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Premier League, un calciatore confessa: “Sono gay ma non posso dirlo”

Un calciatore della Premier League britannica ha dichiarato al Sun di essere omosessuale, ma di non avere il coraggio di confessarlo ai suoi colleghi. Nel mondo del calcio maschile l’omosessualità è ancora un tabù.

Premier League, i calciatori gay vivono nella paura di essere derisi e allontanati

In un’intervista condotta dalla giornalista Amal Fashanu del Sun, un calciatore della Premier League, il campionato calcistico britannico, ha svelato le sue paure legate all’essere omosessuale. Il calciatore, rimasto anonimo, ha scelto di rivelarsi solo ad Amal Fashanu, che è un’attivista contro l’omofobia e nipote di Justin Fashanu. Lo zio calciatore si tolse la vita nel 1998, otto anni dopo aver dichiarato la sua omosessualità. La giornalista ha anche realizzato un documentario sullo zio e fondato un’organizzazione per combattere l’omofobia nel mondo dello sport.

Il calciatore anonimo ha confessato di voler rivelare a tutti la propria omosessualità, ma di temere le reazioni di colleghi e tifosi. Nel calcio maschile essere gay è ancora un tabù, qualcosa da tenere nascosto sperando di non essere scoperti. Nel corso dell’intervista il calciatore ha descritto così il clima di tensione in cui vive:

Quando gioco penso spesso se i supporter possano scoprirmi. E temo che i miei abiti, come mi vesto fuori dal campo, possano tradirmi. Tutto questo mi sta massacrando mentalmente, è terribile. Spero che con l’aiuto di uno psicologo un giorno troverò la forza di liberarmi di questo peso.

Il giocatore ha espresso la volontà di aprirsi con le persone, perché è orgoglioso di ciò che è, ma allo stesso tempo teme i giudizi altrui. Derisioni, amicizie finite e discriminazione da parte di avversari e tifosi gli impediscono ancora di confessare il proprio orientamento sessuale:

Nel 2021 dovrei essere libero di dire a tutti chi sono […]. La verità è che se lo facessi sarei messo in croce.

Amal Fashanu è fiduciosa e crede che il calciatore troverà presto il coraggio di rivelarsi, anche grazie al sostegno di uno psicologo. La giornalista ha poi confermato di aver parlato con altri due calciatori gay e di averli messi in contatto tra loro per creare un legame di solidarietà e dimostrare loro che non sono soli. 

Sport di squadra e omosessualità: gli uomini hanno più paura a dichiararsi gay

Negli sport di squadra maschili l’omosessualità è ancora un tabù, ma anche in quelli individuali gli omosessuali generalmente dichiarano di esserlo solo a fine carriera. Il motivo è sempre lo stesso: temere discriminazioni o addirittura aggressioni e vedere rovinate la propria professione e la vita.

All’inizio di quest’anno in Germania scoppiò una polemica legata alle rivelazioni dell’ex capitano della nazionale Philipp Lahm. Lahm aveva suggerito ai calciatori di non dichiararsi omosessuali per evitare ripercussioni negative sulla loro carriera. Da lì la rivista 11 Freunde fece partire una campagna per invitare i giocatori a fare coming out senza aver paura. Circa 800 calciatori e calciatrici avevano espresso solidarietà ai colleghi gay. Dopo la campagna, alcuni giocatori della Bunseliga e di campionati minori si sono convinti a rivelare la loro omosessualità. 

A giugno anche il ventottenne giocatore di football dei “Las Vegas Riders” Carl Nassib ha rivelato di essere gay in un video postato su Instagram. E’ stato il primo coming out nel football americano. Il suo resta per ora un caso isolato, ma la speranza è che sia da esempio per tutti gli altri sportivi che desiderano dichiararsi orgogliosamente omosessuali, ma vivono ancora nella paura.

Giulia Panella

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