Otto Stati su nove dotati di armi nucleari stanno significativamente aumentando i propri arsenali, uno «sviluppo preoccupante» indicato dal rapporto annuale Nuclear Weapons Ban Monitor. La notizia arriva in un momento di alta conflittualità internazionale, dall’Ucraina al Medio Oriente all’Africa, ed è proprio questo contesto a generare nervosismo.
Aumento della produzione di armi nucleari, rischi di escalation preoccupanti
Secondo gli autori del rapporto, quasi tutti gli Stati dotati di armi atomiche, tra cui Russia, Stati Uniti, Cina, Francia, Regno Unito, Pakistan, India, Israele e Corea del Nord stanno aumentando significativamente la produzione dei loro arsenali. Altri, invece, hanno annunciato dei piani per farlo. Lo stesso direttore del Nuclear Information Project e principale autore dello studio, Hans Kristensen, ha affermato che «l’era della riduzione nucleare è finita». I cambiamenti in termini di produzione sono sostanziali, basti pensare che dal 2024 si è verificato un aumento di 141 tesate.
Inoltre, nel rapporto pubblicato dalla Fas e dal Norwegian People’s Aid (Npa), il numero delle suddette armi disponibili ha raggiunto nel 2025 le 9.745 unità. In termini pratici si parla dell’equivalente di 135.000 bombe delle dimensioni di Hiroshima. Gli stati nucleari hanno dispiegato 4.012 testate sui loro sistemi di lancio, inclusi missili balistici, lanciatori mobili, sottomarini e basi per bombardieri, solo nell’ultimo anno. Quest’ultimo sviluppo viene definito dallo stesso Kristensen come «preoccupante», poiché i rischi di escalation o errori di calcolo diventano più elevati.
L’adesione al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari deve essere globale
Anche se dagli anni Ottanta all’inizio di quest’anno si è verificata una riduzione significativa, passando da 70.000 a 12.187 testate, l’attuale scenario resta allarmante. All’attuale disponibilità di armi nucleari si somma poi la volontà di renderle pronte all’uso in un contesto geopolitico costellato da conflitti. La corsa agli armamenti è un vero e proprio passo indietro rispetto «ai vincoli conquistati con fatica sui pericoli nucleari», ha evidenziato il capo dell’Npa, Raymond Johansen. L’inversione di rotta è ormai concreta nonostante i 99 Paesi che hanno aderito al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (Tpnw) e, come riporta Euronews, il problema concerne proprio i Paesi possessori di armi nucleari che non hanno aderito al trattato.
Tutti gli Stati dotati di armi nucleari, tranne Israele, «stanno già aumentando i loro arsenali o hanno annunciato di recente piani in tal senso». E mentre 33 Stati “ombrello” (cioè Paesi che, pur non avendo armi proprie, si affidano alla protezione nucleare di alleati) sostengo queste politiche Melissa Parke, responsabile della Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari, ricorda che «non c’è riparo sotto un ombrello nucleare». È necessario che la maggioranza globale aderisca al Tpnw per «sostenere il disarmo nucleare» affinché non si verifichino gli stessi danni avvenuti in passato. Solo otto Stati su nove sono sufficienti a rendere il mondo più pericoloso per tutti.
Stefania Cirillo





