Non posso avere figli? Pazienza. Se non altro non avrò zavorre nella vita, nessuno che mi impedisca di viaggiare e di andare dove voglio, nessuno che mi intralci la carriera. Se volete sapere proprio tutta la verità, sono felice che voi due non esistiate.” Attenzione: se il lettore si sta approcciando alla visione integrale della serie tv How I Met Your Mother, forse non gli converrà leggere il resto di questa frase, perché potrebbe contenere uno spoiler. Se invece l’ha già vista, non ha paura degli spoiler o magari è ugualmente interessato all’articolo, resti sulla pagina.

La scelta childfree interessa sempre più donne, ma da dove nasce l’idea che bisogna essere per forza madri? Stereotipo sociale, “istinto” o scienza?

Queste sono le parole che Robin Scherbatsky, una delle protagoniste, pronuncia più o meno a metà della settima stagione. La figura di Robin rappresenta il paradigma della donna che mette al primo posto nella vita la carriera. Brillante giornalista e inarrestabile forza della natura, con il suo carattere determinato ma poliedrico mette sempre in chiaro il suo pensiero, senza paura di essere giudicata. Ma non siamo qui per parlare di Robin. Siamo qui per affrontare un tabù che ancora oggi, nel 2020, attanaglia la società: lo stereotipo della donna- madre.

 L’orologio biologico, tutte quelle storie sul senso innato della maternità, le logiche sessiste tracciano sentieri che teoricamente le ragazze sono destinate a seguire indipendentemente dalla loro volontà: il matrimonio, la stabilità, la famiglia e i bambini. Come se per sentirsi veramente complete non si possa ignorare quel determinato tassello del puzzle. Come se l’unico modo per sentirsi pienamente realizzate sia mettere al mondo dei figli.

La pressione sociale

Il problema nasce principalmente da una concezione patriarcale della famiglia. L’uomo lavora e la donna accudisce i bambini, occupandosi della loro crescita e del nido familiare in generale. Una visione che lega inevitabilmente la donna anche ad una serie di altre immagini: svolgere i lavori domestici, occuparsi dell’educazione, rammendare, insegnare alle figlie a lavare i vestiti e a stirare le camicie.

Trattasi dei famigerati ruoli di genere, che descritti oggi faranno viaggiare la mente dei più indietro nel tempo fino a ritrovarsi in una pubblicità degli anni ’50. Questa stessa concezione ha portato a una serie conseguenze anche nella società, dove possiamo vedere la donna come persona e fuori dal nucleo familiare.

La maternità nel mondo del lavoro

Da sempre alla donna sono riservate delle tutele differenziate rispetto all’uomo quando si tratta di svolgere il ruolo del genitore. Mentre queste tutele possono essere eque nel momento in cui le condizioni fisiche della donna gravida le impediscano di svolgere al meglio le sue mansioni, non lo sono quando i congedi siano riferiti solo a quest’ultima, come se fosse suo compito esclusivo occuparsi della crescita dei figli.

Fortunatamente, ad oggi queste tutele sono cambiate, prevedendo la possibilità di congedarsi dal lavoro anche al padre lavoratore. Tuttavia, persistono silenti le discriminazioni nei confronti delle lavoratrici in gravidanza o madri di figli molto piccoli, a cui molto spesso sono riservati trattamenti peggiorativi e diminuzioni dello stipendio. Per non parlare poi della fatidica domanda da colloquio pre-assunzione riservata esclusivamente al genere femminile: “Pensi di volere dei figli?“.

fonte: Public Domain Pictures

Non perché non voglio, ma perché non posso

Quando ci regalate un nipotino?” “Perché non vuoi avere figli?” “I figli sono il vero senso della vita”. Tipiche frasi che racchiudono il senso di tutto il discorso. Sembrerebbe inutile ricordarlo, ma spesso non ci si rende conto di quanto certe pressioni feriscano. E non feriscono solo la donna, ma anche la coppia in generale.

Mettendo un attimo da parte la figura della donna indipendente che non vuole aver figli, per un motivo o per un altro, non va dimenticata quella che figli non può avere. Non vanno dimenticati gli uomini che vorrebbero essere padri, non vanno dimenticate le coppie omosessuali a cui è impedito di realizzare questo desiderio.

Non vanno dimenticate perché se si ricordassero, ci si renderebbe conto di quanto le parole hanno un peso e di quanto questo peso sia insopportabile.

Cosa dice la scienza

Ma non si tratta solo di questo. Si tratta anche di “scienza”. Secondo le ricerche effettuate da una squadra dellUniversità autonoma di Barcellona, alcune zone della corteccia cerebrale della donna si modificano con l’inizio della gravidanza, predisponendola alla cura dei figli. In pratica, il cosiddetto istinto materno altro non è che il risultato di un processo neuronale che porta la donna a comprendere i bisogni del bambino o della bambina.

Tra l’altro, il periodo di fertilità non è infinito: gli ovuli fecondi sembrano diminuire drasticamente dopo i trentacinque anni. Dunque le donne non sono solo pressate da una questione sociale, ma anche “anatomica”, se così si può definire. Non è solo il tuo ruolo a importi di essere madre, ma lo devi fare anche in fretta perché non sarai in grado di sfornare bebè per sempre.

Non tutte siamo madri

Per quanto ci siano sicuramente molte donne che vogliono veramente avere dei figli, in forza di un loro desiderio innato e generato dalla loro stessa incondizionata volontà, è ora di scardinare qualche stereotipo. Non tutte siamo madri. Non tutte vogliamo essere madri.

Non lo siamo perché vogliamo mettere al primo posto la carriera, perché vogliamo la nostra stabilità e la nostra pace. Non è egoismo, è una scelta di vita e in quanto tale va rispettata. Non lo siamo perché non possiamo e non è colpa nostra, né del nostro ipotetico compagno.

Non lo siamo perché la società bigotta non ce lo permette. Perché un bambino può essere adottato da un uomo e una donna e non da due donne. Non lo siamo perché abbiamo paura della malattia e di come il nostro corpo cambierà. Non lo siamo perché non siamo ancora pronte.

Non siamo tutte madri, e indipendentemente dal motivo meritiamo rispetto. La mia scelta di non avere figli non intaccherà mai la tua volontà di farlo. Non verremo mai a dirvi che siccome noi non li vogliamo, allora anche voi dovete rinunciare. Ed è esattamente per questo motivo che voi non dovreste dire a noi che dovremmo metterci in testa che essere madri è la nostra funzione sul pianeta. Come sempre, come tutto, è solo una questione di rispetto.

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