Quarantena violenta: aumentano gli abusi e la violenza sulle donne

Aumentano i casi di violenza sulle donne durante la quarantena. Dopo un calo nei primi giorni di isolamento, i numeri nei centri antiviolenza indicano nuovamente un forte accrescimento.

La quarantena e la violenza domestica

Nei primi giorni di quarantena, i centri antiviolenza avevano registrato un abbassamento delle richieste di aiuto. Già dalla fine di marzo, però, le richieste sono tornate nuovamente e con una frequenza costante.

Infatti, a causa della quarantena, molte donne sono costrette a passare più tempo in casa con mariti o compagni violenti. La condizione quotidiana, di conseguenza, si è aggravata notevolmente.

Questo viene testimoniato dalle varie notizie di cronaca, l’esperienze delle operatrici dei centri antiviolenza e i numeri raccolti dai centralini.

I dati dei centri contro la violenza durante la quarantena

A marzo del 2020, secondo i numeri diffusi dal Campidoglio, sono state 556 le donne prese in carico dai tre centri antiviolenza comunali. È stato registrato, quindi, un aumento dell’89% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, 294.

Rispetto all’inizio della quarantena, invece, l’aumento è del 10% (da 505 a 556). È diminuito, però, del 33% quello delle donne che hanno deciso di chiedere aiuto per la prima volta (da 88 a 59).

Secondo i dati raccolti in oltre 80 centri e diffusi la scorsa settimana da “D.i.Re”, dal 2 marzo al 5 aprile, sono 2.867 le donne che hanno chiesto aiuto con un incremento del 74,5% rispetto alla media mensile registrata con l’ultimo rilevamento statistico nel 2018.

Il progetto della cooperativa Befree

A fine marzo la cooperativa Befree, grazie ad un finanziamento messo a disposizione  della fondazione Haiku Lugano, ha dato inizio ad un progetto per reperire posti letto aggiuntivi in strutture alberghiere per poter aiutare i casi più urgenti.

“Ad aprile abbiamo registrato un aumento delle richieste di ospitalità rispetto alla media dei mesi precedenti. La convivenza per tutta la giornata nella casa familiare innalza l’aggressività. Come centro antiviolenza sappiamo che ogni storia è diversa e per questo prima di intervenire effettuiamo una valutazione del rischio dell’incolumità di una persona. Nei casi più gravi a volte siamo riuscite a far allontanare l’autore delle violenze, e devo dire che grazie al ‘codice rosso’ anche in questi giorni siamo riuscite a intervenire. A volte invece non abbiamo avuto il tempo di preparare una denuncia ed è stato necessario ricorrere all’ospitalità in tempi rapidi. In meno di un mese abbiamo già ospitato cinque donne e un’altra è in arrivo. L’essenziale è ricordare che non si tratta solo di un posto dove stare ma di attivare un percorso”.

Ha spiegato Carla Quinto, avvocato di Befree.

Strumenti tecnologi alternativi contro la violenza durante la quarantena

Le operatrici dei centri antiviolenza, durante questo periodo di quarantena, poi, hanno registrato un aumento nell’utilizzo di strumenti tecnologici alternativi alle chiamate.

Simona Ammarata, della Casa delle donne Lucha y siesta, ha detto:

“Pochi giorni dopo la quarantena abbiamo attivato una mail (nonseisola.lucha@gmail.com) e una chat sul nostro account Facebook (@lucha.ysiesta) per dare modo alle donne che non possono chiamare al telefono (3291221342) di contattarci ugualmente. Abbiamo anche pubblicato una guida per la sicurezza informatica per facilitare l’uso di questi strumenti”.

L’immobile di via Lucio Sesto

Fino a poche settimane fa, l’immobile di via Lucio Sesto metteva a disposizione 14 dei 25 posti letto presenti in tutta la città per percorsi di autonomia e di fuoriuscita dalla violenza.

La palazzina, di proprietà dell’Atac, è stata però messa all’asta dal Campidoglio. Nonostante ciò, le operatrici restano sempre reperibili.

“Stiamo lavorando con maggiore emergenza perché in condizioni di semi-normalità la donna può provare a controllare, con il supporto del centro, un processo di fuoriuscita dalla propria condizione mentre in questa situazione molte persone arrivano a non avere alcuna alternativa alla fuga.Proprio in questo momento di emergenza la città ha perso 14 posti importanti ed è anche per questo che è stato necessario rivolgersi a strutture ricettive pagate con i soldi dei centri che magari sono stati costretti a depotenziare altri progetti. Va perà ricordato che queste sono solo soluzioni tampone per un paio di mesi al massimo perché gli alberghi sono luoghi neutri privi di quel personale qualificato che accompagna le donne in un percorso molto complesso”.

Ha continuato l’Ammarata.

I provvedimenti nel Lazio contro la violenza

Nelle ultime settimane, sia la Regione che il Comune hanno promosso delle iniziative con lo scopo di affrontare questa situazione.

Mercoledì 22, Roma Capitale ha informato di aver inaugurato un servizio di contatto su Whatsapp sui numeri dei tre centri antiviolenza comunali: Trionfale (331.6493913) e Sisenna (366.9384736), entrambi 24 ore su 24, e Colasanti-Lopez (366.9384721), attivi dal lunedì a venerdì dalle 10 alle 18.

Questi centri possono essere contattati anche da rete fissa, mail e attraverso il numero di emergenza 1522.

“I centri antiviolenza di Roma Capitale non si sono mai fermati, rispondono ad ogni ora del giorno e della notte per offrire assistenza e supporto, oggi anche via Whatsapp”

Ha detto l’assessore alle Politiche sociali, Veronica Mammì.

Ulteriori posti letto nella Regione

Il Comune ha affidato, alla Croce Rossa, una struttura a Tor Marancia da 40 posti. Attualmente è occupata da 10 persone è, però, destinata non solo a donne vittime di violenza ma anche a donne sole, madri con figli minori o gestanti senza dimora o in situazione di fragilità.

Nelle scorse settimane, la Regione ha stanziato altri 750mila euro per il “Contributo di libertà”, ovvero un reddito destinato alle donne che intendo intraprendere percorsi di fuoriuscita dalla violenza.

© RIPRODUZIONE RISERVATA