Cultura

Pirandello, il Teatro dello Specchio e il relativismo psicologico

Nato ad Agrigento nel 1867, Luigi Pirandello ebbe una vita tutt’altro che semplice.
I suoi primi scritti riscossero poco successo, ed egli si ritrovò ad affrontare numerosi problemi economici. Tentò in tutti i modi di mantenere una famiglia numerosa, ed anche quando attraversò un periodo di maggiore agiatezza i guai non vennero a mancare.
La moglie ebbe un’esplosione di follia e venne rinchiusa in un manicomio per il resto della sua vita. Ciò causò l’allontanamento dei figli e lo sgretolamento della famiglia.

Il Teatro dello Specchio

Pur esordendo tardi, Pirandello aveva sempre ambito al teatro.
Denominò la sua produzione “Teatro dello Specchio”. Il suo intento era di utilizzarlo come strumento per rivelare la verità allo spettatore.
Nelle sue opere viene rappresentata quella da lui chiamata “vita nuda”, un sintagma ricorrente all’interno dei suoi lavori.
Secondo l’autore, l’essere umano per sopravvivere è costretto ad indossare una maschera. Questa lo irrigidisce e lo fa sentire come intrappolato, ma è l’unico modo che ha per essere accettato dalla società.

La vita nuda sta a rappresentare proprio l’assenza di maschere, che però mette l’uomo a disagio e in una condizione di vulnerabilità.
Allo spettatore delle opere pirandelliane sembra quasi di specchiarsi nelle scene che guarda. Osservandosi attentamente noterà tutte le proprie angosce e preoccupazioni.
Una delle pièce più rappresentative della sua poetica è “Sei personaggi in cerca d’autore”. Qui la quarta parete viene sfondata e gli attori finiscono per fondersi con il pubblico.

Il relativismo psicologico in Luigi Pirandello

Una delle tematiche più care all’autore è quella dell’incomunicabilità tra gli uomini.
Questi quando nascono vengono automaticamente inseriti in una società pre impostata. Sono costretti ad impersonare dei ruoli senza avere possibilità di scelta.
Risulta dunque impossibile all’essere umano (che nasconde la sua vera identità sotto la maschera) farsi conoscere realmente dagli altri.
Il rapporto interpersonale tra gli individui diventa inattuabile. Ciò si verifica poiché in ognuno di noi si celano numerose personalità che non sono in grado di uscire allo scoperto.

Il relativismo psicologico consiste proprio in questa riflessione sulla frantumazione dell’io. Pirandello formulò il suo pensiero tenendo conto delle teorie filosofiche di Sigmund Freud ed Henri Bergson.
La sua è una visione di realtà totalmente impossibilitata alla salvezza. È un autore che non concede nessuna possibilità di consolazione o di metafisica.
L’uomo non è in grado di capire i suoi simili, il massimo che può fare è tollerarli. Questo concetto viene anche espresso nell’opera “Così è (se vi pare)”.
In sostanza, non può esserci nessuna comunicazione tra gli individui, perché in una conversazione un interlocutore finirebbe inevitabilmente per semplificare il pensiero dell’altro.
Per Pirandello, dunque, l’intera realtà non è altro che una nostra costruzione fittizia.

Ludovica Nolfi

Seguici su:

Facebook, Instagram, Metrò, La Rivista Metropolitan Magazine N7

Back to top button