Musica

Pierangelo Bertoli, la carriera e l’impegno politico

Pierangelo Bertoli nella sua carriera è stato considerato un cantastorie. Una figura di spicco della canzone d’autore italiana, spaziando dalla musica popolare al rock. I suoi testi sono diretti e densi di riferimenti sociali e politici. Colpito dalla poliomielite durante l’infanzia, ha colpito fin da subito l’immediatezza dei messaggi e la sincerità dell’ispirazione delle sue canzoni.

Pierangelo Bertoli: l’inizio della carriera musicale

Copyright Globalist

Nonostante la presenza della carrozzina, Bertoli visse un’infanzia normale ma priva di beni superflui. In casa non c’era neppure la radio e la passione musicale di Pierangelo venne dall’esterno: il gruppo del fratello si riuniva proprio nella cantina di casa Bertoli per suonare. Pierangelo conosceva la discografia di alcuni cantanti famosi, ma non sapeva suonare nessuno strumento e non conosceva minimamente le doti e le varie tecniche interpretative. Intorno ai venticinque anni alcuni amici gli prestarono una chitarra e in pochissimo tempo Pierangelo Bertoli imparò a suonarla, diventando il suo strumento di riferimento. Dopo un anno come autodidatta, cominciò a comporre le prime musiche per alcune canzoni già scritte nella parte testuale. Dapprima le suonò di fronte agli amici e poi davanti a platee sempre più vaste, soprattutto in occasione di feste di paese e di partito. Il legame con la sua terra d’origine gli fece comporre numerose canzoni in dialetto sassolese.

I primi dischi con il Canzoniere Nazionale del Vento Rosso

Nei primi anni 1970, Bertoli entrò nell’Unione Comunisti Italiani, poi Partito Comunista Italiano, e con altri musicisti militanti del partito formò il Canzoniere Nazionale del Vento Rosso, pubblicando con la casa editrice del partito stesso, ‘Servire il popolo’, alcuni 45 giri tra il 1973 ed 1974: “Marcia d’amore/Per dirti t’amo”, “Scoperta/Marcia d’amore” e “Matrimonio/L’autobus”. Nel 1974 venne dato alle stampe anche il primo album, “Rosso colore dell’amore” che contiene dodici brani, comprese tre canzoni uscite poco prima su singolo: Per dirti t’amo, L’autobus e Marcia d’amore. Questo disco venne stampato anche in Germania Ovest, a cura del Kommunistische Partei Deutschlands, e ciò comportò una tournée che toccò Monaco di Baviera, Francoforte, Colonia, Düsseldorf e Zurigo. Il tour proseguì in Italia, nella forma di teatro/canzone che alternava brani musicali con monologhi di Bertoli.

Sempre in quel periodo venne pubblicato il secondo LP, “Han gridato scioperiamo” sempre a nome del Canzoniere Nazionale del Vento Rosso. Bertoli suona e partecipa ai cori senza essere accreditato; inoltre è autore di tre canzoni, tra cui una prima versione di “Eppure soffia” con un testo molto diverso e con il titolo “Mario Lupo”. Scioltosi il Canzoniere del Vento Rosso, nel 1975 Bertoli radunò alcuni amici musicisti e realizzò un nuovo disco, “Roca Blues” prodotto dal presidente della squadra di calcio della Sassolese, Giovanardi.

Bertoli e il successo

Pierangelo Bertoli esordisce discograficamente nel 1976 con l’album “Eppure soffia“. L’anno seguente lo vede pubblicare “Il centro del fiume” e nel 1978 pubblica una raccolta di canzoni in dialetto, “S’at ven in ment“. Ma è nel 1979 che ottiene il successo, con “A muso duro“, Bertoli realizza il suo primo manifesto poetico, ma è “Certi momenti“, del 1981, a portarlo in classifica, grazie anche al successo radiofonico di “Pescatore“, un brano cantato in duetto con Fiorella Mannoia.

Nel 1986 celebra i dieci anni di carriera con “Studio & Live“, un doppio album che contiene mezze canzoni registrate in studio e mezze in concerto. Nel 1987 nasce il progetto “Canzoni d’autore” un omaggio a quei cantautori, vecchi e nuovi, della scena italiana. “Tra me e me“, del 1988, e “Sedia elettrica“, del 1989, sono due lavori che chiudono un periodo artistico.

La partecipazione al Festival di Sanremo

Il 1990 lo vede pubblicare l’album “Oracoli“, una sorta di ripartenza, e il cui singolo “Chiama piano“, è cantato in duetto con Fabio Concato. Bertoli non ha mai partecipato al festival di Sanremo e nel 1991 prende questa decisione coraggiosa: partecipare alla più importante kermesse musicale italiana. Una manifestazione lontana anni luce dalla linea ideologica ed artistica che ha sempre guidato l’attività del cantautore, da sempre contrario alla progressiva esaltazione degli aspetti edonistici che la musica commerciale andava assumendo.

Messa da parte l’ideologia, l’obiettivo di Bertoli è molto chiaro e preciso: far conoscere dal palcoscenico più popolare della canzone italiana un brano inusuale e suggestivo, “Disamparados (Spunta la luna dal monte)“, presentandolo insieme al gruppo sardo dei Tazenda. Un’azione fatta per recuperare le tradizioni folcloristiche ed etniche in un momento in cui questo tipo di scelta artistica non era ancora di moda. A sorpresa, arrivano quinti nella classifica finale ed ottengono un grande successo commerciale. “Spunta la luna dal monte” intitola poi un album che raccoglie il meglio della produzione recente del musicista di Sassuolo, diventando uno degli album più venduti della musica italiana, ricevendo il disco di platino. Il cantante e autore emiliano contribuisce anche al lancio del conterraneo Luciano Ligabue, che spesso lo ricorderà nei suoi concerti.

Bertoli e l’impegno politico

Dopo il successo di “Disamparados”, nel 1922 Bertoli torna sul palco dell’Ariston senza tradire i suoi principi con il brano “Italia d’oro”. Infatti questa è una canzone di denuncia dei malcostumi nazionali, anticipando lo scandalo di Tangentopoli che di lì a poco avrebbe, non solo, interessato l’opinione pubblica ma sconvolse tutto il sistema. Un’altra canzone particolare è “Giulio”, un’accusa diretta e senza mezzi termini nei confronti di Giulio Andreotti.

Sempre stato di sinistra, nel 1992, rifiutò una candidatura del PSI e si candidò per Rifondazione Comunista. Pierangelo Bertoli non ha mai seguito la carriera politica, ma si è sempre impegnato socialmente in iniziative benefiche e di solidarietà, si batté in favore dell’abbattimento delle barriere architettoniche, partecipando a incontri e raduni per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’integrazione sociale dei disabili. Fece anche una proposta per una Legge Quadro in materia.

Alessandro Carugini

Seguici su Google News

Alessandro Carugini

Nato a Pisa nel 1978, è uno speaker radiofonico conosciuto come The Mexican per i suoi modi calmi e sempre posati. Fin da bambino cresce con la musica nelle orecchie ed i vinili tra le mani, passando da ascoltatore a collezionista e pian piano ad esperto ed attento “musicologo“. Ad oggi collabora con diverse riviste e magazine, online e cartacei, e raggiunge l’apice della soddisfazione nel 2021 collaborando con la rivista inglese Record Collector.
Back to top button