L’haiku è il genere poetico più celebre e caratteristico del Sol Levante. Composto da tre versi, per un totale di appena diciassette sillabe, trova il suo fascino nell’immediatezza dello stato d’animo del poeta, che si esprime attraverso il suo sguardo sulle immagini della natura che lo circonda. In ogni haiku è presente un kigo, una parola della stagione. Essa definisce il momento dell’anno in cui il componimento viene composto o al quale si riferisce. Può essere un animale, una pianta, o anche un fenomeno atmosferico. La semplice impressione naturalistica viene quindi sempre richiamata a un ordine cosmico più grande, in cui vibra la sensibilità del poeta. Ecco alcuni degli haiku invernali più belli della poesia giapponese, scelti attraverso il kigo, il riferimento stagionale.
Gli haiku invernali della poesia giapponese

La neve è uno dei tre elementi fondamentali nella tradizione degli haiku, insieme alla luna e ai fiori. Quando arriva l’inverno, ricopre e annulla la superficie terrestre. Un po’ come in The Waste Land di T.S. Eliot, in cui l’inverno copre la terra di neve smemorata, si genera il vuoto. E il vuoto è il cuore stesso della filosofia taoista e dello zen, lo spazio necessario affinché spontaneamente possa sorgere qualcosa. Naito Joso tratteggia con precisione lo svuotamento della terra:
I campi e i monti
sono scomparsi sotto il manto nevoso.
È il nulla
In un altro haiku di Kobayashi Issa, la neve copre ancora ogni cosa, ma permette all’interiorità del poeta di affiorare:
Ero soltanto.
Ero.
Cadeva la neve.
Inverno e nostalgia
Prima pioggia d’inverno
da quando dormono
i frutti delle palme.
Il primo temporale invernale offre a Iida Dakotsu l’occasione di ripensare a una stagione andata, agli alberi da frutto che non sono più. Le piante sono andate in letargo, come gli animali, ma sanno che si risveglieranno, e che l’inverno è soltanto una fase transitoria. Non sembrano soffrirne come gli uomini, che hanno perso il contatto con la dimensione ciclica della natura.
Ombre d’alberi:
la mia ondeggia
nella luna invernale.
Masaoka Shiki ambienta questo haiku nella luce lunare che tutto amalgama e confonde. Possiamo immaginare le ombre degli alberi scheletrici, prive di foglie, così simili a quelle di un uomo. E proprio simile a quella di un albero ondeggia quella del poeta, mossa dal vento. L’indistinguibilità tra le due ombre richiama un tempo passato in cui l’uomo e la natura non erano ancora divisi, ma parte dello stesso regno.
Lorenzo La Rovere
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