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Qatar, donne e sport: un rapporto moderno da sviluppare

I mondiali della discordia, dello sfruttamento e dell’arretratezza culturale. Questi sono solo alcune delle perifrasi utilizzate per descrivere gli imminenti Mondiali di calcio che si terranno in Qatar. Uno stato noto per le sue carenze a livello di diritti civili e non solo e, d’altro canto, incredibilmente ricco al confronto con altre nazioni. Una chiave di lettura interessante e in realtà non affrontata a dovere sarà il ruolo che avranno le donne all’interno della manifestazione. Il connubio donne, sport e Qatar infatti non sempre è stato felice, anzi fino ad un recente passato nemmeno poteva essere posto come argomento di dibattito. Eppure questa volta sembra dover prevalere un carattere contradditorio che andremo a spiegare.

Qatar, donne e sport: mondiali contradditori

Da un lato vi è un paese con una società fortemente patriarcale nella quale una donna deve prima chiedere il permesso al suo tutore maschile per sposarsi, studiare e viaggiare all’estero o anche per altre semplici cose che noi svolgeremmo senza nemmeno doverci pensare. Dall’altro il Qatar si prepara ad ospitare quello che di fatto è uno degli eventi più attesi dal mondo, sinonimo di uguaglianza, fraternità e condivisione, come i mondiali di calcio. Una contraddizione intrinseca se si considerano le leggi di cui accennato, ma non è l’unica. Già perché durante questa rassegna intercontinentale è già arrivato un traguardo storico per quanto riguarda le donne che svolgono ruoli arbitrali. Per la prima volta infatti ci saranno ben 3 donne arbitro ad un mondiale maschile. Si tratta della nota Stéphanie Frappart, che fu protagonista anche agli Europei, Yamashita Yoshimi e Salima Mukansanga.

Un evento curioso che casuale di certo non è. Da un lato sembra evidente il messaggio che la FIFA ha voluto lanciare a proposito dell’accessibilità allo sport per le donne in Qatar. Dall’altro è anche una conferma della crescita del movimento arbitrale femminile in tutto il mondo. Un fattore su cui gli organi calcistici internazionali stanno spingendo da qualche anno. Tuttavia, fa sorridere amaramente pensare che in Qatar fino al 1998 alle donne non fosse minimamente concesso praticare uno sport.

Il vento del cambiamento lo ha portato l’atletica

Se gli appassionati di sport pensano ad un campione qatariota, il primo che probabilmente viene in mente è Mutaz Barshim. Il campione olimpico di salto in alto, che a Tokyo condivise la medaglia con Tamberi è attore e protagonista principale dello sport che ha portato un vento di cambiamento. Come talvolta una brezza leggera, se favorevole, può aiutare i velocisti nelle loro prestazioni, così l’atletica ha aiutato le donne qatariote ad affacciarsi al mondo dello sport. Nel 1998 l’IAAF che allora organizzava i meeting internazionali di atletica leggera, tenne una competizione proprio in Qatar, la seconda della storia dopo quella dell’anno precedente. La decisione venne contestata esattamente per le note mancanze in materia dei diritti nei confronti delle donne. Eppure l’organismo internazionale, con la partecipazione della medagliata olimpica del 1984 sui 400hs Nawal El Moutawakel, la prima musulmana a vincere un oro olimpico, e con la federazione di atletica Qatariota, compì una vera impresa.

Per la prima volta alle donne venne concesso di partecipare ad uno sport in pubblico sul suolo qatariota e davanti anche ad un pubblico femminile. Non tutte le rivoluzioni però si fanno in un giorno. Ci furono infatti alcune restrizioni sugli abbigliamenti da utilizzare, ma in quel momento sembrò essere un giusto compromesso. Di fatto fu il culmine delle celebrazioni dell’anno delle donne nell’atletica, proclamato proprio in quel 1998. Giorgio Reineri, portavoce della IAAF parò così ai microfoni della World Athletics due anni più tardi, nel 2000: “Naturalmente, l’idea era quella di promuovere riforme a favore della vita sociale e politica delle donne. e a questo proposito dico che l’anno scorso, per la prima volta in un Paese musulmano, le donne del Qatar sono state autorizzate a partecipare alle elezioni politiche”. Le prime elezioni ‘libere’ si tennero infatti in un giorno simbolico, ovvero l’8 Marzo (giornata internazionale della donna) del 1999.

Una rivoluzione tira l’altra: nasce il comitato sportivo femminile

Tutto questo fu come scoperchiare il vaso di pandora? Non esattamente, ma via via qualche piccolo miglioramento si è registrato nel corso degli anni. Nel 2000 infatti nacque il Comitato Sportivo Femminile su iniziativa di una delle donne più influenti e importanti della storia del paese, ovvero Mozah bint Nasser. Fu infatti una delle poche consorti dell’emiro ad essere veramente attiva politicamente e nella promozione dei diritti delle donne. Obiettivo del comitato, che nel 2001 venne riconosciuto dal NOC (National Olympic Committee) del Qatar, era quello di raggiungere la parità di genere nello sport. L’impegno nel corso degli anni è stato più che evidente e alcuni dati lo dimostrano.

Alle Olimpiadi del 2012 per la prima volta il Qatar portò quattro donne ai giochi. Si trattò della tiratrice Bahiya Al-Hamad, che fu portabandiera alla cerimonia di apertura, la nuotatrice Nada Arkaji, la velocista Noor Hussain Al-Malki e la giocatrice di tennis tavolo Aya Majdi. Un evento destinato ad aprire le porte ad un successo ancora maggiore per il quale dobbiamo arrivare fino all’anno corrente. Il 29 maggio scorso, attraverso un comunicato ufficiale da parte di Lolwa Al Marri (presidentessa del comitato sportivo femminile del Qatar) era stata sottolineata la presenza di competizioni femminili ai giochi del Golfo, tenutisi in Kuwait dal 16 al 31 Maggio. Una storica prima volta che ha dato la possibilità alle donne di poter partecipare all’atletica, basket 3×3, ciclismo, futsal, esports e padel.

Qatar, donne e sport: Un cammino ancora lungo

‘Meglio tardi che mai’ recita il proverbio, solo che umanamente viene da pensare che tutte queste riforme dovessero essere intrapreseprese ben prima. Tuttavia, non possiamo che relazionarci con i dati di fatto quali sono, augurandoci che il buon vento del cambiamento continui a soffiare. Sì, perché la condizione della donna in Qatar sarà pure migliorata, ma non è ottimale. Stesso discorso riguarda ovviamente lo sport. Ci sono stati tanti piccoli passi avanti che via via hanno aperto delle porticine, una dopo l’altra, ma siamo ancora in attesa dell’apertura del cancello principale.

Chissà se si potrà vivere tanto a lungo così da poterlo vedere, anche se una cosa va ripetuta. Le rivoluzioni non si fanno in un giorno e per scalzare quella che, volenti o nolenti, è una cultura ultrasecolare ci vuole del tempo. Educare, apprendere, costruire e forgiare nuove menti e nuove visioni, più aperte, richiede inevitabilmente l’elemento più prezioso che esista a disposizione, appunto il tempo. L’importante è che il cambiamento abbia avuto inizio e soprattutto che non si fermi qui.

Maria Laura Scifo

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