La prima collezione Haute Couture di Pierpaolo Piccioli per Balenciaga è un vero cambiamento. Dopo mesi di speculazioni, aspettative e confronti inevitabili con l’era di Demna, lo stilista romano ha presentato la sua visione durante la Paris Haute Couture Week e il messaggio è arrivato fortissimo già dai primi look: Balenciaga non guarda più nell’oscurità, ma adesso guarda verso la luce.
È una rivoluzione silenziosa, elegante e profondamente emotiva. Non ci sono provocazioni urlate, meme da passerella o silhouette pensate per dividere internet. C’è invece una couture che torna a emozionare attraverso il colore, la costruzione sartoriale e una bellezza quasi poetica.
Da Demna a Piccioli: il passaggio di testimone è totale in Balenciaga
È impossibile osservare questa sfilata senza pensare a chi è venuto prima. Per anni Demna aveva costruito un universo Balenciaga fatto di nero assoluto, volumi estremi, ironia tagliente e riferimenti quasi distopici. Una moda che metteva spesso a disagio, ma che proprio per questo riusciva a lasciare il segno. Pierpaolo Piccioli sceglie la strada opposta.
Non rinnega Cristóbal Balenciaga, ma cambia completamente il modo di raccontarlo. Se prima la maison sembrava vivere in una notte eterna, oggi si apre alla luce del mattino. La sfilata, ospitata all’aperto nei giardini della Cité Universitaire di Parigi, sembra quasi una dichiarazione d’intenti: niente scenografie cupe, solo il sole che illumina ogni dettaglio degli abiti.
Il colore torna protagonista della couture
La prima cosa che colpisce è la palette. Non si tratta semplicemente di inserire qualche tonalità accesa in passerella, ma di costruire un’intera collezione intorno all’idea del colore come linguaggio emotivo. Verde elettrico, rosa acceso, viola cardinale, rubino intenso dialogano con il bianco e con il nero, che rimane presente ma perde quella carica drammatica tipica delle ultime stagioni.
Ogni uscita sembra quasi un quadro contemporaneo, dove i contrasti cromatici prendono il posto delle provocazioni. Più che raccontare un’estetica, Piccioli costruisce uno stato d’animo.
La couture torna a essere spettacolo
Naturalmente, il vero protagonista resta il savoir-faire dell’atelier. Piume leggerissime, chiffon impalpabile, organza scolpita, duchesse drappeggiata e lavorazioni che richiedono centinaia di ore trasformano ogni look in un esercizio di alta sartoria.
Tra i momenti più memorabili della collezione spicca il gigantesco abito bubble color rosa quarzo completamente ricoperto di ruches, seguito da un delicatissimo slip dress floreale ricamato con petali di paillettes multicolore che sembra un giardino in movimento.
Sono abiti che non cercano il minimalismo, ma vogliono stupire. Alcuni direbbero Valentino 2.0.
Le silhouette giocano con tutti i contrasti possibili
Se c’è una parola che descrive questa collezione è equilibrio. Le silhouette passano continuamente dall’oversize più teatrale a linee essenziali e pulitissime, alternando cappe strutturate che sembrano vere sculture a tessuti leggerissimi e trasparenti.
La rigidità del tailoring incontra la fluidità della georgette e dello chiffon, creando un dialogo continuo tra costruzione e leggerezza.
È una couture che non ha paura di essere spettacolare, ma non perde mai eleganza.
Anche gli accessori cambiano linguaggio
La rivoluzione firmata Piccioli non riguarda soltanto gli abiti. Anche gli accessori sembrano voler inaugurare un nuovo capitolo della maison.
L’iconica City Bag viene reinterpretata in versione gioiello, mentre ogni dettaglio, dalle maniche agli scolli fino agli strascichi, contribuisce a costruire un’immagine di Balenciaga molto diversa da quella a cui ci eravamo abituati negli ultimi anni.
Il finale è il momento che racconta davvero questa nuova Balenciaga
Come da tradizione, il finale della sfilata è il momento più emozionante. Pierpaolo Piccioli esce in passerella insieme a tutto l’atelier, circondato dalle petites mains, gli artigiani che hanno trasformato ogni schizzo in un capo couture. È un’immagine che dice molto della sua idea di moda.





