Il 6 dicembre la corte costituzionale romena ha annunciato l’annullamento delle elezioni presidenziali in Romania, il cui secondo turno era previsto l’8 dicembre, a causa del sospetto di interferenze russe.
“L’intero processo elettorale delle presidenziali è stato annullato per garantire la validità e la legalità dello scrutinio”, ha affermato la corte in un comunicato.
Secondo la Corte, i documenti desecretati mostrano il coinvolgimento della Russia nell’influenzare gli elettori romeni attraverso una campagna di propaganda online anti-occidentale a sostegno di Georgescu. Descrivono anche diverse irregolarità nel finanziamento della campagna elettorale di Georgescu. La piattaforma che sarebbe stata più utilizzata per questi scopi sarebbe TikTok: proprio per questo motivo giovedì la Commissione Europea aveva ordinato di conservare tutti i dati sul funzionamento dei propri sistemi di raccomandazione di contenuti sulle contestate elezioni presidenziali romene.
Spetta ora al governo fissare un nuovo calendario per le presidenziali.
Cosa era successo alle prime presidenziali in Romania
Al primo turno del 24 novembre era arrivato in testa a sorpresa, con quasi il 23 per cento dei voti, il candidato di estrema destra Călin Georgescu, filorusso e contrario agli aiuti all’Ucraina.
Georgescu aveva fatto un deciso passo avanti nei sondaggi nei giorni appena precedenti al voto, dopo che era diventata virale su TikTok una campagna contro gli aiuti a Kiev. “Il popolo romeno ha gridato forte e chiaro che vuole la pace”, ha affermato la sera del 24 novembre, dopo l’annuncio dei risultati.
Al ballottaggio dell’8 dicembre Georgescu avrebbe dovuto sfidare un’altra candidata inattesa, la centrista Elena Lasconi.
Era stato invece escluso il primo ministro filoeuropeo Marcel Ciolacu, considerato il favorito del voto ma arrivato solo terzo.
Il Partito socialdemocratico (Psd) di Ciolacu ha invece ottenuto la maggioranza relativa nelle elezioni legislative del 1 dicembre, caratterizzate da una grande avanzata dell’estrema destra.
Il Psd ha ottenuto più del 22 per cento dei voti, ma i tre partiti di estrema destra hanno superato complessivamente il 31 per cento, il triplo rispetto alle precedenti elezioni del 2020





