Piccole Donne, un grande classico adattato al cinema dall’omonimo romanzo di Luisa May Alcott, pubblicato per la prima volta nel 1869. Oggi prendiamo spunto per parlarvi di questa storia proponendovi la versione diretta da George Cukor nel 1933, indicata tra i migliori dieci film dell’anno dal National Board of Review of Motion Pictures.
Piccole Donne è una commedia in costume ambientata durante la Guerra di Secessione americana. Etichettata come classico per un pubblico femminile, noi crediamo invece che quantomeno le versioni cinematografiche possano (e debbano) essere viste anche dal pubblico maschile. D’altronde esistono una moltitudine di film con protagonisti esclusivamente maschili che il pubblico femminile guarda. Per quale motivo non potrebbe valere lo stesso discorso al contrario?
Piccole Donne, una storia su sogni e resilienza
Se al pensiero di guardare Piccole Donne dovesse stamparsi una risatina sul vostro volto barbuto sappiate che non per forza una storia con protagoniste femminili deve parlare di cose frivole. Piccole Donne è una storia di formazione incredibilmente contemporanea che racconta di come quattro giovani donne senza figure maschili di riferimento si rimboccano le maniche per lavorare, superare le difficoltà e seguire i propri sogni. Alla ricerca della propria identità e dei propri valori, le sorelle March cercano di crearsi un futuro che possa accontentare gli schemi dettati dalla società dell’epoca senza però rischiare di perdere loro stesse.

Tante versioni della stessa storia
La prima versione cinematografica del classico firmato Louisa May Alcott risale al 1918. Alcune scene di questo film muto furono girate proprio nella casa dell’autrice, morta nel 1888. Fu poi la volta del film del 1933, per cui Katharine Hepburn, nel ruolo di Jo March, l’anno successivo vinse come Miglior Attrice alla Mostra internazionale di arte cinematografica di Venezia. Nel 1949 Mervyn LeRoy diresse un remake con Elisabeth Taylor e Janet Leigh. Successivamente nel 1994 arrivò la versione diretta da Gillian Armstrong con Winona Ryder come Jo, Claire Danes come Beth e Kirsten Dunst nei panni della piccola Amy. La miniserie BBC del 2017 con Maya Hawke, la figlia di Uma Thurman e Ethan Hawke, riaccende l’interesse contemporaneo per la storia. Nel 2019 esce al cinema l’ultima versione diretta da Greta Gerwig con Emma Watson, Saoirse Ronan e Florence Pugh.

Piccole donne dalle grandi aspirazioni
Fin da piccole ci viene inconsapevolmente insegnato ad ambire a beni materiali e ad una stabile relazione romantica che possa farci diventare delle rispettabili signorine. Lo fanno i cartoni, lo fanno i giocattoli, lo fanno i libri. Mentre i bambini vengono indotti a cercare l’avventura, ad esprimersi artisticamente, a mettersi in gioco e scoprire i perché dietro dinosauri e scienza, alle bambine viene detto tra le righe che devono fin da subito imparare ad accudire bambolotti, aiutare le mamme in casa, essere sempre educate e composte.
Un libro e poi film, Piccole Donne, che invece fin dal 1869 grida che le ragazze non devono fermarsi a quello. Ognuna delle sorelle March trasporta nel proprio personaggio un fondamentale insegnamento, valido per chiunque. Non importa quale sia il tuo obiettivo e quanto controcorrente possa o meno andare, la cosa importante è perseguirlo per la tua realizzazione personale.
Perché Piccole Donne a Natale?
La storia ha inizio la vigilia di Natale e termina lo stesso giorno dell’anno successivo. Nel corso di dodici mesi le sorelle March maturano, affrontano e superano insieme le difficoltà e i dolori della vita. Lasciano da parte quella lente sfocata dalla quale guardavano il mondo da bambine, si scontrano con le regole della società. Capiscono profondamente il senso e l’importanza della famiglia, ma soprattutto inseguono i loro sogni e comprendono che hanno la capacità e la forza per farcela da sole. Riscoprire il senso di Piccole Donne, o farlo cogliere ad una piccola donna, è forse tra i regali di Natale più importanti che si possano ricevere.
Le donne hanno una mente, un’anima e non soltanto un cuore. Hanno ambizioni e talenti e non soltanto la bellezza. Sono così stanca di sentir dire che l’amore e la famiglia sono le uniche cose per cui è fatta una donna.

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Articolo a cura di Eleonora Chionni





