State starnutendo da giorni, i vostri occhi lacrimano come se vi avessero piazzato un chilo di cipolle sotto il naso, e non riuscite a fare un respiro profondo da più di una settimana? Siete in buona compagnia e, purtroppo, non abbiamo buone notizie per voi. Secondo uno studio, il cambiamento climatico ha allungato la stagione dei pollini nel Regno Unito e nell’Europa continentale di una o due settimane a partire dagli anni Novanta, aggiungendo prurito agli occhi e naso che cola ai danni causati dall’inquinamento da combustibili fossili.
Stagione dei pollini mai così lunga: uno studio rivela il legame con i cambiamenti climatici
Questo dato potrebbe essere meno drammatico rispetto alle alluvioni e agli incendi boschivi tipicamente associati al riscaldamento globale, ma rappresenta un “enorme” aumento della sofferenza complessiva di decine di milioni di persone (tra le quali l’autrice di questo articolo, ndr.). «È uno di quegli indicatori quotidiani che mostrano come qualcosa stia peggiorando per molte persone», ha dichiarato Joacim Rocklöv, epidemiologo ambientale presso l’Università di Heidelberg e co-direttore del rapporto. «La sofferenza delle persone a causa di questi cambiamenti può essere enorme».
Il clima caldo e le alte concentrazioni di anidride carbonica permettono alle piante di produrre più polline, scatenando reazioni allergiche nelle persone affette da febbre da fieno e causando sintomi che vanno da una lieve irritazione a una condizione potenzialmente letale. L’ultima analisi degli impatti del clima sulla salute in Europa, pubblicata sulla rivista medica Lancet, ha rilevato che le stagioni di impollinazione di betulle, ontani e olivi sono iniziate con una o due settimane di anticipo nel periodo 2015-2024 rispetto al periodo 1991-2000. Dall’ultima versione, risalente al 2024, i ricercatori hanno riscontrato un aumento del 15-20% della gravità stagionale delle malattie che colpiscono betulle e ontani nel sud del Regno Unito, nel nord della Francia e della Germania e nell’Europa orientale.
L’allergia al polline rappresenta un rischio per la salute
Ricerche separate hanno evidenziato il pericolo di specie invasive come l’ambrosia comune. Si prevede che il suo polline diventerà un problema sanitario diffuso in tutta Europa, man mano che si espande in aree in cui è attualmente rara. «Le allergie al polline rappresentano un rischio per la salute legato ai cambiamenti climatici», ha spiegato Katharina Bastl, ricercatrice specializzata in pollini presso l’Università Medica di Vienna. «Il riscaldamento globale ha già avuto un impatto sull’impollinazione, [sebbene] non sia facile da valutare a livello regionale».
Secondo il rapporto, i sussidi annuali ai combustibili fossili hanno raggiunto un nuovo massimo nel 2023 rispetto al 2010, arrivando a 444 miliardi di euro dopo che i governi hanno cercato di attutire lo shock dell’impennata dei prezzi dell’energia in seguito all’invasione russa dell’Ucraina. Cathryn Tonne, epidemiologa ambientale presso l’Istituto di Salute Globale di Barcellona e co-direttrice del rapporto, ha spiegato come la “finestra di opportunità per agire” si starebbe restringendo, ma che l’Europa avrebbe ancora la possibilità di proteggere vite umane. Queste le sue indicazioni: «Reindirizzare gli investimenti dai combustibili fossili verso le energie pulite, migliorare la qualità dell’aria, tutelare i gruppi vulnerabili e preparare i sistemi sanitari ai crescenti shock climatici porterà benefici immediati e a lungo termine per la salute».
Federica Checchia





