Pierluca Buonfrate presenta il suo ultimo disco “Words” uscito con AlfaMusic l’8 febbraio.
L’8 febbraio è uscito il nuovo disco di Pierluca Buonfrate intitolato “Words“.
Il disco prodotto dall’etichetta romana Alfa Music, da più di vent’anni nell’ambito jazz, vede la collaborazione costante di Ettore Carucci, impreziosita da altri musicisti di caratura internazionale come Gegè Telesforo, Vincenzo Presta e Michael Rosen.
Il progetto di Buonfrate è un omaggio al compianto Miles Davis, il più grande dei jazzisti, ispiratore dei testi e della musica per il musicista italiano. Il lavoro attuato da Pierluca Buonfrate, non si ferma alla stesura di parole immesse in melodie già preimpostate, anzi.
L’ambizione e la curiosità del progetto è proprio quella di discostarsi dalla banalità e di avvicinarsi verso la professionalità e la competenza, componenti senza le quali questo progetto non esisterebbe. L’estrapolazione di assoli, l’immissione dei brani ed il riarrangiamento con nuove interpretazioni melodiche sono i passi di un processo che elabora un caleidoscopio di immagini e sensazioni in chiave contemporanea.
“Words” è un insieme di parole, accompagnate da note, che genera fotografie, astratte, concrete e sfumate, amplificando la percezione che il jazz, per quanto incompreso sia, rappresenta la realtà così com’è, improvvisata e malinconica.
Siamo riusciti ad intervistare Pierluca Buonfrate e a saperne di più del disco.

MM: Grazie Pierluca Buonfrate di aver accettato il nostro invito. L’8 febbraio è uscito “Words” il tuo ultimo lavoro discografico con l’etichetta AlfaMusic. “Words” è un progetto che si ispira a Miles Davis, ed insieme ad Ettore Carucci avete selezionato frammenti d’assoli per riarrangiarli con l’introduzione di parole creando nuove composizioni in stile contemporaneo.Ti chiedo qual è il rapporto che si crea tra musica e parole? Come nasce questo simposio?
Pierluca Buonfrate: Grazie a voi, sono molto felice di condividere con voi questa bella avventura.
Il rapporto tra musica e parole è intenso e complementare, secondo me la musica è il vettore grazie al quale una parola può essere raccontata. Come il binario ed il treno hanno bisogno l’una delle altre.
MM: Quanto è stato importante Miles Davis per la tua formazione e quanto una guida verso la tua maturazione artistica?
Pierluca Buonfrate: Nella mia formazione musicale la conoscenza profonda dei grandi del jazz, iniziata in casa da piccolo, mi ha insegnato il linguaggio. È un lavoro che richiede molto tempo e dedizione specie se non sei nato ad Harlem negli anni ’40. Miles col suo fraseggio rarefatto mi ha indicato un modo di sentire la musica che ho provato a fare mio.
MM: Il disco vede la partecipazione di Ettore Carucci al piano, Francesco Puglisi al contrabasso e John Arnold alla batteria. In più ci sono ospiti internazionali come Gegè Telesforo nel brano “The Darkness”, Michael Rosen nei brani “The Sun” e “Miles” ed infine Vincenzo Presta nei brani “Johnny Blue” e “My lovely girl”. Come hanno accolto la tua idea riguardo “Words”? Ed è difficile cerare l’alchimia perfetta tra un gruppo di musicisti?
Pierluca Buonfrate: Inizio col dire che sono onorato di collaborare con musicisti di tale spessore, sento di essere molto cresciuto con questa esperienza.
La risposta di tutti loro è stata da subito molto partecipativa, credo che oltre ad una stima nei miei confronti (già avevo collaborato con tutti in molte occasioni) si sia sommato l’interesse per un lavoro di cui hanno visto l’originalità. L’ alchimia si crea intorno ad una idea stimolante, l’importante è trasmettere con chiarezza il senso del progetto.
MM: I brani, come hai ammesso, non sono dei Vocalese classici, ma sono mescolati, ricomposti e scritti in altra chiave interpretativa e musicale. Tra l’altro ci sono due brani originali. Presumo che sia stato un lavoro tutt’altro che facile. Quali competenze sono necessarie per elaborare un progetto simile?
Pierluca Buonfrate: In effetti è stato un lavoro impegnativo ma appassionante…penso che occorrano una solida conoscenza della “tradizione” jazzistica ma anche un orecchio attento a sonorità contemporanee e multistilistiche. L’esigenza di vedere le proprie idee prendere forma ha fatto il resto.
MM: I temi dei tuoi testi sono molto contemporanei, e si fondono con sentimentalismo e positività alla malinconia e a tratti alla negatività. Gli amori perduti, gli errori, le passioni, i cattivi pensieri. Esempio chiarificatore in “The Sun”, l’attesa della nuova stagione genera positività, nuove esperienze e nuove emozioni, ma ricordi che la quiete viene prima della tempesta. Quali di queste componenti descrive di più la tua personalità? Ti chiedo se ci sono brani autobiografici. Esperienze vissute dalle quali hai tratto l’ispirazione.
Pierluca Buonfrate: Scrivere testi offre l’opportunità di proiettare tanti lati della personalità a volte molto diversi tra loro, ognuno di noi è un caleidoscopio. Credo di avere un carattere positivo, ma con delle venature di malinconia e negatività , che tento di affrontare con ironia. Forse O.L.E.O. tra tutti i brani riassume il maggior numero di aspetti del mio carattere, tranne quello malinconico, che è forte in “my Muse”.
Alcuni dei brani sono autobiografici, ad esempio “my lovely girl” è un racconto di un momento preciso della mia vita.
MM: Quanto ha influenzato Mark Murphy sulla tua carriera e su questo disco?
Pierluca Buonfrate: Posso dire di essere diventato un cantante jazz grazie a M.Murphy. Feci un seminario con lui agli inizi degli anni ’90 ed ebbi l’illuminazione! Secondo me è l’artista che più di tutti incarna contemporaneamente tutti gli aspetti del cantante jazz: il Crooner alla Sinatra, ma anche improvvisatore, il cantante di Vocalese, lo sperimentatore.
MM: C’è un brano a cui sei affezionato particolarmente e a chi lo dedicheresti?
Pierluca Buonfrate: Per Par Condicio citerò due brani.. my lovely girl e Johnny blue, dedicati alla mie figlie, anche se il secondo il riferimento è meno diretto e più “metaforico”.
MM: Il disco è prodotto dall’etichetta romana AlfaMusic, da più di vent’anni nel mondo jazz. Come ti sei trovato con questa realtà? Cosa pensi della scena jazz in Italia?
Pierluca Buonfrate: Fabrizio Salvatore ed Alessandro Guardia sono due bravi professionisti e delle belle persone. Vedere il loro interesse per il mio progetto e la loro sorpresa per la sua originalità è stato di grande impulso per me. Aggiungo che li ho “costretti” ad ascoltarmi con pazienza, spiegare Words “sulla carta” non è facile!
Fare jazz in Italia non è facile, specie se vuoi fare un salto di qualità: lo spazio per i “non famosi” (anche se sei sulla scena da decenni) sono molto ridotti perché pochi organizzatori vogliono rischiare. Inoltre il livello dei musicisti è molto alto per cui la competizione è aspra.

MM: Ritornando al disco in “The Darkness” è presente un duetto inedito con Gegè Telesforo, uno dei cantanti di jazz e fusion più noto del palcoscenico italiano ed europep. Praticante dello scat (improvvisazione vocale), si assiste quasi ad una jam session improvvisata ricca di groove e di fraseggi vocali. Com’è stato ospitare un’artista del genere? Due voci maschili che si confrontano e allo stesso tempo si supportano, tutto inedito. Semplice o difficile?
Pierluca Buonfrate: Semplicissimo! Conosco Gegé dai tempi in cui “militavo” negli Swing Maniacs di Renzo Arbore ed è una bella persona, un vero amante e conoscitore della musica ma più di tutto un musicista con un “feeling” pazzesco, privo di quel senso di competizione che nuoce alla musica. Con queste premesse è stato un…pronti…via!
MM: Chiudo l’intervista chiedendoti i prossimi progetti e se c’è qualche nuOvo Mark Murphy tra i tuoi allievi al Saint Louis College Of Music di Roma dove insegni.
Pierluca Buonfrate: In questo momento sono concentrato sulla promozione di “Words”, forse la cosa più difficile di tutte in un progetto discografico. Nel frattempo continuo ad insegnare come sempre, da sempre.
Oggi devo dire che è difficile trovare ragazzi che vogliono cantare jazz, che resta però il miglior “toolbox” per diventare un bravo musicista. Va aggiunto che oggi il jazz, non solo vocale, è contaminato da molti stili in una ricerca continua, e spero che anche Words riesca ad esprimere un equilibrio tra classico e contemporaneo.





