Violazione della privacy, Zoom sotto inchiesta negli Usa

Dubbi sulla privacy policy di Zoom: l’Fbi e la procuratrice generale di New York aprono un’inchiesta.

Problemi di privacy per gli utenti di Zoom

Accesso furtivo alle webcam dei consumatori”, questa l’accusa mossa a Zoom da Letitia James, procuratrice generale di New York, che ha aperto un dossier sull’app di videoconferenze e intimato alla società americana di risolvere il problema di privacy.

In una lettera, resa nota dal New York Times, James ha chiesto dei chiarimenti a Zoom circa “il genere di dati che l’app raccoglie”.

Secondo la procura generale di New York infatti, l’app non rispetterebbe gli standard federali sulla protezione dei dati degli utenti.

Hackeraggi e rischio per la privacy

Zoom, l’app di video conferenza più utilizzata in questi giorni di emergenza coronavirus,  sarebbe oggetto di costanti hackeraggi durante i meeting virtuali. L’accesso degli hacker alle conferenze online sarebbe effettuato anche diffondendo immagini violente e pornografiche durante le chiamate-video.

Gli hacker possono accedere alla webcam degli utenti?

La procura di New York ora chiede a Zoom anche i dettagli sui cambiamenti apportati all’app dopo l’allarme dato dall’esperto di sicurezza, Jonathan Leitschuh. Il ricercatore aveva scoperto un bug molto preoccupante di Zoom che consentirebbe agli hacker di accedere alle webcam di chi utilizza l’app.

Il coronavirus è “complice” del successo di Zoom

Zoom è una delle app più scaricate in questo momento, complice la quarantena, che costringe milioni di persone in tutto il mondo a rimanere nelle proprie case.

Le videochiamate sono diventate l’unico mezzo per incontrarsi, almeno virtualmente, e vengono utilizzate non solo per chiacchierare con gli amici, ma anche per lezioni online e incontri di lavoro. Ma non tutte le app sono uguali: il successo di Zoom è dovuto anche ad alcune sue caratteristiche. Per fare un esempio, basti pensare che la versione gratuita di Zoom può ospitare fino a 100 partecipanti contemporaneamente, mentre la versione gratuita di Skype “solo” 50.

Privacy, sotto accusa anche Houseparty

La difesa della privacy sta diventando un tema sempre più caro a chi naviga online. Solo pochi giorni fa Houseparty, un’app di videochiamate in voga tra i più giovani, era finita nel mirino degli utenti per problemi legati al trattamento dei dati sensibili.

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