Domani, il road movie incentrato su Piero Pelù, intitolato Rumore dentro, sarà al Festival dei Popoli; il 6 novembre sarà la volta di Milano, il 7 di Roma e, poi, uscirà nelle sale di tutta Italia dal 10 al 12 novembre, distribuito da Nexo Studios. Il film, diretto da Francesco Fei, parla dell’incidente del rocker che, nell’ottobre 2022, ha subito uno shock durante una sessione di registrazione, che gli ha causato un danno permanente al nervo acustico. Racconta, però, soprattutto quello che è venuto dopo: il tour già programmato e sospeso per cause di forza maggiore, la depressione e poi, dopo mesi bui, la ripartenza attraverso la musica. «Ne sto uscendo con le unghie e con i denti», ha dichiarato il cantautore, «Ho riversato l’anima, ho scritto brani nuovi, potenti, e riscoperto idee dimenticate nel mio archivio infinito».

Intervistato da Rolling Stone, Pelù ha parlato della pellicola, di se stesso e dei suoi prossimi progetti, tra i quali spicca il ritorno dei Litfiba, nel 2026, con il tour celebrativo di 17 Re. Per lui, ricucire il gruppo è «un dovere. Un album come 17 Re va festeggiato come si deve. E -mi ricollego a prima- è il frutto di tutte quelle tournée fatte in Francia, dove suonavamo nei festival internazionali con Stranglers, Iggy Pop, Violent Femmes, Tuxedomoon… gente che ha fatto la storia della musica. In Italia questa roba qui niente. 17 Re nasce da quelle esperienze ed è un album pazzesco, come gli altri due di quella trilogia: Desaparecido e Litfiba 3».

La musica di oggi secondo Piero Pelù

Riguardo allo stato attuale della musica italiana, il cantante toscano sembra in parte piuttosto pessimista, ma con riserva. «Mi piacciono le band che vengono dal basso», ha rivelato, «Devo dire che Firenze mi sta stupendo: è nata una generazione di gruppi punk interessanti e lo dico da punkettaro. Ci sono gruppi, in area fiorentina e toscana, veramente ganzi. Tipo gli Spleen hanno l’età di mia figlia Zoe e sono davvero bravi. Me li sono portati in giro nel primo pezzo del tour: hanno aperto loro tutti i concerti e sono piaciuti anche al mio pubblico. Ragazzi di 19-20 anni, ma determinati, punk, grunge. Questo mi fa molto piacere, perché Firenze, dopo la Bandabardò, non aveva più tirato fuori nulla di davvero eccitante. Negli ultimi cinque anni qualcosa si è mosso».

La stragrande maggioranza dei colleghi, però, non lo convince per niente: «Chi non mi piace non lo ascolto proprio. Il 90% di quello che sento mi fa esattamente cagare. Però, se poi mi ascolto l’ultimo album degli Zen Circus godo, sto bene. Perché devo ruminare su quello che mi fa cagare?».

Federica Checchia