tanto si rifà al genere gangster americano. Ma è altrettanto evidente che il poliziottesco italiano anni Settanta sia l’attrazione principale. Registi come Enzo Castellari, Umberto Lenzi o Fernando di Leo aleggiano totalmente nel film, mischiandosi e mescolandosi uniformemente con un cinema scorsesiano. Il personaggio di Remo ricorda tantissimo il poliziotto integerrimo alla Jean Pier Belmondo (soprattutto nel finale) o i volti stoici e magnetici alla Gian Maria Volonté. Mastandrea, nella sua migliore interpretazione in carriera, accompagna l’intero film con la sua voce fuori campo, in un flusso di coscienza di un uomo tormentato.
Claudio Calligari
L’odore della notte è un film fuori dal suo tempo. Aleggia ancora nell’aria del nostro cinema come una goccia d’olio in mezzo all’acqua. Proprio come fu per Calligari, che anticipò di almeno vent’anni una tendenza cinematografica che oggi ritroviamo, se vogliamo, nella nuova scuola realista dei giovani cineasti italiani. Ma film del genere rimangono inimitabili e inavvicinabili per la loro forza nel saper raccontare il realismo di una società che sapeva così bene, e sa ancora oggi, nascondere sotto il tappeto il suo marciume. Forse proprio per questo Calligari girò solamente tre film nella sua carriera. Non è mai stato capito fino in fondo o, forse, non si è voluto capirlo di proposito. Solamente Andrea Pazienza raggiunse tali livelli di realismo ancorato al suolo attraverso un medium tanto diverso quanto simile a quello cinematografico, il fumetto. Claudio Calligari manca terribilmente ogni giorno. Manca la sua capacità di tradurre in cinema la strada, la borgata romana, i suoi protagonisti e le sue sfaccettature più autentiche. Claudio Calligari serviva ancora.
Alessandro Libianchi
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