Cultura

Luigi Pirandello: la fantasmagoria meccanica

Sebbene approdo tardivo per Luigi Pirandello  il teatro é nell’autore siciliano esasperazione di una visione precoce: la vita come farsa, buffonata, fantasmagoria meccanica dell’esistenza.

Il luogo non è luogo.
Lo spazio, volubile.
Incrina i suoi contorni, si mostra assuefatto, atrocemente distorto dall’onirico malleabile.
Si dirada la tenebra.
Una donna e il suo sogno.
Una donna avviluppata a foschi pensieri, si adagia nel silenzio d’un mobilio fatiscente.
Corrugata é la fronte, inquieto lo sguardo, di colpo stravolto dalla maschera, dell’incubo.
Nulla d’estraneo nel tutto straniante.
Compare dai meandri scuri la nubivaga sagoma.
Si affaccia tra gli anfratti dormienti delle poltrone.
Un uomo in frac. Un sorriso sagace, a tratti sornione, deraglia il riflesso d’automa sospeso.
“Sogno ma forse no”.
Il dialogo si fa incalzante, plasmando le sue forme tra i margini bui dell’irreale.
Un atto unico, l’opera di Luigi Pirandello che si offre come ennesimo ridicolo riflesso d’una società borghese nel suo aspetto tragicamente farsesco.

http://www.lastampa.it/2017/06/06/cronaca/il-festival-luigi-pirandello-celebra-i-anni-del-premio-nobel-sOdVeVXnsa1OWqnkJKwvOI/pagina.html (PHOTO CREDITS:ANSA.IT)


Pubblicato dapprima in “La Lettura” nell’Ottobre 1929, il lavoro é rappresentato per la prima volta al Teatro Nacional di Lisbona nel Settembre 1931.
Collocata inoltre nell’aero tratto dell’ultima produzione pirandelliana, la scena reca in sé l’esasperazione di antiche intuizioni.

Nel sottofondo torbido di un’erronea normalità, l’anormale fa capolino, rovescia il saputo, confonde la definizione ponendola nella cruna d’una crisi irreversibile.
Nulla è se solo appare.
Gli specchi divengon finestre, gli scrigni son vani riflessi d’innaturale nostalgia.
Nulla di ciò che appare é.
La luna é reminescenza, vano riflesso d’un uscio che forse non esiste e assiste serafica all’illusione dello strangolamento.
Tutto é vero come un’ircocervo.
Un suono strozzato, un lamento e poi di nuovo, la luce del giorno.

Giorgia Leuratti

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