Quest’anno, per la precisione la notte del 10 marzo, si terrà la 96° edizione dei Premi Oscar, il titolo più prestigioso (almeno teoricamente) che un film possa raggiungere. Dopo qualche edizione un po’ più scarna a causa degli inevitabili rallentamenti provocati dalla pandemia, stavolta sono diversi i titoli di rilievo pronti a fronteggiarsi. Fra questi, per la categoria del miglior film internazionale, è presente anche l’Italia con Io Capitano di Matteo Garrone.
Ma quante possibilità ha davvero Garrone?

Tralasciando però momentaneamente il patriottismo e l’onore di essere rappresentati a fianco di altri grandi registi e titoli, quante chance ha effettivamente Matteo Garrone di vincere l’Oscar per il miglior film internazionale? Gli Oscar, si sa, sono ormai diventati una cerimonia dalla forte componente politica, molto spesso attenta più al messaggio che al contenuto presentato. Ciò significa che un film come Io Capitano, che tratta di un tema attuale e delicato come l’emigrazione, con tutte le implicazioni che essa comporta (traffico di esseri umani e tortura, per esempio) dovrebbe partire di per sé già avvantaggiato o comunque essere visto con un occhio di riguardo.
Eppure, allo stesso tempo il film di Garrone si ritrova ad essere profondamente penalizzato, gareggiando in un campionato agguerrito. Infatti, fra i candidati con cui Io Capitano deve confrontarsi è presente Perfect Days, il nuovo film di Win Wenders che, pur raccontando una storia molto più semplice ed “elementare” (sicuramente meno riflessiva dal punto di vista politico) porta sulle spalle il peso di uno dei più grandi autori del cinema moderno europeo. Anche La società della neve, produzione originale Netflix (Spagna) può rappresentare una minaccia a causa del forte chiacchiericcio provocato dal film. Tra l’altro, è stato presentato in anteprima alla scorsa edizione della Mostra del Cinema di Venezia proprio accanto a Io Capitano.
La vera minaccia da fronteggiare
Tuttavia, il vero ostacolo da superare è un altro: La zona d’interesse. Produzione inglese dell’A24, la casa di produzione non più tanto indipendente che ormai si è garantita una presenza fissa ogni anno agli Oscar. In questo caso specifico, la minaccia non è tanto rappresentata dalla fama del regista, dalla casa di produzione o dal passaggio attraverso qualche festival rinomato, ma da un puro fatto di statistica. A differenza degli altri titoli, La zona d’interesse (uscito proprio in questi giorni in Italia) appare candidato anche in altre categorie: miglior sceneggiatura non originale, miglior sonoro, miglior regia e perfino miglior film.
Visto l’alto numero di candidature, diventa quindi difficile per qualsiasi altro titolo poter effettivamente competere. Se si va a controllare i vincitori degli anni passati, infatti, si noterà come questo sia in realtà uno schema regolare. Puntualmente, se un film è presente in entrambe le categorie, la vittoria come miglior film internazionale è aggiudicata. Molto meno probabile è l’ottenimento di entrambi i premi, anzi rappresenta in sé un caso molto raro. Parasite ne fu un ottimo esempio.
Va da sé quindi che le probabilità che Garrone possa effettivamente farcela calano drasticamente. Certo, si può sempre sperare in un colpo di scena dell’ultimo minuto, magari finalizzato a provocare un po’ di clamore. In fondo, già il semplice fatto che il cinema italiano negli ultimi anni stia ricominciando ad essere valorizzato come dovrebbe, presentandosi spesso all’interno di cerimonie internazionali prestigiose può essere tranquillamente considerato una vittoria a tutti gli effetti.
Francesco Ria
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